Quel passo falso a Cuba
Aug 06, 2005
C’è una foto simbolo di Crescenzio Sepe aspirante segretario di stato: con lui in veste bianca che abbraccia Fidel Castro. Sul muro retrostante c’è l’immagine dell’abbraccio tra il papa e Fidel, e in mezzo c’è una suora, Tekla Famiglietti, badessa generale delle Brigidine.
(L’Espresso, 25 giugno-1 luglio 2004) L’evento è del 2003, ai primi di marzo. Castro regalò un convento a suor Tekla e Sepe si precipitò a Cuba per esercitarsi nelle arti della grande politica, con lodi sperticate e onorificenze al "líder máximo".
Peccato che nei giorni successivi settantacinque attivisti democratici, la metà dei quali cattolici, finirono in prigione, dove stanno tuttora.
E peccato che l’arcivescovo dell’Avana, cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino, invece di far festa a Sepe, protestò furente col Vaticano e col papa.
I vescovi cubani emisero in quell’occasione una dichiarazione collettiva contro "gli eccessi, nelle parole e nei gesti, da parte di personalità della Chiesa, di cui siamo stati testimoni".
Un pessimo biglietto da visita per un aspirante capo della diplomazia vaticana.