Cuba no – Cuba sí
Aug 06, 2005
Il testo integrale della nota di Luca De Mata del 29 aprile 2003. De Mata è il direttore di "Fides", l’agenzia della congregazione vaticana per la propagazione della fede, della quale è prefetto il cardinale Crescenzio Sepe. Seguono le dichiarazioni del cardinale Angelo Sodano, riprese dal "Corriere della Sera" sullo stesso argomento.
Cuba. Il pugno de ‘el Máximo’
CITTÀ DEL VATICANO - Dobbiamo dire che speravamo nel cambiamento, che speravamo che ‘El Máximo’ avrebbe avuto il coraggio di aprire Cuba alla democrazia. Alcune sue aperture, alcuni suoi comportamenti, l'accoglienza al Santo Padre, l'autorizzazione per la costruzione del nuovo convento delle Suore Brigidine...
Abbiamo sperato, anche se non facevano ben sperare le notizie che ci giungevano. Abbiamo sperato e sbagliato, trattenendo il fiato perché qualche cosa succedesse. In questo modo forse abbiamo dato al regime la sensazione che il suo ‘Líder’ era coperto dal nostro silenzio. Ma non era copertura, era solo carità, era dare la possibilità di iniziare anche un cammino verso il recupero della sua dignità.
Ma Fidel sta usando il pugno del suo saluto contro chi chiede giustizia per il popolo, per la più elementare espressione di democrazia quale dissentire.
Il pugno chiuso di Fidel, pieno delle mosche del populismo retorico il cui ronzio ha riempito i gulag di cadaveri, continua ad abbattersi contro gente inerme.
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Le dichiarazioni del 30 aprile 2003 del cardinale Angelo Sodano, riprese dal "Corriere della Sera" del giorno successivo:
Sodano: "Il papa spera che Castro possa condurre il popolo verso nuovi graguardi di democrazia"
CASTEL GANDOLFO - Il papa «non è pentito di aver dato fiducia a Fidel Castro» e il Vaticano continuerà a «dialogare» con Cuba, nonostante la «delusione» venuta dalle fucilazioni e dal recente rilancio della repressione: lo afferma il cardinale segretario di Stato, Angelo Sodano.
Alla domanda se il papa, dopo le condanne castriste ai dissidenti, fosse pentito per aver accordato fiducia a Fidel, il cardinale ha risposto: «No! Bisogna dare a tutti, nella vita, dei ponti d'oro perché possano uscire dai mondi in cui si sono imprigionati».
La Santa Sede è ancora convinta che si possa avviare una transizione cubana che non disperda quanto di buono è venuto dalla rivoluzione castrista: «Ora la grande speranza che il papa nutre - e che nutro anch'io personalmente - è che Fidel Castro possa condurre il suo popolo verso nuovi traguardi di democrazia, rispettando le conquiste che ci sono state in questi decenni».
La notizia delle condanne e delle tre fucilazioni «è stata certo una delusione per il papa e per tanti popoli liberi del mondo» e «quindi il Santo Padre ha espresso la propria sorpresa e il proprio rammarico e ha chiesto per i carcerati che ci siano almeno dei gesti di clemenza».
Il Vaticano continuerà a incalzare Castro verso la democrazia: «Noi, anche attraverso l'ottimo nunzio che abbiamo a Cuba, mons. Robles, e attraverso i vescovi, soprattutto il cardinale Ortega, arcivescovo dell´Avana, continueremo questo dialogo. Mai il dialogo si interromperà, perché in tutti gli uomini c'è una base su cui colloquiare».
Il cardinale ha spiegato che il dialogo con Cuba Giovanni Paolo II lo conduce con lo stesso «metodo» e sulla stessa «linea» che furono di Paolo VI quando trattava «con i capi dell'Europa orientale, anche quando sembrava un dialogo senza speranza».