Minareti, Sepe: "L´intolleranza è sempre negativa"
Dec 13, 2009
"L´intolleranza è sempre negativa, così come tutti gli estremismi". E´ questo il commento dell´arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, al referendum che ha visto la maggioranza degli elettori elvetici votare contro la costruzione di minareti in Svizzera. Sepe, a Napoli per l´inaugurazione della cappella ecumenica dell´aeroporto di Capodichino, ha risposto alle domande dei cronisti sul pericolo xenofobia in Europa.
Bisogna, ha detto il cardinale. "camminare insieme e dar vita a segni concreti verso l´amicizia e la solidarietà fra i popoli". Un concetto ribadito anche nel corso della messa inaugurale della cappella. "E´ fondamentale - ha spiegato Sepe - avere un luogo in cui tutti ci possiamo ritrovare e in cui si concretizza il cammino fatto insieme ad altre confessioni religiose".
Cardinal Sepe incontra associazione gay a Napoli: "L’amore di Dio è per tutti"
Nov 02, 2009
Il 2 ottobre scorso, l’associazione gay-lesbo “I-ken”, presieduta da Carlo Cremona, aveva chiesto un incontro con il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. La risposta non si è fatta attendere e il 24 ottobre alcuni rappresentanti della comunità gay si sono incontrati con il cardinale. E’ la prima volta che, volontariamente, accade qualcosa del genere in Italia, tra figure religiose e gruppi omosessuali. Ma del resto, fino a poco tempo fa, lo stesso religioso era al passo dei tempi, con un suo profilo Facebook, aperto a tutti per discutere e confrontare opinioni diverse. E la riunione in questione, tenutasi in Curia, a Napoli, ha avuto il sapore del dialogo, del confronto di due punti di vista differenti ma rispettosi l’uno dell’altro. Una nota dell’Arcivescovado è stata divulgata:
“Sono state illustrate a sua eminenza le finalità dell’associazione della quale fanno parte persone che vivono un diverso orientamento sessuale. A tale riguardo è stato evidenziato che tale alterità si impatta spesso con interpretazioni culturali e sociali assolutamente superficiali e prevenute, che non poche volte si traducono in atteggiamenti di dileggio e di offesa, se non addirittura di aggressione e violenza, anche in forma grave e delittuosa, come purtroppo si è potuto registrare soprattutto in questi ultimi tempi.”
Il cardinale Sepe riceve i gay: «L’amore di Dio è per tutti»
Nov 02, 2009
La Curia di Napoli, prima in Italia, pone fine al tabù
Guida la delegazione Carlo Cremona, leader «I-Ken»
NAPOLI — Detto, fatto. Il presidente dell’associazione gay-lesbo «I-Ken», Carlo Cremona, l’aveva annunciato mercoledì scorso dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno. E ieri, sabato, una delegazione di rappresentanti delle comunità gay con in testa lo stesso Cremona, ha incontrato il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. È la prima volta che un fatto del genere accada nel Bel Paese. Solo in un caso, il cardinale torinese incontrò un comitato per l’organizzazione del «Torino Pride», ma quello era un incontro strettamente legato all’allestimento della manifestazione. La riunione di sabato, invece, tenutasi in Curia e durata più di due ore, ha avuto tutto un altro sapore: quello del dialogo, del confronto tra due punti di vista differenti eppur rispettosi l’uno dell’altro. L’incontro è stato richiesto il 2 ottobre scorso dall’associazione per la difesa dei diritti dei gay, e il sì del cardinale Sepe non si è fatto attendere. Tra i principali motivi della richiesta, l’ondata di aggressioni omofobiche che ha colpito recentemente il capoluogo campano.
«Sono state illustrate a sua eminenza — recita una nota dell’Arcivescovado di Napoli — le finalità dell’associazione della quale fanno parte persone che vivono un diverso orientamento sessuale. A tale riguardo è stato evidenziato che tale alterità si impatta spesso con interpretazioni culturali e sociali assolutamente superficiali e prevenute, che non poche volte si traducono in atteggiamenti di dileggio e di offesa, se non addirittura di aggressione e violenza, anche in forma grave e delittuosa, come purtroppo si è potuto registrare soprattutto in questi ultimi tempi». Nell’intervista rilasciata al Corriere, Cremona aveva preannunciato il desiderio di ottenere un appello, da parte del presule, che condannasse la violenza omofobica. Ciò sarebbe stato, diceva il presidente di I-Ken, di grande conforto per le vittime napoletane di aggressioni omofobiche, gay, lesbiche e trans.
Il cardinale ha infatti condannato «ogni forma di violenza personale» sottolineando «il valore fondamentale dei principi cristiani che mettono la persona al centro di tutto il lavoro di promozione umana, salvaguardandone la dignità e il rispetto, due parametri irrinunciabili che presuppongono comportamenti coerenti da parte di tutti». Sepe ha poi evidenziato come siano «da evitare atteggiamenti esuberanti che possano risultare non solo offesa verso se stessi, ma anche una provocazione». Cremona si dice molto soddisfatto dall’incontro, ben consapevole dell’importanza di quanto accaduto: un segnale di apertura da parte della Chiesa, l’inizio di un dialogo che, seppur nella sua fase embrionale, potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova fase. «Le parola utilizzate dal cardinale — dice il presidente di I-Ken — ci hanno ulteriormente convinti dell’opportunità di avere un rapporto costruttivo con la Chiesa di Napoli. Quello di oggi (sabato, ndr) è il primo di una lunga serie di incontri con l’arcivescovo, che avranno come oggetto i temi sociali della città».
Sepe ha inoltre espresso apprezzamento per le attività di promozione sociale portate avanti dall’associazione gay. «Le sue parole — prosegue Cremona — ci hanno riempiti di orgoglio. Gli abbiamo detto che abbiamo bisogno del suo conforto, perché lo Stato e le istituzioni locali ci danno ancora troppo poco. Il presule ha fatto una smorfia quando ha saputo che ancora non abbiamo una sede stabile, e ha detto che siamo un esempio importante di attori sociali all’interno della città». Il concetto chiave intorno a cui si è concentrato il discorso dell’arcivescovo, è quello espresso in due righe anche nella nota inviata agli organi di stampa: «L’amore di Dio è per tutti. Nessuno è escluso dall’ovile del Maestro». Sulla questione ancora aperta, soprattutto in ambito politico, dei diritti civili alle coppie gay, Cremona aveva già detto di non voler fare domande al cardinale Sepe. Non è ancora il momento: lo Stato Vaticano è ancora molto distante, e la stessa associazione ricevuta ieri da sua eminenza ha preso parte, in passato, a manifestazioni che contestavano le decisioni prese dal Vaticano.
Però un rapido scambio di pareri sull’argomento c’è stato, tant’è vero che il cardinale ha detto, come riferisce Cremona: «La strada per ottenere i diritti civili è ancora lunga, e tutta in salita». «Ne siamo consapevoli — dice il presidente di I-Ken — ma noi abbiamo pazienza, e siamo carichi di buona volontà». L’incontro tra i gay e l’arcivescovo Sepe si è svolto, insomma, in maniera serena, ed entrambe le parti hanno usato toni concilianti. Tuttavia, chi si aspettava (ingenuamente) un terremoto nella comunità ecclesiastica, è rimasto deluso. «La diversità di opinione tra noi e la Chiesa — spiega Cremona — è rimasta integralmente. Però, a pensarci bene, questo è stato il sale del nostro incontro e di quelli che spero arriveranno in futuro». E’ di ieri, intanto, la notizia che il cardinale Sepe è entrato a far parte del comitato d’onore della Fondazione Valenzi, dedicata a Maurizio Valenzi, l’ex parlamentare italiano ed europeo sindaco delle prime giunte di sinistra a Napoli dal 1975 al 1983.
Il Cardinale di Napoli apre ai gay. Sabato incontro in Curia
Oct 23, 2009
L’associazione I Ken Onlus, ha chiesto nei giorni scorsi un incontro col Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe che ha accettato di ricevere sabato mattina una delegazione di cinque persone appartenenti all’associazione.
Carlo Cremona, presidente dell’associazione, in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno, spiega l’importanza e le motivazioni di questo incontro
“Il nostro obiettivo è la conoscenza reciproca. Spesso le persone si scontrano, si rifiutano, semplicemente perchè non si conoscono. Non gli parleremo di matrimonio né di diritti civili, consapevoli della posizione ufficiale del Vaticano, molto dura nei confronti dell’omosessualità”
“Gay, lesbiche e trans - continua Cremona - riceverebbero enorme conforto da un appello del cardinale Sepe contro l’omofobia, in un momento di isolamento e solitudine come quello attuale”
Il conflitto che spesso vede Chiesa e gay su due fronti contrapposti è al centro dell’intervista di Stefano Piedimonte che ricorda le manifestazioni contro il Vaticano
“Sicuramente avremo punti di vista diversi - conclude Carlo Cremona - ma non per questo gli uni devono cancellare gli altri. Condividiamo un tempo, che è quello in cui viviamo, e uno spazio, che è la città di Napoli”
http://www.napoligaypress.it/?p=4103
ASCOLTI RECORD SU INTERNET PER LA LECTIO DIVINA DEL CARDINALE SEPE
Mar 11, 2009
Boom di contatti su Internet per la prima Lectio Divina che il cardinale Crescenzio Sepe ha tenuto in un Duomo di Napoli gremito di fedeli. Gli incontri, che proseguiranno per tutti i mercoledì di Quaresima, sono trasmessi in diretta sul portale www.chiesadinapoli.it grazie all’Agenzia Videocomunicazioni. Ieri sera sono stati raggiunti gli 11mila collegamenti nei 60minuti della lettura, un risultato che ha superato le aspettative e che ha mandato in crash il sistema. Già mercoledì prossimo sarà aumentata la capacità di ricezione e sarà ampliata la possibilità per gli utenti di collegarsi.
Il libro biblico che ha offerto gli spunti per la lectio divina, è il Levitico; è il terzo nell’ordine del Pentateuco ed è anche il meno conosciuto dai cristiani, che lo ritengono “sorpassato”, perché parla di molti aspetti della liturgia ebraica. Infatti, esso contiene le disposizioni per il culto e i sacerdoti, appartenenti alla tribù di Levi, donde il nome Levitico, avuto nella versione greca. Vi sono contenuti, tuttavia, ha spiegato l’Ar4civescovo di Napoli - molti particolari che aiutano a leggere meglio la nostra esperienza di credenti in Cristo, che ci ha amato e si è sacrificato per ciascuno di noi. Il Levitico, inoltre, è in stretta continuità con l’Esodo e con il mediatore Mosè, esaminato l’anno scorso in analoghe circostanze.
L’esperienza della lectio divina andrà avanti per gli altri mercoledì fino al primo aprile sempre nella Cattedrale ed in diretta su Internet.
IMMIGRAZIONE - FIDES: DOPO 25 ANNI RIAPRE A NAPOLI LA "CHIESA DEI CINESI", PRIMO INSEDIAMENTO ALL'ESTERO DI UNA COMUNITA' DI FEDELI CINESE
Mar 11, 2009
Il rione Sanità è il quartiere di Napoli dove nacque il grande artista Totò, ma che ha visto anche il primo insediamento all'estero (oltre 250 anni fa) di una comunità cinese, a testimonianza di un'anima solidale e ospitale, che da sempre contraddistingue il popolo napoletano.
Un importante appuntamento ha contraddistinto per il rione Sanità e la comunità cinese la giornata di lunedì 2 marzo: l’Arcivescovo di Napoli, il Card. Crescenzio Sepe, ha riaperto, dopo 25 anni, la Porta sulla Discesa dei cinesi, quindi ha reso omaggio nella chiesa dei cinesi (adiacente l'ospedale Elena d'Aosta) dedicata alla Sacra Famiglia, alla tomba del sacerdote originario di Eboli (Salerno) don Matteo Ripa (1682-1746), uno dei missionari più benvoluti in terra di Cina. Don Ripa fu anche il fondatore del Collegio dei cinesi, da cui nacque l'Università Orientale, uno degli atenei più prestigiosi e amati dagli studenti, non solo napoletani.
“E' un arricchimento per la nostra città e per la nostra società”, spiega soddisfatto il Cardinale nella chiesa dei Cinesi, mentre si lascia circondare dai 45 appartenenti alla comunità cattolica asiatica, tra cui due sacerdoti, don Pietro e don Paolo. Tiene stretta vicina a sé la piccola Giulia, 5 anni e mezzo, un sorriso dolce e furbetto al tempo stesso, che il Cardinale ha battezzato a Pasqua dello scorso anno con altri quattro bambini (e ad altri 4 conferirà il battesimo la prossima Pasqua), mentre ascolta gli uomini e le donne della Cina, che cantano il Padre nostro, nella loro lingua madre.
La chiesa della Sacra Famiglia, inaugurata 267 anni fa, è riaperta ma da ristrutturare da cima a fondo. Qui, nel tempio, il Cardinale ha partecipato alla presentazione del progetto di ristrutturazione: spesa prevista, 100 mila euro circa, garantita dall'Assessore regionale alla Sanità, mentre i tempi di consegna sono fissati ad ottobre di quest'anno. Il Card. Sepe coccola con lo sguardo il dipinto di una “Sacra Famiglia” risalente al 1769, opera del maestro Antonio Sarnelli, che raffigura due cinesi, i primi ad arrivare a Napoli, con il missionario don Ripa.
Il “ponte” Napoli - Cina ha gia in calendario altri due appuntamenti: il 24 maggio quando arriveranno in città tutti i cinesi cattolici residenti in Italia e ad ottobre, quando si terrà un Convegno storico-culturale al quale prenderanno parte studiosi dell’Accademia di Cina.
Il messaggio del Cardinale Crescenzio Sepe in occasione della Quaresima
Mar 04, 2009
“Santificatevi e siate santi, perché io sono santo"
(Levitico 11,44).
Fratelli e Sorelle,
ci incamminiamo verso la Pasqua attraverso il segno dei quaranta giorni della santa e spirituale Quaresima.
Quest’anno per la Lectio divina in Cattedrale, ci accompagna il Libro del Levitico il quale, con la sua “legge di santità”, ci aiuterà a considerare e a riscoprire la nostra vocazione ad essere santi.
Dio, Padre misericordioso e pietoso è tutto-santo: “Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria” (Is 6, 3-4). La santità, mentre irradia la “gloria” di Dio, avvicina anche Dio all’uomo, instaurando un vincolo d’amore fra Lui e il suo popolo.
“A tal fine Dio Padre, riconducendo al Cristo tutte le cose (Ef 1,10), ha manifestato la propria volontà, la santificazione dell’umanità (cfr. 1 Ts 4,3), che si accresce sempre più di giorno in giorno nella vita dei cristiani per Cristo, con Cristo e in Cristo, a maggior gloria dell’unica e indivisa Trinità e per una più feconda santità della Chiesa” (Martirologio Romano, 2).
Dio, nostro Padre, poiché è Santo (cfr. 1 Pt 1,16) ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio suo (cfr. Col 1,13), facendoci partecipi della propria santità e della carità dello Spirito Santo, a lode e gloria della sua grazia (cfr. Ef 1,6.12), per essere tutti una sola cosa in Cristo Gesù (cfr. Gv 11,51-52).
Da parte nostra, ogni volta che partecipiamo alla celebrazione eucaristica, proclamiamo la santità di Dio, fonte di ogni santità e veramente Santo. Nella comunione dei Santi, il Padre manifesta la sua presenza e il suo volto agli uomini, mostrandoci il suo Regno che è:
“regno eterno e universale: regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace” (Prefazio Solennità Cristo Re).
Il Signore Gesù è il Maestro e il Modello di ogni perfezione: “Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48). Egli ha predicato ai suoi discepoli una santità di vita di cui è autore e artefice.
Gesù è il Santo (cfr. Lc 1,35), il Santo di Dio (cfr. Lc 4,34), il solo Santo (inno Gloria), venuto da Dio per parlarci di Dio nella “pienezza del tempo” (Gal 4,4).
Egli solo è: “la via, la verità e la vita” (Gv 14,6), ed essendo Lui stesso vita e risurrezione promette a quanti ascoltano la sua Parola la vita eterna e la comunione con il suo Padre.
Mediante il battesimo, siamo resi partecipi della sua morte e risurrezione (cfr. Rm 6), perché santificati dall’acqua e dallo Spirito possiamo vivere: “come si conviene tra i Santi” (Ef 5,3). Il lavacro nello Spirito ci rende anche testimoni e abilitati al martirio, coerenti all’insegnamento del Signore che chiede a tutti di seguirlo rinnegando se stessi e accogliendo ogni giorno la croce (cfr. Mt 16,24).
Lo Spirito Santo è il santificatore. Noi lo conosciamo perché la sua azione ci rivela il Verbo e dispone il nostro cuore ad accoglierlo nella fede. Egli è Spirito di Verità che ci svela Cristo. San Paolo ci insegna che: “Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: “Abbà! Padre!” (Gal 4,6).
Lo Spirito Santo, dunque, suscita in noi la fede. “In forza del battesimo, primo sacramento della fede, la Vita, che ha la sua sorgente nel Padre e ci è offerta nel Figlio, ci viene comunicata intimamente e personalmente dallo Spirito Santo nella Chiesa” (Catechismo della Chiesa Cattolica 683). Lo Spirito del Padre e del Figlio, allora, prende dimora nel cuore dei battezzati, li guida, li santifica, li trasfigura liberandoli dal peccato (cfr. 1 Cor 3,16) e li introduce nella Vita: “la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace” (Rm 8,6).
Nella divina liturgia, poi, lo Spirito Santo è sempre invocato dalla preghiera epicletica perché, con la sua potenza santifichi e trasformi il pane e il vino in Corpo e Sangue del Signore, facendo di noi che vi partecipiamo “un’offerta viva gradita a Dio”.
Egli è presente con la sua azione in tutti i Sacramenti: santifica l’acqua nel battesimo; dona la forza e il coraggio per la testimonianza nella cresima; si fa remissione dei peccati nella confessione; rende icona del Buon Pastore i sacri ministri; unisce nel fuoco del suo amore gli sposi cristiani; è consolazione e sollievo per gli ammalati nell’unzione degli infermi.
Tutta la Chiesa è santa. Anzitutto perché è la Sposa del Signore crocifisso e risorto, per la quale ha donato la sua vita, al fine di santificarla (cfr. Ef 5,25-26); poi, perché tutti i suoi figli sono chiamati alla santità, come ci assicura S. Paolo: “la volontà di Dio è questa che vi santifichiate” (1 Ts 4,3).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, facendo eco alla Costituzione conciliare Lumen Gentium (cfr. Cap. V), afferma che: “La Chiesa, unita a Cristo, da lui è santificata; per mezzo di lui e in lui diventa anche santificante. Tutte le attività della Chiesa convergono, a loro fine, “verso la santificazione degli uomini e la glorificazione di Dio in Cristo”. È nella Chiesa che si trova “tutta la pienezza dei mezzi di salvezza”. È in essa che “per mezzo della grazia di Dio acquistiamo la santità” (CCC 824).
La santità della Chiesa di Napoli. La nostra Chiesa è santa, perché partecipa della santità della Chiesa universale. Essa, tuttavia è sempre bisognosa di misericordia e di purificazione (cfr. LG 8).
Proprio in questi ultimi tempi la nostra comunità ecclesiale, ha manifestato al mondo intero la sua particolare vocazione alla santità, attraverso le numerose celebrazioni di beatificazioni e canonizzazioni dei suoi figli e delle sue figlie. Napoli è per davvero la Città dei Santi. È importante osservare che questi nostri fratelli e sorelle rappresentano tutte le categorie: martiri, vescovi, sacerdoti, laici, religiosi, religiose, giovani, fanciulli, medici, operai, impiegati...
Se questa è la nostra vocazione, perché in questa Quaresima non riproporre al nostro popolo la loro attuale testimonianza battesimale? I Santi sono i modelli a cui ispirarsi per evadere da una vita mediocre e da una religiosità superficiale. Essi hanno evangelizzato, celebrato e testimoniato con la vita il mistero della Pasqua.
Il Santo Padre Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica Novo millennio ineunte (n. 31), scriveva: “In realtà, porre la programmazione pastorale nel segno della santità è una scelta gravida di conseguenze. Significa esprimere la convinzione che, se il battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio attraverso l’inserimento in Cristo e l’inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all’insegna di un’etica minimalistica e di una religiosità superficiale. Chiedere a un catecumeno: “Vuoi ricevere il battesimo?” significa al tempo stesso chiedergli: “Vuoi diventare santo?”. Significa porre sulla strada il radicalismo del discorso della montagna: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48)”.
Se la santità è la misura alta della vita, bisogna che essa sia alimentata dalla preghiera, che sviluppa il dialogo con Cristo, e dalla carità, che “dirige tutti i mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al loro fine” (LG 42).
L’impegno che potremmo assumere in questa Quaresima è di trasformare le nostre comunità in autentiche scuole di preghiera. È la risposta più valida alla diffusa esigenza di spiritualità, che si esprime proprio in un rinnovato bisogno di preghiera. Una preghiera intensa, che non deve distoglierci dall’impegno nella storia. Dalla preghiera nasce la carità operosa, vera e concreta. Una carità, che realizza nel nostro oggi, le opere di misericordia, così come nel passato le pensarono e le realizzarono i grandi Santi vissuti nella nostra Città. Preghiera, carità e santità sono dunque inscindibili. L’uomo non è mai così vicino alla santità di Dio come quando ama il suo prossimo: “amerai il tuo prossimo come te stesso” (Lev 19,18). Giovanni è estremamente radicale quando annuncia l’amore evangelico: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (15,13).
Siamo destinati ad essere santi. Santi nella ferialità delle nostre giornate e del nostro lavoro, a volte pesante e monotono, ma palestra formidabile per allenarci alla santità. Siamo chiamati a diventar santi là dove il Signore ci vuole, non in un altro posto o in altra situazione. Il segreto della santità è vivere con amore tutte le situazioni della vita, uniti al Signore e nel sincero servizio dei fratelli. Preghiera e carità per essere santi.
Auguro a tutte le nostre comunità di vivere questa Quaresima meditando e riscoprendo la nostra vocazione alla santità, ritornando alle sorgenti della nostra vita cristiana, rivivendo la grazia battesimale, che ha dato inizio in noi al processo di santificazione, intensificando la preghiera accompagnata dalle opere di carità, tanto necessarie ed urgenti in questo tempo di crisi e di recessione.
La Madonna, la tutta-santa, Madre della speranza, sostenga il nostro itinerario verso la Pasqua trasfigurati dalla luce intramontabile del Signore crocifisso e risorto.
Napoli, 2 febbraio 2009
Presentazione del Signore
CRESCENZIO CARDINALE SEPE
Arcivescovo Metropolita di Napoli
Sepe in visita al Sacro Cuore
Mar 04, 2009
Visita dell´arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe alla parrocchia del Sacro Cuore di don Salvatore Rivieccio dove è stato accolto da una folla straripante. Presente alla cerimonia anche il sindaco Giosuè Starita, che con la sua partecipazione ha voluto trasmettere il contributo e la vicinanza delle istituzioni locali alla lotta alla malavita organizzata. Nel corso dei suoi interventi Sepe ha usato un linguaggio semplice e mirato, in grado di raggiungere tutti. Il messaggio che il cardinale ha voluto esprimere prima durante l´omelia, e poi alla fine è che la Chiesa è pronta a scendere in campo per sconfiggere la malavita. “Rientra nel mio programma - esordisce Sepe – la visita a tutte le parrocchie della diocesi, ma con una predilezione, un attenzione speciale, direi, soprattutto a queste parrocchie di frontiere nel senso anche etico, morale, perché è bene che il padre si incontri con i figli, conosca i figli, sappia i problemi e dia anche il suo sostegno perché questi problemi possano essere risolti”. È la testimonianza che oggi la fede può andare d´accordo, essere coniugata alle esigenze derivanti dal degrado del territorio. È il messaggio che anche il parroco voleva trasparisse da questa visita del cardinale. L´arcivescovo è impegnato direttamente nella lotta alla camorra anche tramite i nuovi media. Ha creato un suo gruppo anche sul social network Facebook, ed ivi ha molti amici, cioè contatti. “Per far fronte alla criminalità non basta una intenzione di idee - ha detto Sepe - ma occorre diffondere oratori in ogni rione della diocesi e troncare il legame tra territorio e criminalità offrendo a chi vive nell´illegalità formazione ed impegno lavorativo”.
Lettere immaginarie/ Gilles de Rais al cardinale Crescenzio Sepe
Mar 04, 2009
Roma, 3 mar (Velino) - Gentile e stimato arcivescovo di Napoli. – Ma lei lo ha mai visto un cane, un ciuco, un gorilla, o un qualsiasi altro animale, stuprare e accoppare un cucciolo della sua specie? No? Ne è sicuro? Me lo conferma? E allora perché mai l’altra mattina, nel suo ultimo sermone contro i pedofili della sua diocesi, li ha definiti appunto “animali”, e “animaleschi” i loro gusti e atti di violentatori e massacratori di piccini?
Lo so che usando quell’espressione come un’ingiuria, lei si è adeguato a un arbitrio linguistico santificato dall’uso. So anche che l’antico pregiudizio trasmesso da quell’uso ormai dalle vostre parti si confonde con un'altra credenza di natali più recenti ma altrettanto chimerica, ossia con l’idea che anche la ferocia dei vostri nuovi “orchi” cittadini, come ogni altro orrore del vostro mondo moderno, sia una forma di bestialità scaturita dal nichilismo del vostro tempo. Ma può un principe della chiesa collaborare al perpetuarsi di simili illusioni? (segue)
Gentile e stimato arcivescovo di Napoli. – Ma lei lo ha mai visto un cane, un ciuco, un gorilla, o un qualsiasi altro animale, stuprare e accoppare un cucciolo della sua specie? No? Ne è sicuro? Me lo conferma? E allora perché mai l’altra mattina, nel suo ultimo sermone contro i pedofili della sua diocesi, li ha definiti appunto “animali”, e “animaleschi” i loro gusti e atti di violentatori e massacratori di piccini?
Lo so che usando quell’espressione come un’ingiuria, lei si è adeguato a un arbitrio linguistico santificato dall’uso. So anche che l’antico pregiudizio trasmesso da quell’uso ormai dalle vostre parti si confonde con un'altra credenza di natali più recenti ma altrettanto chimerica, ossia con l’idea che anche la ferocia dei vostri nuovi “orchi” cittadini, come ogni altro orrore del vostro mondo moderno, sia una forma di bestialità scaturita dal nichilismo del vostro tempo. Ma può un principe della chiesa collaborare al perpetuarsi di simili illusioni?
Come se atti di atroce violenza contro i bambini non venissero commessi anche quando sulla faccia della terra non c’era ancora la minima traccia di capitalismo sacrilego, di benessere pervertitore, di consumismo depravatore, di scellerata irreligiosità, e persino quando l’intera civiltà europea era da cima a fondo plasmata dal cristianesimo, e la cultura del mio tempo insegnava a tutti, ricchi e poveri, signori e servi, nobili e contadini, a vedere in ogni bambino una figura terrestre del Bambinello celeste…
Come se stupratori e assassini del tipo, diffusissimo nel vostro antico mondo rurale, del povero Alessandro Serenelli, il giovane bifolco che un secolo fa, in una squallida plaga dell’agro pontino, violentò e ammazzò la dodicenne Maria Goretti, fossero figli di una società ricca, amorale, edonista, spendacciona e miscredente come la vostra di oggi, e non già disgraziatissimi ragazzi di campagna cresciuti all’ombra delle credenze e dei sentimenti dell’antica, umile Italia cristiana e contadina…
Come se lo sfruttamento anche sessuale dei bambini che durante il Medioevo venivano affidati dalle loro famiglie ai “maestri” delle botteghe artigiane con la tacita intesa che sarebbero stati iniziati non soltanto a un mestiere ma anche alle pratiche omoerotiche, fosse un segno dei gusti nichilistici e relativistici di quei tempi…
Infine come se io stesso, Gilles de Montmorency-Laval, barone di Rais – che esattamente sei secoli fa, benché fossi un rispettato gentiluomo che da giovanetto era stato educato da pattuglie di devoti pedagoghi in tonaca, per alcuni anni della mia vita non feci quasi altro che adocchiare, acciuffare, sequestrare, imprigionare, violentare e sgozzare i bambini dei miei contadini nelle segrete del mio castello, dimostrando in tal modo di essere, probabilmente, l’Orco più folle, insaziabile e sanguinario di tutti i tempi – fossi stato un bestiale profeta della cosiddetta “crisi dei valori” che oggi infuria dalle vostre parti e non invece un mostro, di esclusiva produzione umana, scaturito dall’autunno del Medioevo cristiano…
Perdoni, eminenza, il tono forse un po’ troppo confidenziale di questa letterina, e lo ascriva senz’altro alla tracotanza del valoroso guerriero che dimostrai di essere allorquando, prima di votarmi all’appagamento dei criminali desideri, nel 1429, indossando la divisa di Maresciallo di Francia, combattei eroicamente contro gli inglesi, al fianco della mia amica Giovanna d’Arco, nella celebre battaglia di Orléans.
Come se atti di atroce violenza contro i bambini non venissero commessi anche quando sulla faccia della terra non c’era ancora la minima traccia di capitalismo sacrilego, di benessere pervertitore, di consumismo depravatore, di scellerata irreligiosità, e persino quando l’intera civiltà europea era da cima a fondo plasmata dal cristianesimo, e la cultura del mio tempo insegnava a tutti, ricchi e poveri, signori e servi, nobili e contadini, a vedere in ogni bambino una figura terrestre del Bambinello celeste…
Come se stupratori e assassini del tipo, diffusissimo nel vostro antico mondo rurale, del povero Alessandro Serenelli, il giovane bifolco che un secolo fa, in una squallida plaga dell’agro pontino, violentò e ammazzò la dodicenne Maria Goretti, fossero figli di una società ricca, amorale, edonista, spendacciona e miscredente come la vostra di oggi, e non già disgraziatissimi ragazzi di campagna cresciuti all’ombra delle credenze e dei sentimenti dell’antica, umile Italia cristiana e contadina…
Come se lo sfruttamento anche sessuale dei bambini che durante il Medioevo venivano affidati dalle loro famiglie ai “maestri” delle botteghe artigiane con la tacita intesa che sarebbero stati iniziati non soltanto a un mestiere ma anche alle pratiche omoerotiche, fosse un segno dei gusti nichilistici e relativistici di quei tempi… (segue)
Infine come se io stesso, Gilles de Montmorency-Laval, barone di Rais – che esattamente sei secoli fa, benché fossi un rispettato gentiluomo che da giovanetto era stato educato da pattuglie di devoti pedagoghi in tonaca, per alcuni anni della mia vita non feci quasi altro che adocchiare, acciuffare, sequestrare, imprigionare, violentare e sgozzare i bambini dei miei contadini nelle segrete del mio castello, dimostrando in tal modo di essere, probabilmente, l’Orco più folle, insaziabile e sanguinario di tutti i tempi – fossi stato un bestiale profeta della cosiddetta “crisi dei valori” che oggi infuria dalle vostre parti e non invece un mostro, di esclusiva produzione umana, scaturito dall’autunno del Medioevo cristiano…
Perdoni, eminenza, il tono forse un po’ troppo confidenziale di questa letterina, e lo ascriva senz’altro alla tracotanza del valoroso guerriero che dimostrai di essere allorquando, prima di votarmi all’appagamento dei criminali desideri, nel 1429, indossando la divisa di Maresciallo di Francia, combattei eroicamente contro gli inglesi, al fianco della mia amica Giovanna d’Arco, nella celebre battaglia di Orléans.
TRA LA GENTE DI FORCELLA E CON I DETENUTI, CARD. SEPE PROSEGUE EVANGELIZZAZIONE DI NAPOLI
Mar 04, 2009
Il cardinale Crescenzio Sepe è tornato a Forcella. Un ritorno quello del vescovo di Napoli per riallacciare il dialogo con gli abitanti del quartiere e per far sentire il suo appoggio a don Angelo Berselli, il parroco che nel settembre del 2007 prese il posto di don Luigi Merola sull’altare della chiesa di San Giorgio Maggiore. Il cardinale Sepe ha voluto toccare con mano il rapporto tra la gente e la nuova guida spirituale di Forcella. Don Angelo Berselli è da mesi impegnato nella costituzione dell’unità pastorale con i due parroci della basilica dell’Annunziata e della chiesa di Santa Maria Egiziaca. Tre chiese unite per dare vita a una serie di iniziative comuni a sfondo sociale. Dopo la messa, il cardinale è andato via per recarsi all’incontro di preghiera con venti detenuti. Ogni primo marzo infatti si svolge la “Giornata di preghiera per i carcerati”, il cui obiettivo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dei detenuti.
All’incontro ha preso parte anche la sorella di Paolo Borsellino, Rita, in qualità di presidente nazionale dell’associazione “Un’altra storia”…
L’APPELLO DI SEPE NEL MERCOLEDI’ DELLE CENERI: “RICONCILIARSI CON DIO”
Feb 26, 2009
Riconciliarci con Dio soprattutto là dove l’odio, le discordie e la violenza aumentano”. E’ questo il messaggio lanciato dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, nel corso dell’omelia in occasione della messa di celebrazione del mercoledì delle Ceneri nel duomo della città partenopea. Citando le sacre scritture, il cardinale ha sottolineato l’importanza di “elemosina, preghiera e digiuno, da esercitare nel corso della Quaresima, non da ipocriti ma con sentita partecipazione”. Int. Sepe
Sepe è intervenuto anche sulla dolorosa vicenda dello stupro del 12enne all’Arenaccia sostenendo: “Sono atti animaleschi che umiliano l’uomo e una sconfitta per tutti noi. Bisogna fare appello alla sensibilità di tutti - ha proseguito il cardinale - affinché simili gesti non vengano più a ripetersi, né a Napoli né altrove”.
Il cardinale Sepe: «Atti animaleschi che umiliano»
Feb 26, 2009
«Sono atti animaleschi che umiliano l'uomo e una sconfitta per tutti noi». È questo il pensiero dell'arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, in merito allo stupro. Sepe è intervenuto sull'argomento a margine della messa di celebrazione del mercoledì delle Ceneri nel Duomo della città partenopea.
«Bisogna fare appello alla sensibilità di tutti - ha proseguito il cardinale - affinchè simili gesti non vengano più a ripetersi, né a Napoli né altrove». Gesti che l'arcivescovo ha poi bollato come «atti a cui l'uomo arriva quando perde i valori autentici della sua umanità».
«Oggi - ha aggiunto Sepe - inizia la Quaresima, un cammino di conversione che ci invita a un'adesione sincera al Vangelo e a una riorganizzazione della vita in genere, anche della convivenza sociale». Un concetto ribadito anche nel corso dell'omelia. «Tutti - ha detto il cardinale - dobbiamo cambiare la nostra vita, disarmare il nostro egoismo, condividere con il prossimo meno fortunato i nostri beni e imparare a lottare per la giustizia».
Le chemin de l’unité a accompli des pas décisifs et irréversibles
Feb 26, 2009
selon Bartholomée Ier qui rencontre le cardinal Sepe
ROME, Jeudi 19 février 2009 (ZENIT.org) - En s'adressant à l'archevêque de Naples, le patriarche œcuménique de Constantinople, Bartholomée Ier, a rappelé l'importance de l'unité des chrétiens, réaffirmant son souhait « d'aller de l'avant sans peur et sans hésitation » sur ce chemin.
La rencontre entre Bartholomée Ier, patriarche œcuménique de Constantinople, et le cardinal Crescenzio Sepe, archevêque de Naples, s'est déroulée le 17 février au siège du patriarcat, à Istanbul (Turquie), rapporte L'Osservatore Romano.
Le patriarche orthodoxe a accueilli le cardinal Sepe, de passage en Turquie à l'occasion d'un pèlerinage sur les pas de saint Paul. Au cours de la rencontre de plus de deux heures, Bartholomée Ier a évoqué le chemin vers l'unité des chrétiens, qui a récemment accompli « des pas en avant décisifs et irréversibles ».
Le patriarche œcuménique de Constantinople a notamment salué la relation « spéciale et personnelle » qu'il entretient avec Benoît XVI, ainsi que les « progrès de la commission théologique catholique orthodoxe » et sa récente participation, en octobre 2008, au synode des évêques qui s'est déroulé au Vatican.
« Le dialogue théologique entre nos Eglises, interrompu il y a presque six ans a recommencé d'abord à Belgrade puis à Ravenne et se poursuivra en octobre prochain à Chypre », a affirmé le patriarche orthodoxe. « Nous serons appelés à examiner le thème du primat de l'évêque de Rome dans le cadre de l'Eglise chrétienne », a-t-il souligné, exprimant le souhait « d'arriver à une interprétation du primat qui soit acceptable par les deux parties. Nous devons prier pour que ce jour arrive le plus vite possible ».
Pour Bartholomée Ier, « il faut préparer le terrain en évitant les préjugés du passé pour se diriger vers la paix qui est nécessaire à la pleine communion ». Tout en reconnaissant qu'il y a « encore beaucoup à faire », le patriarche a réaffirmé la volonté « d'aller de l'avant sans peur et sans hésitation parce que celui qui aime n'a pas peur ».
Pour sa part, le cardinal Sepe a exprimé son soutien et celui de l'Eglise de Naples à l'œuvre du patriarcat œcuménique. Le prélat a notamment offert une bourse d'études pour des séminaristes orthodoxes. « Naples veut être un pont entre les Eglises pour favoriser avec ténacité l'unité des chrétiens », a-t-il affirmé.
Türkei: Bartholomaios spricht mit Sepe
Feb 25, 2009
Die Annäherung zwischen katholischer und orthodoxer Kirche hat „entschiedene und irreversible Schritte nach vorn“ gemacht. Das sagte der Ökumenische Patriarch von Konstantinopel, Bartholomaios I., im Gespräch mit dem Erzbischof von Neapel, Kardinal Crescenzio Sepe, in Istanbul. Nach Angaben der Vatikanzeitung „Osservatore Romano“ betonte der orthodoxe Patriarch die fruchtbaren Ergebnisse des theologischen Dialogs, der nach einer sechsjährigen Unterbrechung im Jahr 2006 wiederaufgenommen worden war. Zum nächsten Treffen zwischen Katholiken und Orthodoxen im Oktober diesen Jahres auf Zypern wünschte sich Bartholomaios I., dass man zu einem für beide Seiten akzeptablen Verständnis des Patriarchats kommen möge. Kardinal Sepe ist früherer Leiter der vatikanischen Missionskongregation und jetziger Erzbischof von Neapel; er hielt sich zu einem Besuch in der Türkei auf.
Il cardinale Sepe, da parte sua, ha espresso il sostegno suo e della Chiesa di Napoli all'opera del patriarcato ecumenico
Feb 20, 2009
Istanbul, 18. I progressi compiuti recentemente sulla strada verso l'unità dei cristiani sono stati al centro del colloquio che l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, ha avuto ieri con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo. Il porporato - in questi giorni in Turchia per un pellegrinaggio sui luoghi di san Paolo - è stato ricevuto nella sede del patriarcato insieme all'arcivescovo Antonio Lucibello, nunzio apostolico in Turchia e in Turkmenistan, all'arcivescovo Armando Dini e al presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo. L'incontro, in un clima cordiale, si protratto è per oltre due ore.
Bartolomeo, nel suo saluto, ha ricordato i giorni trascorsi a Napoli in occasione della sua partecipazione al meeting internazionale interreligioso svoltosi nell'ottobre 2007 nella città partenopea, allorquando ebbe modo d'incontrare Benedetto XVI. In questo contesto il Patriarca ha evidenziato come il cammino verso l'unità dei cristiani abbia recentemente compiuto "decisi e irreversibili passi avanti" grazie proprio al rapporto "speciale e personale" con Benedetto XVI, ai progressi della commissione teologica cattolico-ortodossa e alla partecipazione dello stesso Bartolomeo al Sinodo dei vescovi svoltosi in Vaticano nell'ottobre scorso.
"Il dialogo teologico fra le nostre Chiese interrotto quasi sei anni fa - ha detto il Patriarca - è ricominciato prima a Belgrado e poi a Ravenna e continuerà nel prossimo ottobre a Cipro. Saremo chiamati a esaminare il tema del primato del vescovo di Roma nel quadro della Chiesa cristiana". L'auspicio - ha proseguito - "è quello di arrivare a un'interpretazione del primato che risulti accettabile da ambedue le parti. Dobbiamo pregare perché questo giorno arrivi il più presto possibile".
Per Bartolomeo "bisogna preparare il terreno evitando i pregiudizi del passato per puntare alla concordia che è necessaria alla piena comunione". Pur riconoscendo che "c'è ancora molto da fare", il Patriarca ha riaffermato la volontà di "andare avanti senza paure e senza esitazioni perché chi ama non ha paura".
Il cardinale Sepe, da parte sua, ha espresso il sostegno suo e della Chiesa di Napoli all'opera del patriarcato ecumenico. E come segno tangibile di tale impegno ha offerto al Patriarca borse di studio per seminaristi ortodossi presso la Facoltà teologica dell'Italia meridionale. "Napoli - ha detto - vuole essere un ponte tra le Chiese per favorire con tenacia l'unità dei cristiani". Sepe ha espresso gratitudine per "l'onore che ci fa nel riceverci qui nel Patriarcato per continuare il dialogo che abbiamo iniziato a Napoli. Restituiamo la visita nella convinzione di segnare un passo in avanti in questo rapporto di fraternità nei riguardi del patriarcato ecumenico di Costantinopoli".
All’insegna dell’ecumenismo l’incontro in Turchia tra il cardinale Sepe e Bartolomeo I
Feb 20, 2009
All’insegna dell’ecumenismo e sulle orme di San Paolo, Apostolo delle genti, il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, sta compiendo in questi giorni un pellegrinaggio in Turchia. Ieri, il momento principale della visita, ovvero l’incontro ad Istanbul con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Ad accompagnare il cardinale Sepe sono stati l’arcivescovo emerito di Campobasso, mons. Armando Dini, ed il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo. Presente anche il nunzio apostolico in Turchia, mons. Antonio Lucibello. Nel suo saluto a Bartolomeo I, l’arcivescovo di Napoli ha ringraziato il Patriarcato per l’ospitalità e per la volontà di “continuare il dialogo iniziato a Napoli”, in occasione del Meeting internazionale interreligioso svoltosi nell’ottobre del 2007. “Vedere Vostra Santità accanto a Benedetto XVI - ha detto il cardinale Sepe - ricorda lo storico incontro avvenuto a Gerusalemme, nel 1964, tra Paolo VI e Atenagora. È il segno del dialogo che la Chiesa di Napoli ha avviato con il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli”. “La nostra visita - ha aggiunto il porporato - vuole segnare un passo avanti in questo rapporto di fraternità. Napoli vuole essere una città-ponte, che unisce e che porta l’umanità verso la giustizia e la pace”. Dal suo canto, Bartolomeo I ha ribadito la “decisione di proseguire sul cammino dell’unità, nella speranza di vedere ricomposta al più presto la frattura fra le due chiese sorelle”. “Il dialogo teologico fra le nostre Chiese, interrotto quasi sei anni fa – ha detto il Patriarca – è ricominciato prima a Belgrado e poi a Ravenna e continuerà nel prossimo ottobre a Cracovia. Saremo chiamati ad esaminare il tema del primato del Vescovo di Roma nel quadro della Chiesa cristiana”. “L’auspicio – ha aggiunto – è quello di arrivare ad un’interpretazione del primato accettabile da entrambe le parti. Dobbiamo pregare perché questo giorno arrivi il più presto possibile”. Quindi, il Patriarca ha ricordato il suo rapporto speciale e personale con Benedetto XVI, la sua partecipazione al Sinodo dei Vescovi dello scorso ottobre e i progressi raggiunti dalla Commissione teologica cattolico-ortodossa: tutti passi decisi ed irreversibili, ha detto, compiuti sul cammino ecumenico. “C’è ancora molto da fare, – ha precisato il Patriarca – ma siamo decisi ad andare avanti senza paure e senza esitazioni, perché chi ama non ha paura”. Al termine dell’incontro, il consueto scambio di doni: oltre alla medaglia coniata dal Patriarcato in occasione della visita di Benedetto XVI in Turchia, nel novembre 2006, Bartolomeo I ha donato all’arcivescovo di Napoli un volume sull’incontro tra Paolo VI e Atenagora I, sottolineando “il loro coraggio di andare assieme a Gerusalemme”. Dal suo canto, il cardinale Sepe ha ricambiato con una maternità realizzata secondo lo stile dell’arte presepiale napoletana, una lastra d’argento raffigurante San Gennaro accanto alla cattedrale partenopea, ed un libro che ricorda la visita di Benedetto XVI a Napoli, il 21 ottobre 2007.
A ISTAMBUL L’INCONTRO TRA IL CARDINALE SEPE E IL PATRIARCA BARTOLOMEO I
Feb 20, 2009
Da ieri il Cardinale Crescenzio Sepe è in Turchia. Oggi c’è stato l’atteso incontro con il Patriarca Bartolomeo I, dopo una visita alla Sede storica della Presenza Pontificia ad Istanbul, accompagnato dal Nunzio apostolico mons. Antonio Lucibello.
Alle ore 12 il Patriarca Bartolomeo I ha accolto nella Sala del Trono la delegazione guidata dal Cardinale Sepe e comprendente l’Arcivescovo emerito di Campobasso mons. Armando Dini, il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo e mons. Marco Gnavi della stessa Comunità. Presente il Nunzio mons. Lucibello.
Bartolomeo I ha accolto gli ospiti con viva cordialità e, nel suo saluto, ha ricordato i giorni trascorsi a Napoli in occasione della sua partecipazione al Meeting internazionale interreligioso svoltosi nell’ottobre del 2007 nella città partenopea, allorquando ebbe modo di incontrare Benedetto XVI. Il Patriarca ha espresso gratitudine al Pontefice e ai suoi predecessori «per aver onorato con la loro presenza la storica residenza della Chiesa di Costantinopoli», richiamando la firma della Dichiarazione comune e la «decisione di andare avanti verso il comune cammino dell’unità nella speranza di vedere ricomposta al più presto la frattura fra le due chiese sorelle».
«Il dialogo teologico fra le nostre Chiese interrotto quasi sei anni fa – ha detto il Patriarca – è ricominciato prima a Belgrado e poi a Ravenna e continuerà nel prossimo ottobre a Cracovia. Saremo chiamati ad esaminare il tema del primato del Vescovo di Roma nel quadro della Chiesa cristiana».
Bartolomeo I ha poi ricordato i tanti vescovi e teologici nonché alcuni movimenti come quello dei Focolarini e della Comunità di Sant’Egidio che lavorano per la piena unità dei cristiani.
Particolare apprezzamento ha poi espresso per l’opera compiuta dal Cardinale Sepe: «Abbiamo fiducia in Sua Eminenza – ha detto – perché è così aperto e così pronto a contribuire all’unità dei cristiani, come ha dimostrato durante la nostra visita alla sua Arcidiocesi e anche con la sua attività, che ammiriamo mentre lo ringraziamo per questo lavoro prezioso».
Bartolomeo I, come ricordo dell’incontro odierno ha fatto dono di un prezioso volume sullo storico incontro avvenuto nel 1974 tra Paolo VI e Atenagora I, sottolineando «il loro coraggio di andare assieme a Gerusalemme».
Bartolomeo I ha ricordato ancora alcuni momenti significativi del papato di Giovanni Paolo II e di Giovanni XXIII.
«C’è ancora molto da fare – ha precisato – ma siamo tutti decisi ad andare avanti senza paure e senza esitazioni perché chi ama non ha paura».
Bartolomeo ha poi donato all’Arcivescovo anche la medaglia coniata dal Patriarcato in occasione della storica visita in Turchia di Benedetto XVI.
Il Cardinale Sepe nel suo breve saluto si è fatto portavoce di tutta la Diocesi di Napoli esprimendo gratitudine per «l’onore che ci fa nel riceverci qui nel Patriarcato per continuare il dialogo che abbiamo iniziato a Napoli. Vedere vostra Santità accanto a Benedetto XVI ricorda un po’ in qualche modo il ripetersi di quello storico incontro avvenuto a Gerusalemme tra Paolo VI e Atenagora. È il segno del dialogo che la Chiesa di Napoli ha avviato con Vostra Santità. La nostra visita vuole segnare un passo in avanti in questo rapporto di fraternità con il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Napoli vuole essere una città-ponte, vuole essere cioè un ponte che unisce e che porta l’umanità verso la giustizia e la pace».
Diversi i doni offerti dall’Arcivescovo dopo aver invitato il Patriarca a tornare a Napoli: una maternità, che il maestro Ferrigno ha realizzato in esclusiva per il Patriarca secondo lo stile dell’arte presepiale napoletana; una lastra d’argento raffigurante San Gennaro accanto alla Cattedrale partenopea; il libro che ricorda la storica visita di Benedetto XVI a Napoli.
Il Cardinale Crescenzio Sepe, con la delegazione ufficiale si è poi fermato a pranzo nella storica sede del Patriarcato ecumenico.
Crescenzio Sepe, il Cardinale del Popolo
Feb 20, 2009
“Chiese nel Sud, Chiese del Sud”. Questo il nome della due giorni voluta dal cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, che ha portato in città i Vescovi di tutto il Sud Italia per discutere del Mezzogiorno d’Italia e dei problemi che attanagliano una terra che ha bisogno di riscatto. Riscatto che, a detta di Sepe, deve partire dal Sud e dalle tante anime che lo compongono.
Il Cardinale ha colto l’occasione per ribadire il senso della sua missione a Napoli. Quella di uscire dalle sagrestie, da dietro gli altari e scendere tra la gente nelle strade, camminare tra il popolo nei quartieri, nelle piazze e difendere i diritti di chi non riesce a far sentire la propria voce.
Sepe sta rappresentando per Napoli un volto nuovo di una Chiesa che in un territorio difficile come quello dal quale vi sto scrivendo ha bisogno di essere svecchiata. Un Cardinale che ha anche intuito la potenza di internet per arrivare tra la gente, migliaia i suoi contatti e le richieste di amicizia su Facebook. Un Cardinale del fare e non del dire!
Ed ecco così trovarlo a servire con tanto di grembiule alla mensa dei poveri nel periodo natalizio, eccolo in giro per la città a piedi, eccolo di nuovo negli ospedali. Primi destinatari della sua missione, i giovani! Loro per il Cardinale sono la speranza del riscatto. Eccolo così impegnato nella creazione di luoghi di aggregazione, un impegno il suo che va al di là di quello di una Chiesa che si chiude, che sfugge alle domande. La sua è una missione di chi si mette in gioco in prima persona, di chi si preoccupa per il futuro di una terra che ha bisogno di essere aiutata.
Un Cardinale del Popolo, un Cardinale per il Popolo!
La giornata della vita: il cardinale Sepe a «passeggio» con le famiglie di Napoli
Feb 08, 2009
NAPOLI (1 febbraio) - «Un messaggio di speranza, vita e amore che ci aiuti a superare le difficoltà che incontriamo giorno per giorno soprattutto in una città come Napoli in cui tanti invece di predicare la vita portano morte, violenza e sangue». Lo ha detto l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, in occasione della celebrazione a Napoli della XXXI Giornata della Vita. «Il significato di questa giornata - ha aggiunto il Cardinale - sta anche nel dirci che il valore della vita deve spingerci a non arrenderci mai anche di fronte ai pericoli che incontriamo».
In città sono sono raccolte diverse migliaia di fedeli, tra cui rappresentanti di movimenti religiosi e associazioni di volontariato che hanno seguito il cardinale nella «passeggiata in famiglia» da Piazza dante a Piazza del Plebiscito dove si è poi svolta la messa, nella chiesa di San Francesco Di Paola
Italien: Weihnachtshoffnung auch im Kampf gegen Drogen
Jan 02, 2009
Die Freude über die Geburt Jesu Christi soll die Menschen im Einsatz gegen Drogen stärken. Das hat der Erzbischof von Neapel, Kardinal Crescenzio Sepe, in einer Weihnachtspredigt betont. Wer sich gegen den illegalen Verkauf von Drogen und für die Drogenkranken einsetze, spüre in seinem Herzen die Hoffnung der Weihnacht. Gott könne den Menschen jederzeit von Sünde und Gewalt befreien, so der Bischof vor zahlreichen jungen Kirchgängern in seiner Kathedrale. - Neapel gilt als die Drogenhauptstadt Italiens.
Festa Facebook col Cardinale Sepe
Dec 21, 2008
Si terrà alle 19 di venerdì 19 dicembre, alla Stazione Marittima di Napoli, la festa per gli amici di Facebook del Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. Previste centinaia di navigatori della rete, ai quali sarà data la possibilità di un intervento e di un brindisi augurale.
“Siamo desiderosi di rendere materiali e concreti i tanti contatti che la rete ha la capacità di sviluppare, dando atto al Cardinale Sepe della capacità di vivere il suo tempo anche vincendo le sfide delle nuove opportunità tecnologiche” dichiara Massimo Lucidi il giornalista organizzatore dell’incontro.
Gli fanno eco altri due dei tanti amici di facebook l’armatore Salvatore Lauro, Presidente del Consorzio Arcipelago campano, e Nicola Coccia, Presidente di Confitarma, che hanno condiviso l’iniziativa: “La rete è solo uno strumento che va riempito di contenuti e il merito di questa iniziativa sta proprio nell’incoraggiamento a fare Bene che il Cardinale porta in sé con le sue parole di verità e di speranza per Napoli e per tutti noi”.
Alessio II, il ricordo del cardinal Sepe "Grande personalità e grande mistico"
Dec 12, 2008
Città del Vaticano - "Questa visita rappresenta una svolta storica per i rapporti tra cattolici e ortodossi, ma è anche il segno di un cambiamento nel dialogo tra le nostre due Chiese che in futuro, a Dio piacendo, potranno intraprendere la strada dell'unità".
Questo, in sintesi, il senso del messaggio inviato al Papa che Alessio II affidò al cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli ed ex Prefetto di Propaganda Fide, quando lo scorso primo ottobre lo ricevette ufficialmente a Mosca. "Una visita dal profondo significato", dopo anni di gelo tra Vaticano e Patriarcato russo, ricorda Sepe, l'ultimo alto esponente della gerarchia pontificia ricevuto dal leader ortodosso scomparso.
Cardinale Sepe, lei è stato l'ultimo inviato papale ad essere stato ricevuto da Alessio II. Come fu accolto?
"Con grande affetto fraterno che il compianto patriarca mi manifestò molto spontaneamente. Fu un incontro intenso e pieno di significato che mi colpì e, sotto un certo aspetto, mi meravigliò".
Quale fu l'aspetto che la colpì maggiormente di quell'incontro?
"Il profondo senso di spiritualità che Alessio II trasmetteva ai suoi interlocutori e che verificai, piacevolmente, nel corso del nostro colloquio che durò un'ora e mezza, e non i programmati 30 minuti. Veramente una grande personalità e un grande mistico, con un alto senso di fraternità e di amicizia che mi manifestò subito venendomi incontro all'ingresso del Patriarcato, senza aspettare, come da protocollo, nel suo ufficio. Una accoglienza veramente straordinaria al di là delle più rosee previsioni".
Di cosa parlaste durante quell'ora e mezza di colloquio?
"Parlammo come due fratelli. E confesso che rimasi favorevolmente sorpreso nel sentire dalla sua bocca molti riferimenti all'unità dei cristiani. Quasi si commosse quando gli regalai una reliquia di San Gennaro. La prese con emozione e, prima di poggiarla sull'altare, la baciò, dicendo che quella reliquia è un "segno di unità perché San Gennaro è il santo del tempo della Chiesa unita. E il sangue dei martiri non può che unirci"".
Nessun accenno alle polemiche coi cattolici e alle accuse di proselitismo che Mosca ha lanciato al Vaticano?
"No, abbiamo significativamente parlato solo di unità e toccato esclusivamente argomenti che stanno a cuore alle due Chiese, come la difesa delle radici cristiane dell'Europa, molto sentita dal popolo russo, le sfide del materialismo e della scristianizzazione, la difesa della vita. Scoprendo, in definitiva, che il terreno comune che ci unisce è veramente immenso e che c'è da entrambe le parti un grandissimo desiderio di incontrarsi. Tematiche che lo stesso Alessio II scrisse nel messaggio che portai al Papa. Veramente una svolta storica".
Card. Sepe: “Napoli squadra intelligente. Il mio preferito è chi segna”
Dec 12, 2008
''La mia impressione del Napoli è che hanno fatto una squadra intelligente''. E' l'opinione sulla squadra del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, a margine del premio 'Napoli citta' di Pace', durante il quale e' stato premiato anche il presidente del Napoli Aurelio de Laurentiis. ''Non e' che hanno detto 'compro uno o compro l'altro' - ha spiegato - ma hanno scelto di acquistare dei giovani, delle persone volenterose, creando veramente un team. E' chiaro che poi ci siano anche delle individualita'''. E se Lavezzi dovesse andare via? ''No, non vanno via - ha riposto il cardinale - sono troppo innamorati di Napoli anche loro, l'hanno detto continuamente''. Il cardinale ha sottolineato anche di non avere un suo preferito tra i giocatori. ''Il mio preferito e' chi segna. La cosa necessaria e' che giochino e facciano gol''.
Berlusconi incontra il cardinale Sepe
Nov 18, 2008
Il premier è a Napoli per la sua dodicesima visita da quando è tornato a Palazzo Chigi
L'incontro con il cardinale Sepe, il vertice sui rifiuti con Bertolaso e la firma per il contratto di affidamento del termovalorizzatore di Acerra. La dodicesima visita di Silvio Berlusconi a Napoli è stata piena di impegni.
Giunto al palazzo arcivescovile di Largo Donnaregina per incontrare il cardinale Crescenzio Sepe, il premier si è fermato a parlare con i manifestanti della clinica Pineta Grande di Castel Volturno e della clinica Villa dei Fiori di Acerra. Berlusconi si è avvicinato alle transenne collocate dalla polizia ed ha chiesto il motivo della protesta. "La Regione ci taglia i fondi - hanno spiegato i manifestanti - ed alcuni hanno gridato "Silvio liberaci da Bassolino".
Dopo l'incontro, Berlusconi ha affrontato il tema dei rifiuti con il sottosegretario Guido Bertolaso. "In questa fase di crisi economica le aziende possono realizzare interessanti profitti investendo nello smaltimento dei rifiuti", ha detto il premier.
Prima della riunione il presidente del Consiglio ha firmato con il presidente di A2A Giuliano Zuccoli il contratto di affidamento del termovalorizzatore di Acerra. Il premier ha confermato che la prima linea dell'impianto di Acerra entrerà in funzione a gennaio del 2009, mentre la seconda e la terza a febbraio e a marzo.
PREMIO PER IL LIBRO DEL CARDINALE SEPE
Nov 06, 2008
NAPOLI – Il 04 Novembre prossimo, alle 17:00, a Salerno verrà consegnato il premio internazionale di saggistica “Salvatore Valitutti”. Opera premiata dal Presidente della Provincia sarà il volume “Non rubate la speranza”, dell’arcivescovo di Napoli Card. Crescenzio Sepe. Tra gli altri premiati spicca il nome di Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso in un attentato nel 1992 e da anni impegnata nella lotta a tutte le mafie, per la pubblicazione di “Per la legalità”.
Saranno presenti alla premiazione l’Arcivescovo Metropolita di Salerno mons. Gerardo Pierro, il presidente della provincia di Salerno Angelo Villani e numerose personalità del mondo della cultura.
Church Using Internet and Social Networks for Mission
Nov 04, 2008
Let us embrace the Internet with faith, enthusiasm, and wisdom, as we live our shared vocation in the cyber-age.
ROME (Zenit) - During the synod of bishops it was suggested that Benedict XVI set up a blog to communicate online. It's an indication of how important the Internet is today when it comes to evangelization.Just after that came the news that Naples Archbishop Crescenzio Sepe had set up a profile on the social networking site Facebook, the Italian news agency ANSA reported Oct. 28.
''I'm getting 200 new friends every day,'' the cardinal said. ''You have to go where the people are and if the people are on Facebook you go there too." Cardinal Sepe’s observation about needing to go where young people are is backed up by data from a United States survey. In the group of young people born after 1984, only about 33% attend church on a typical weekend.
The information came from a 2006 survey by the Barna Research Group, cited in an article published by the New York Times on October 26. The article looked at how churches are using a variety of media techniques to appeal to young people. By comparison, 49% of baby boomers are likely to go to church on weekends.
The New York Times mentioned that some preachers are incorporating multimedia resources in their services or preaching, ranging from film clips, modern music and PowerPoint presentations.
Networking
Churches have also created profiles on social networking sites such as Facebook or MySpace, as well as on Christian networking sites. Many churches now also have their own Internet pages, with video clips, podcasts and blogs.
One such church was examined in an April 9 article published by USA Today. The Rev. Bruce Walker preaches to a congregation of fewer than 100 people in Greenville, South Carolina, but his sermons are available via a podcast to people all over the world.
A savvy move, as according to the article a survey last year by the Pew Internet & American Life Project found that more people used the Internet to look for religious and spiritual information than to download music, participate in online auctions or visit adult Web sites.
Walker uploads his recordings to a company called SermonAudio.com. More than 1 million sermons are accessed each month from the site, according to USA Today.
It’s not only sermons that are online. In Ireland one of the countries most popular novenas, held each year by the Redemptorists at their Mount St. Alphonsus monastery in Limerick, was streamed live for the first time this year.
The Web site, www.novena.ie, allowed the church to be viewed through a webcam 24 hours a day, reported CatholicIreland.net, on June 12.A similar initiative last year for a novena at another Redemptorist Church, the Clonard monastery in Belfast, recorded over 50,000 visitors.Another Irish community, the Augustinian Church in Cork, started this year to broadcast a novena, reported CatholicIreland.net on April 20.
Video online
Last year the church, which is the center of the Polish community in Cork, started to stream Masses and other ceremonies over the Internet. “I heard about one woman in Poland who was delighted to see her husband at the ten o’clock Mass at Christmas, going up to receive communion,” said Father Pat Moran.“We have had over 18,000 visitors from 32 countries since it began,” Father Pat Moran told the news agency.
Video clips are a popular way of communicating on the Internet and GodTube, the religious alternative to YouTube, received a big investment earlier this year. A London-based hedge fund, GLG Partners, announced it was investing almost $30 million in GodTube, reported the British newspaper, the Guardian on May 13.
At the time the article was published since its launch in August last year GodTube has uploaded more than 100,000 videos, all with an overt religious theme. About 40 workers are employed in order to vet each video before it is posted.GodTube also streams live sermons, and has a "prayer wall," where users post their petitions.
Sending prayers through the Web is popular, and earlier this year a site to send prayers to God was set up by Bill Tikos, based in Sydney, Australia, reported a local paper, the Sydney Morning Herald, April 20.In the first week after the site, Dear-god.net, was launched, more than 63,000 people visited and hundreds commented on people's prayers.
Evangelization
The possibilities of the Internet as a tool for evangelization were examined in an article published June 21 on the site InsideCatholic.com.Jennifer Fulwiler described her conversion from atheism to Catholicism and argued that the Internet will allow people to discover the truth about religion much more readily than any other medium.
Her own conversion came about as a result of following up some minor curiosities by searching on the Web for information about some philosophical questions. It was the interactivity of the ...
Record del cardinale Sepe su facebook, sfiora 2.000 amicizie
Nov 01, 2008
Sul profilo il datore di lavoro è Arcidiocesi di Napoli
Roma, 1 nov. (Apcom) - E' iscritto da pochi giorni ma è già boom di amicizie: il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, sbarca su 'facebook', la community interattiva che conta oltre un milione di iscritti, e ha già 'collezionato' 1.845 amici. Un numero che cresce di ora in ora. Un vero e proprio record.
E' una chiesa vicina alla gente, che adotta i mezzi di comunicazione più innovativi e giovanili, quella scelta dall'arcivescovo di Napoli. "Ordinato sacerdote il 12-03-1967, da circa due anni sono il Cardinale dell'Arcidiocesi di Napoli": questa la presentazione che campeggia nella home page di facebook del porporato, accompagnata da una sua foto e numerosi commenti. Come quello di Carlo Zarone che scrive: 'Ringrazio Dio di averci donato un Uomo e un Arcivescovo come lei! Con lei la speranza a Napoli non sarà mai rubata. A Maronn t'accumpagn".
Sulla pagina di facebook anche alcune informazioni del cardinale. La data di nascita (2 giugno 1943), l'Università (Pontificia Università Lateranense) e il datore di lavoro: l'arcidiocesi di Napoli. Dal suo profilo, scopriamo inoltre che il cardinale Sepe è un fan di Don Bosco, amico delle Acli nel mondo e sostiene la causa dei cristiani perseguitati in India.
Il cardinale di Napoli, Sepe sara’ premiato al Valitutti con lui anche Rita Borsellino tutto pronto per le finalissima della XV edizione 2008
Nov 01, 2008
( 1-nov-08 ) - Il cardinale S.Em. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, sarà premiato alla XV edizione del Premio Internazionale di Saggistica “Salvatore Valitutti”, in programma martedì 4 novembre 2008 alle ore 17.00 presso Palazzo S. Agostino, a Salerno. Al cardinale sarà consegnato il Premio Presidente della Provincia per la sua pubblicazione “Non rubate la speranza” edito da Mondadori e dedicato al riscatto della città partenopea.
Premio per la sua recente pubblicazione “Per la Legalità” a Rita Borsellino, che continua in tutta Italia il suo impegno per la difesa dei valori della legalità e della giustizia.
In occasione della finalissima sarà presentato il volume “Salvatore Valitutti: 1907-2007”, edito dalla Provincia di Salerno in occasione del centenario della nascita dello statista e pedagogista salernitano. Il libro, nella concomitante occasione del decennale del Centro Studi intitolato a Valitutti, è stato curato dal direttore del centro, Renato Cangiano, che sottolinea l’attualità di uno studioso che ha dedicato gran parte della sua vita alla tutela della scuola come agenzia educativa fondamentale. Dopo i saluti del presidente della Provincia, Angelo Villani e di Matilde Romito, Direttore del Settore Beni Culturali, Musei e Biblioteche della Provincia, ci sarà la testimonianza di Aldo Piero Amati, docente di Politica Economica presso l’Università di Salerno. La serata, che vedrà la presenza dell’arcivescovo metropolita di Salerno, mons. Gerardo Pierro e del rettore dell’Ateneo di Salerno, Raimondo Pasquino, sarà presentata dalla giornalista Concita De Luca. Gli interventi musicali saranno affidati al Coro Polifonico “T. Tasso”, diretto dal maestro Romeo Mario Pepe e coordinato da Carmencita Sorice. Nelle sale dell’antico convento agostiniano sarà esposta la mostra bibliografica delle opere inviate dalle case editrici che hanno partecipato al Premio; mostra curata da F.Amaturo, F.Teano e M. D’Eboli.
Intanto c’è grande attesa per conoscere il nome del vincitore assoluto, che dovrà essere scelto tra le centinaia di titoli giunti alla giuria. La stessa, presieduta da Giuseppe Cacciatore, direttore del Dipartimento di Filosofia della Federico II di Napoli, dovrà decretare il titolo meritevole di aggiungersi alla prestigiosa rosa di autori che negli anni precedenti ha vinto il prestigioso riconoscimento. Tra gli altri: Gabriele De Rosa, Gianni Vattimo, Giuseppe Galasso, Franco Cardini, Massimo Fini, Girolamo Cotroneo, Antonio Ghirelli, Virgilio Melchiorre, Joseph Ratzinger, Aldo Masullo, Fiamma Nirenstein.
La pagina di Facebook del cardinale Sepe
Oct 25, 2008
NAPOLI - Chi storceva il naso di fronte al boom di Facebook, il social network più accorsato del momento, ora dovrà ricredersi e, con tutto il rispetto, farsi il segno della croce. Perché tra le faccine della community, da un paio di giorni c'è anche quella del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. Grande comunicatore, sua eminenza, che di quartieri e strade ne attravrsa tanti a piedi, ha subito fiutato che quella era una piazza reale, altro che virtuale, da non disertare. Ha preso tastiera e fotina e si è iscritto al sito www.facebook.com.
Il suo profilo recita: Cardinale Crescenzio Sepe. Uomo. Data di nascita: 2 giugno 1943; istruzione e lavoro: Università pontificia, Università lateranense; scuola superiore: Seminario di Aversa. Amici: 17 (almeno fino a ieri sera ndr); contatti c.grovino@chiesadinapoli.it. Nella foto sorride e stringe le mani come a porgertele per dire: se vuoi, possiamo parlarne, qui c'è una risposta. C.grovino è Carmine Grovino che cura anche il portale della diocesi di Napoli. È lui a ricevere le richieste di amicizia per l'arcivescovo e a sottoporgliele. «Ma poi - dice - è lui che decide. Come sua è stata la scelta di iscriversi a Facebook che ha sempre guardato con interesse».
Perché dove ci sono i giovani, ha detto spesso, vuole esserci anche lui. «Proprio così. La sua presenza su facebook s'iscrive nell'idea ispiratrice del progetto del nuovo portale della diocesi, che non solo vuole mettere in comunicazione tutte le parrocchie, ma creare una rete vera tra persone». E si sa, oggi non c'è niente di più reale che il virtuale. «Soprattutto per le fasce d'età psicologicamente più a rischio, quelle che più preoccuano il cardinale, ovvero i ragazzi dai 13 ai 40 anni. Per affermare concretamente la centralità della parrocchia sul territorio e nel tessuto giovanile, bisogna sperimentare il nuovo. E Facebook è senz'altro una grande occasione».
Per un pulpito virtuale? «Non proprio. Il pulpito continuerà ad essere la chiesa. L'obiettivo è quello di creare un contatto, di dare un messaggio di vicinanza, ma l'augurio è che dopo ci sia un incontro fisico tra persone e parrocchia. Il cardinale sa che i nuovi strumenti telematici devono affiancarsi e non sostituirsi ai luoghi canonici. Certo con Fb sua eminenza intende rilanciare l'opinione della chiesa di Napoli anche a chi ne è più lontano, quei giovani che per risolvere i propri disagi trovano più facile isolarsi dietro uno schermo che andare in chiesa ». Che dire? Geniale. L'apostolato napoletano diventa internettiano, e, con l'arcivescono Sepe, nasce la nuova chiesa «partenettiana».
Natascia Festa
24 ottobre 2008
Kardinal Sepe solidarisiert sich mit Anti-Mafia-Autor
Oct 22, 2008
"Camorra ist ein Riese auf tönernen Füßen, den man mit vereinten Kräften stürzen kann"
Rom, 15.10.08 (KAP) Nach der Mordankündigung der Camorra gegen den Anti-Mafia-Autor Roberto Saviano hat sich Neapels Erzbischof, Kardinal Crescenzio Sepe, mit dem Bedrohten solidarisiert. Die Warnung an den Verfasser des Bestsellers "Gomorrha" sei "ein Ausdruck der Schwäche derjenigen, die Drohungen verbreiten", sagte Sepe laut der italienischen Tageszeitung "Il Messaggero" (Mittwoch). Die neapolitanische Mafia nannte er ein "Krebsgeschwür" und "verachtenswerte Sippschaften".
Die Camorra hatte angekündigt, den Schriftsteller bis spätestens Weihnachten zu töten. Sepe rief Saviano auf, nicht den Mut zu verlieren. Sein Buch tue nichts anderes, als eine dramatische Wirklichkeit herauszustellen. "Er schildert die Dinge, wie sie sind", sagte der Kardinal laut der Zeitung: "Die Tatsache, dass er bedroht wurde, darf seine herausragende Arbeit nicht negativ beeinflussen". Die Camorra sei ein "Riese auf tönernen Füßen, den man mit vereinten Kräften stürzen kann", betonte der neapolitanische Erzbischof.
El cardenal Sepe visita Moscú invitado por el Patriarca Alejo II
Oct 02, 2008
El arzobispo de Nápoles, cardenal Crescenzio Sepe, se halla desde ayer en visita oficial a Moscú, invitado por el Patriarca Alejo II y por el Metropolita Kirill.
NÁPOLES/MOSCÚ, miércoles 1 de octubre de 2008 (ZENIT.org).- El purpurado ha acudido acompañado del presidente de la Comunidad San Egidio, Andrea Riccardi, así como por el obispo de Terni y presidente de la Comisión para el Ecumenismo de la Conferencia Episcopal Italiana, monseñor Vincenzo Paglia, informa la agencia italiana SIR.
En el encuentro de esta mañana con el Patriarca Alejo II, el cardenal Sepe le entregó una reliquia de San Genaro, mártir napolitano del siglo III muy venerado por los ortodoxos, y una carta del Papa Benedicto XVI.
El patriarca Alejo II afirmó que "el sentido común de una misión cristiana acerca a la Iglesia ortodoxa rusa a la diócesis de Nápoles", y ofrece "la esperanza de un desarrollo de las relaciones con la Iglesia católica".
Por su parte, el cardenal Sepe afirmó que ambas comunidades cristianas "deben trabajar juntas y con valor para devolver el alma a esta Europa nuestra: de esta alma brotan esperanza para el futuro de nuestros pueblos y caridad ante los sufrimientos del mundo moderno".
Según un comunicado oficial de la diócesis napolitana, se trata de un "acontecimiento histórico sin precedentes", ya que es la primera vez que un cardenal de la Iglesia católica romana es invitado oficialmente por la cabeza de la Iglesia ortodoxa rusa.
Esta visita se produce después de un año de que se celebrara un encuentro interreligioso mundial en Nápoles, inaugurado por el propio Papa Benedicto XVI el 21 de octubre de 2007, promovido por la Comunidad de San Egidio.
En aquella ocasión, el cardenal Sepe donó la iglesia napolitana de Santa María del Buen Morir a la comunidad ortodoxa rusa, entregando las llaves al propio Metropolita Kirill. Este gesto, afirma el comunicado de la archidiócesis italiana, "fue muy apreciado por la jerarquía ortodoxa" como "gesto concreto del proceso ecuménico".
Tra Cardinale Sepe e Rotary Club arriva una nuova alleanza
Oct 02, 2008
"Entro in una casa dove sento di trovarmi bene". Con queste parole, libero da ogni formalità di circostanza, il cardinale Crescenzio Sepe è entrato a far parte, come socio onorario, del Rotary Club Napoli ovest.
(denaro.it, 02-10-2008) L'invito gli era stato rivolto dal presidente Mario Mariano. A ingresso avvenuto, si può dire che non si è trattato di un atto di pura cortesia: né da parte del cardinale che ha accettato, né da parte di Mario Mariano che quell'invito gli ha rivolto. Si è compreso subito, infatti, che fra la Curia napoletana e il Rotary si è stretta una nuova alleanza. Il risveglio della città, ha sottolineato il cardinale, è senz'altro possibile, ma a patto che incominciamo da noi a coagulare le forze. Nessuno deve potersene sentire escluso. E il presidente del Rotary: abbiamo molto da imparare da lei.
A Napoli i cardinali hanno un destino preciso: la devozione religiosa e morale deve diventare progetto di rigenerazione sociale. Ognuno, ovviamente, secondo i problemi che trova e il contesto storico in cui ha il dovere di agire. Gli ultimi tre cardinali sono, da questo punto di vista, un significativo esempio di diversità pur nella continuità.
A Corrado Ursi, a partire dagli anni Sessanta, toccò di operare contro la povertà che assediava le fasce più deboli in molti quartieri popolari. Agì contro il Banco dei Pegni; si fece disegnare, nello studio privato, la "mappa della miseria". Ogni amministratore pubblico che andava a fargli visita, veniva portato davanti al grande pannello, costretto a una sia pur breve riflessione ma soprattutto a prendere impegni per migliorare le condizioni dei ceti più emarginati. A un sindaco un po' riottoso, non esitò a dire: "L'accoglierò col sorriso solo quando avrà compiuto gli atti che le spetta di compiere".
Il cardinale Michele Giordano è dovuto scendere in campo più volte, con energia, per "strigliare" la classe dirigente del Comune e della Regione. Ogni volta, nei palazzi del potere, qualcuno si faceva il sangue amaro. Avrebbero fatto carte false per allontanare Giordano da Napoli. Ma sul punto che toccava la piaga del non lavoro, il cardinale era irremovibile: tutte le volte che i disoccupati invadevano il Duomo, lui accorreva loro incontro e sollecitava ministri e presidenti della Repubblica ad avvalersi del proprio potere di intervento. Giordano divenne un cardinale scomodo.
Con Crescenzio Sepe è ancora troppo presto per fare un bilancio della sua azione, per dire se sia o no riuscito a scuotere gli animi addormentati degli amministratori pubblici, a risvegliare le "anime morte" dei palazzi che contano. Certo, è un personaggio che dà immediatamente l'idea di una volontà precisa, perfino dura. Non ama le circonlocuzioni verbali eleganti anche se un po' retoriche. L'ispirazione dei suoi toni e delle sue frasi viene direttamente dall'uomo che sa di non poter passare per la città con le mani davanti agli occhi. E' un cardinale d'azione che stimola a reagire con forza affinché il territorio sia più vivibile. Per territorio lui intende giustamente tutta la città, perché Napoli si salva tutta insieme o non si salva. Ai camorristi parla quasi con la voce di Giovanni Paolo secondo in Sicilia: arrendetevi, siete nulla; le armi con cui oggi uccidete, uccideranno voi domani.
Il nemico di tutti resta l'assuefazione. A Napoli – è il pensiero del cardinale Crescenzio Sepe – o si diventa martiri o vuol dire che ci si è arresi. Raccoglie la riflessione e la sfida Mario Mariano quando esprime l'impegno del Rotary ad agire perché si esca dal lungo sonno, a mettere in campo una forte volontà di cambiamento, a uscire dalla dolorosa filosofia dell'emergenza per approdare alla gestione ordinaria dei problemi.
Uomo di volontà, il cardinale Sepe è anche uomo di spirito. Alla domanda: "Poiché i due maggiori palazzi del potere (Comune e Regione) portano i nomi di due santi (San Giacomo e Santa Lucia) e dal momento che funzionano così male, non si potrebbero revocare le due sante intitolazioni?". Il cardinale ascolta un po' divertito. Ci pensa un momento e poi, con un leggero sorriso, risponde: "Perché no. La cosa si potrebbe anche fare…".
Il Cardinale Sepe: «Se non avessi speranza non sarei neanche prete»
May 22, 2008
Crescenzio Sepe è un uomo diretto. Anche dai modi spicci se si tratta di andare al sodo.
(Il Tempo, 21/05/2008) Proprio ieri è uscito il suo libro «Non rubare la speranza» (Mondadori, 12 euro) che ha scritto nei giorni angosciosi di Napoli.
L'arcivescovo del capoluogo partenopeo prova energicamente a fare la sua parte.
Eminenza, ma lei ha ancora speranza?
«Credo fermamente come uomo, come cristiano, come vescovo che senza speranza qualsiasi avventura non sarebbe realizzabile. Se non avessi questa fede che le cose possono cambiare, possono migliorare, si possono perfezionare non solo non avrei scritto il libro ma non mi sarei fatto neanche prete. Invece questa fiducia enorme mi viene da Cristo, è lui che alimenta questa fede e questa speranza che è nel nostro cuore».
Che clima c'è in città? Di rassegnazione, di esasperazione, di disperazione?
«Certamente c'è gente che si sente umiliata e offesa. Ma in tanti c'è anche il desiderio in tanti di riscatto, di attesa per un cambiamento della situazione che è arrivata a un degrado davvero indescrivibile».
Che cosa si può fare?
«Bisogna mettere in campo tutte le forze che abbiamo. Tutti cercando di dare il proprio contributo».
E la Chiesa che cosa può fare?
«Può dare un suo contributo per l'educazione, la formazione, la sensibilizzazione per i problemi che sono anche di ordine etico e morale. Ma anche le istituzioni possono fare il loro, come pure le realtà scientifiche e accademiche, quelle industriali.Insomma, ognuno ha la possibilità di mettere in campo la propria competenza».
In città si respira un'area di sommossa. Sta per sfociare in una protesta clamorosa?
«È una ribellione davanti a queste immagini che hanno portato ancora una volta Napoli a essere rappresentata come una città sporca, la città della monnezza. È chiaro che la stragrande maggioranza dei napoletani vive con dignità e fierezza la propria cittadinanza ma tutto ciò procura una specie di ribellione».
Lei è arrivato a Napoli solo da qualche anno. Immaginava di trovarsi di fronte questa situazione di sfacelo?
«I problemi ci sono, ci sono sempre stati. Ma anche quel poco che ho potuto fare è sempre stato per cercare di mettere tutti assieme per risolvere questi nodi».
Ma quello dei rifiuti dura da quindici anni.
«Dura da tanti anni, è vero. Come anche quello dei rom. Si attende una risposta definitiva».
E quale può essere?
«Be', per cominciare devono darla coloro che sono responsabili. Ma tutti devono cercare di fare squadra». I responsabili dovrebbero uscire di scena?
«No, non spetta a me dare questi giudizi. Non posso e non devo. Parlo non delle persone, ma delle forze che sono in
campo».
La fiducia nelle istituzioni è crollata, l'ultimo baluardo è rimasta la Chiesa?
«Non lo so. Come Chiesa noi cerchiamo di educare al senso civico, al senso sociale, facendo sempre emergere quei valori di ordine morale e religioso, rinforzando i nostri fedeli, dando loro delle basi a cui riferirsi. Noi cerchiamo di non far morire la speranza, non farla rubare».
Che cosa si aspetta per domani (oggi, ndr)?
«Aspetto che ci siano delle indicazioni pratiche per la soluzione».
È fiducioso?
«Sono un uomo sostanziato di speranza».
Il cardinale Sepe: "La scelta dei poveri nasce dal Vangelo"
Mar 21, 2008
“Donare il nostro amore e la nostra vita ai nostri fratelli: questa l’essenza del sacerdozio”. Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, si è rivolto così a tutti i sacerdoti della diocesi, nella messa crismale celebrata ieri sera.
(Radio Vaticana, 20/03/2008) Lo riferisce l'Agenzia Sir. Ricordando i tanti “sacerdoti che hanno testimoniato con la santità della loro vita come l’amore sacerdotale sia la realizzazione più piena ed entusiasmante del nostro ministero”, il porporato, ha fatto riferimento al beato Gaetano Errico, “che abbiamo la gioia di venerare in questa nostra Cattedrale e che venereremo Santo dal prossimo 12 ottobre”. La Chiesa di Napoli, ha detto il cardinale Sepe ai sacerdoti, “ha bisogno di voi”. “Conosco - ha aggiunto - le vostre difficoltà e le fatiche apostoliche che, tutti senza distinzione, dovete affrontare in un lavoro che vi pone a combattere nei campi più difficili e nelle trincee più esposte del nostro territorio. Conosco il vostro coraggio e la vostra intelligenza, come pure la profonda motivazione e passione di servire il Signore e la Chiesa fra i poveri e con i poveri”. “Per noi - ha evidenziato il porporato - la scelta dei poveri non è ideologica, ma nasce dal Vangelo. Anche nelle nostre città, come nel mondo intero, sono molte e drammatiche le situazioni di ingiustizia e di povertà. Sono ancora tanti quelli che soffrono di solitudine e di vuoto esistenziale, perché abbandonati e disprezzati dalla cosiddetta civiltà del benessere; sono questi i più poveri tra i poveri, che hanno bisogno non solo del sostegno economico, ma anche di quella profonda vicinanza spirituale, umana e psicologica, che è propria del nostro ministero”.
Il Cardinale Sepe celebra la vita
Feb 01, 2008
Cardinale Sepe“Servire la vita” è il tema della XXX Giornata nazionale per la vita promossa dalla Cei che si celebrerà anche a Napoli domenica 3 febbraio 2008.
(napoli.com, 31/1/2008) «La civiltà di un popolo – si legge nel Messaggio della Cei - si misura dalla sua capacità di servire la vita. I primi a essere chiamati in causa sono i genitori. Lo sono al momento del concepimento dei loro figli: il dramma dell’aborto non sarà mai contenuto e sconfitto se non si promuove la responsabilità nella maternità e nella paternità. Responsabilità significa considerare i figli non come cose, da mettere al mondo per gratificare i desideri dei genitori; ed è importante che, crescendo, siano incoraggiati a “spiccare il volo”, a divenire autonomi, grati ai genitori proprio per essere stati educati alla libertà e alla responsabilità, capaci di prendere in mano la propria vita».
La manifestazione sarà presieduta dal Cardinale Arcivescovo Crescenzio Sepe che alle ore 10,30 incontrerà a piazza Dante le famiglie convenute, quelle delle diverse etnie presenti a Napoli e i rappresentanti dei 70 movimenti ed associazioni che difendono e promuovono la vita.
Il corteo partirà da piazza Dante e si snoderà per via Toledo, fermandosi a piazza Carità dove i giovani consegneranno all’arcivescovo un messaggio di speranza. Il cardinale e tutti i partecipanti arriveranno a piazza del Plebiscito accolti dai bambini delle scuole che partecipano all’iniziativa.
In piazza del Plebiscito fin dalle 9 saranno aperti gli stand delle associazioni e dei movimenti che animano la Giornata e che saranno visitati dal Cardinale. La S. Messa sarà celebrata nella Basilica di San Francesco di Paola alle ore 12.
"Situazione tragica Esponiamo le reliquie di San Gennaro"
Jan 26, 2008
Veglia in Duomo: la speranza è che il segno divino dello scioglimento avvenga in anticipo.
(quotidiano.net, 25 gennaio 2008) "La chiesa di Napoli sente la gravità del momento ed è per questo che la preghiera viene sulle labbra, ma va in cerca delle vie profonde per tracciare un cammino nuovo" Commenta Napoli, 25 gennaio 2008 - La città di Napoli "sprofondata in una delle notti più buie della sua storia" ha bisogno della preghiera di tutti e di un momento di riflessione. Così il cardinale Crescenzio Sepe nell'omelia che pronuncerà questa sera durante la veglia organizzata nel duomo. Un appuntamento voluto dallo stesso arcivescovo che ha disposto, per l'occasione, che vengano traslate ed esposte le reliquie del sangue di San Gennaro, così come si faceva in passato, in occasione di eventi gravi. La speranza è che il 'miracolo' dello scioglimento del sangue - considerato un segno divino - quest'anno avvenga prima del solito "La tragedia dei rifiuti ha portato di nuovo Napoli e tutta la Campania sulle prime pagine dei giornali e sulle televisioni di tutto il mondo con fotografie e titoli impietosi che tuttavia denunciano una realtà impossibile da giustificare. La chiesa di Napoli - dice Sepe - sente la gravità del momento ed è per questo che la preghiera viene sulle labbra, ma va in cerca delle vie profonde per tracciare un cammino nuovo". Il cardinale afferma che la Chiesa "non ha paura di sporcarsi le mani" e che vuole sottolineare come il dramma della spazzatura sia "emblema del superfluo". "I rifiuti non sono la corteccia da mettere via alla società del benessere ma rappresentano sempre più il simbolo della sua escrescenza, un tumore maligno che aggredisce e devasta". Un dramma che a Napoli "devasta un corpo già malato, fiaccato da troppi mali, ma ancor più da un cumulo di diagnosi sbagliate".
Rissa interrompe la messa del Card.Sepe in ospedale a Napoli
Dec 18, 2007
"Vergogna, mio fratello sta morendo e voi non avete una Tac in ospedale".
(ANSA, 2007-12-18) NAPOLI - E' la disperazione del fratello di un paziente ricoverato al Cotugno che al momento della benedizione ha interrotto la messa di Natale officiata dal cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, nella sala conferenze Ferruccio De Lorenzo. Minacce di morte ed insulti al direttore generale, Antonio Giordano, salvato dalla furia dell'uomo, che ha cercato perfino di colpirlo con calci e pugni, dall'intervento delle guardie giurate, e parole durissime per Agostino Sassele, direttore del dipartimento staff della direzione generale. "Mio fratello sta male e attende una tac da 15 giorni, se lui muore la pagherete" ha urlato l'uomo dando sfogo a tutta la sua rabbia e chiedendo scusa al cardinale Sepe per aver interrotto la messa. "La Tac avrebbe dovuto essere inaugurata oggi, ma lo sciopero dei Tir dei giorni scorsi ha permesso di installarla - ha detto il dottor Sassele - in ogni modo al paziente era stata già prenotata una tac altrove". Il ragazzo ricoverato ha problemi di tossicodipendenza. "Il paziente ha delle convulsioni - ha spiegato Raffaele Pelella, direttore dell'Unità di Rianimazione ed Anestesia - ma non è in pericolo di vita. Comprendo la preoccupazione dei parenti ma la tac non rappresenta per lui un esame salvavita". "Comprendo la crisi di sconforto dell'uomo - ha commentato il cardinale Sepe - lui credeva che il fratello stesse morendo, ma i medici mi hanno assicurato che non è così".
Napoli aspetta il papa. Il cardinale Sepe a Korazym: una visita che darà forza
Oct 06, 2007
A pochi giorni dalla visita di Benedetto XVI nella città partenopea, incontriamo l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe. L'attesa e le speranze, ma anche un intenso itinerario di preparazione.
(korazym.org, 04/10/2007) La preparazione logistica e spirituale, le attese e le speranze ed una consapevolezza chiara: in vista dell'arrivo del papa, "Napoli è pronta a prendere in mano la sua storia e il suo futuro". A parlare è il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo della città partenopea, raggiunto ieri da Korazym.org, a margine della riunione della Conferenza episcopale campana. Il cardinale ha fatto il punto sulle tante iniziative di preparazione della giornata del 21 ottobre: dalle catechesi ai gesti di solidarietà, passando per la veglia con i giovani del 20 ottobre, evento che si aggiunge alla proposta dell’Adunanza Eucaristica.
L’arcivescovo di Napoli cardinale Crescenzio Sepe (al centro), il vescovo ausiliare di Napoli mons. Filippo Jannone, O. Carm. (a sinistra) e l'arcivescovo-vescovo di Aversa Mario Milano (a destra) a Pompei in occasione della riunione della Conferenza episcopale campana, il 3 ottobre 2007.
Eminenza, ormai mancano meno di venti giorni alla visita pastorale del Santo Padre a Napoli, il 21 ottobre 2007. Cosa si sente di dire ai napoletani e a tutti i campani che attendono l’incontro con papa Benedetto XVI?
"Attesa … è proprio questa la parola giusta. Da quando il 29 giugno, in occasione della solennità degli Apostoli Pietro e Paolo il Santo Padre ha voluto comunicare la sua decisione di venire a Napoli, l’attesa in tutti i credenti e, in generale in tutta la Città e la Regione, è cresciuta sempre più. Nelle parrocchie, nei movimenti, nelle comunità religiose è palpabile l’emozione, unita però, alla consapevolezza dell’importanza di prepararsi bene all’incontro con il successore di Pietro. Proprio per questo sin dall’indomani dell’annuncio abbiamo preparato una serie di iniziative e di sussidi per aiutare tutti: laici, sacerdoti, religiosi a realizzare una profonda preparazione alla giornata del 21 ottobre".
In particolare, di cosa si tratta?
"Fin dall’inizio del mese di settembre si sono svolti incontri di catechesi biblica per studiare le tematiche del primato del papa, della comunione della Chiesa con il vicario di Cristo, in particolare approfondendo il capitolo 21 del Vangelo di Giovanni, l’omelia tenuta dal Santo Padre il 29 giugno scorso e la Nota pastorale dei vescovi italiani a conclusione del IV Convegno Ecclesiale di Verona. Molto significativo è stato, inoltre, l’invito ad incrementare le iniziative di carità, in aggiunta a quelle già esistenti, motivandole con la visita del papa. Napoli e la Campania non sono zone ricche, ma le persone qui sono molto generose con chi è meno fortunato. Ho potuto constatarlo di persona in occasione dell’asta di beneficenza "In nome della vita", da me lanciata nello scorso mese di dicembre, per realizzare alcune strutture per bambini leucemici all’Ospedale Santobono-Pausillipon e per la Thailandia. È per questo che sono certo che molti risponderanno all’invito a fare un gesto di solidarietà verso i meno fortunati".
Ci sono state iniziative rivolte in particolare ai giovani?
"Certamente. I giovani sono il nostro futuro e sono quelli che potranno trarre dall’incontro con Benedetto XVI i migliori frutti spirituali. Proprio per questo la sera precedente, sabato 20 ottobre, li ho convocati per una Veglia, denominata "Di piazza in piazza … lo annuncio a te". Si svolgerà, non a caso, in una delle periferie della città, nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Ponticelli. Sarà un momento di festa, con testimonianze, canti, preghiere e musica, un’occasione per incontrarsi, conoscersi, scambiarsi esperienze e condividere la vita e la fede in compagnia del proprio Pastore, nell’attesa di incontrare il Santo Padre nella Santa Messa in piazza Plebiscito. Ma oltre ai giovani delle parrocchie e dei movimenti, (molti li ho incontrati personalmente a Loreto il mese scorso), abbiamo pensato anche agli studenti. Grazie alla collaborazione del direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, dott. Alberto Bottino, si sono svolti momenti di sensibilizzazione specifici per gli studenti, guidati molto spesso dagli insegnanti di religione".
L’incontro con il papa è quasi in contemporanea con il grande Meeting interreligioso, "Per un mondo senza violenza - religioni e culture in dialogo" (dal 21 al 23 ottobre 2007), promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Lei ha sostenuto con forza questo incontro. Quale è il contributo specifico che Napoli e la Campania possono dare ad un appuntamento così importante?
"Lo scorso anno ad Assisi, al termine del Meeting 2006, invitai gli organizzatori a venire a svolgere a Napoli l’edizione di quest’anno perché ero convinto, e lo sono tuttora, che Napoli, splendida città mediterranea che sa accogliere con calore chiunque le faccia visita, abbia il dialogo e la vita con gli altri nel suo carattere profondo. Napoli parla al Mediterraneo, luogo dove si possono accendere o spegnere tanti conflitti. Napoli vuole essere l’Europa aperta al Mediterraneo, all’Africa, al mondo. E sono certo che la presenza di tanti capi religiosi [all’incontro parteciperanno, tra gli altri, il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I; l’arcivescovo di Canterbury, Rowan D. Williams; il rabbino capo d'Israele, Yona Metzger; il rettore dell'Università di Al-Azhar in Egitto, Ahmad Al-Tayyeb, N.d.R.] segnerà un passo significativo nella strada della pace e del dialogo. Inoltre, come si sa, alcuni momenti del Meeting si terranno in diverse Città della Campania, come Nola, Benevento, Amalfi, Torre Annunziata e altre, che potranno dare un contributo specifico all’iniziativa e riceverne contemporaneamente i frutti di grazia".
Napoli, però, non è una città esente da problemi. Come possono la visita del papa e l’incontro interreligioso aiutarla a dissipare le nebbie che la opprimono e allontanare i mali che la insidiano?
"La Chiesa in Napoli non dimentica i problemi che attanagliano la Città e la Regione, ma non lascia che queste difficoltà fermino la fede dei credenti e la tenacia degli uomini di buona volontà. Come ho detto in occasione della festa del Patrono, san Gennaro: ‘L’ormai imminente visita del Santo Padre Benedetto XVI è una provvidenziale occasione per dare nuovo slancio a una terra che già l’amato predecessore, il servo di Dio Giovanni Paolo II, pose al centro del suo indimenticabile pellegrinaggio di 17 anni fa. Da un papa all’altro, Napoli è chiamata a misurare la propria capacità di ritornare ad essere, ogni giorno di più, protagonista di un proprio futuro di giustizia, di pace e di libertà. Altro che male inguaribile: Napoli è pronta a prendere in mano la sua storia e il suo futuro. Di inguaribile, per questa città, resta solo la sua grande capacità di amare. Mettiamo questi nostri impegni nelle mani della nostra Madre Santissima, Regina di Napoli, sicuri che, con la protezione anche del nostro patrono, il santo martire Gennaro, il Signore accoglierà le nostre preghiere’. La parola del Santo Padre conforterà la nostra azione, sosterrà le nostre iniziative, accompagnerà le nostre proposte e incoraggerà la nostra pastorale. Queste giornate certamente serviranno a restituire a questa terra, tra le più belle che Dio ha creato, la forza dell'amore, della condivisione, della comunione perché il nostro popolo dal grande cuore possa ritrovare in se stesso la speranza che illumina il domani".
Italian cardinal opposes gay-art exhibit
Jul 18, 2007
Cardinal Crescenzio Sepe of Naples has spoken out against plans for an art exhibit with a homosexual theme.
Naples, Jul. 17, 2007 (CWNews.com) - The Italian daily Corriere della Sera reports that Cardinal Sepe staked out his opposition to the showing, which is scheduled to run from August 2 through November 30 in Naples. "I hope that respect prevails," the cardinal said, "because to be authentic, art must also be respectful of others."
Cardinal Sepe made his comment shortly after the sponsors of a controversial show in Milan announced that they were canceling their exhibit rather than submitting to the demands of that city's mayor, who had said that several works should be removed from the exhibit to avoid giving offense to Catholics.
"Festeggiavo in solitudine le vittorie del Napoli in B e C"
Jun 16, 2007
Un´icona in stile orientale "per ricordarvi che il vostro vescovo prega perché possiate raggiungere mete sempre più prestigiose", e un pallone regolamentare che tutti i calciatori hanno firmato per dedicarlo ad un tifoso eccellente, il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe che oggi li ha ricevuti insieme all´allenatore Edy Reja e al direttore Pier Paolo Marino, nei saloni della Curia arcivescovile.
(ANSA, 13 Giugno 2007) Questi i regali che il Napoli e l´arcivescovo si sono scambiati, per festeggiare la promozione in A. Sepe è stato invitato da Marino a dare il calcio di inizio dell´incontro- festa che suggellerà domani sera allo stadio San Paolo il ritorno della squadra nella massima serie. Sarà una partita di beneficenza "alla quale parteciperanno - ha detto Marino - oltre ai nostri giocatori tanti artisti e cantanti che ci hanno sostenuti nella riconquista della serie A; il ricavato che sarà raccolto da una vendita a prezzi popolari dei biglietti lo consegneremo nelle mani di Sua Eminenza che più di ogni altro conosce i bisogni di questa città".
Il cardinale Sepe apprezza l´invito e si riserva di decidere nella giornata di domani considerata l´agenda ricca di impegni.
"Sicuramente ci sarò alla prima giornata di campionato - annuncia - per assecondare questa mia debolezza". Così definisce la sua passione per la squadra del cuore e rivela di averne seguito spesso da solo "da Roma o dall´estero attraverso il televideo tutte le partite che hanno portato il Napoli dalla serie C alla A e quando vincevate, festeggiavo in solitudine, ma domenica la mia gioia è esplosa insieme a quella dei napoletani".
E racconta: "Dovevo andare a celebrare messa in una parrocchia del centro storico ed anche la mia macchina è rimasta imbottigliata nella festa azzurra. Ho vissuto quell´entusiasmo, partecipavano tutti giovani, anziani, famiglie con bambini. Tutta la società ha voluto godere di questa vittoria, ora non solo la squadra deve stare in serie A ma tutta la città che esprime tante positività e ha un materiale umano formidabile. Se riusciremo a esplicitarlo Napoli avrà la considerazione di tutti, non come adesso che ci mettono in serie B e forse anche in serie C".
Il cardinale Sepe a Korazym.org
May 08, 2007
Educazione, formazione e cultura contro la camorra.
(Korazym.org, 07/05/2007) La sensibilizzazione dei giovani sulla lotta alla criminalità, la testimonianza pubblica dei cattolici e la sfida dei linguaggi per la Chiesa. Ne parliamo con l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe.
Il 1 luglio dell'anno scorso, giorno dell'ingresso ufficiale in diocesi come arcivescovo, il cardinale Crescenzio Sepe decise di iniziare la sua missione a Napoli partendo dal quartiere di Scampia, tra i più caldi sul fronte della criminalità. Un segnale forte a cui ne sono seguiti molti altri, specie rivolti alle nuove generazioni, come la lettera pastorale ai giovani e l'invito in Quaresima a consegnare i coltelli in chiesa, rinunciando alla violenza. L'arcivescovo continua così la sua battaglia contro la camorra, nella convinzione che “la fede debba essere incarnata nel contesto sociale”, nonostante le difficoltà e i problemi. Lo ha ripetuto anche a Korazym.org, - a margine del Meeting dei giovani di Pompei - in un colloquio a 360 gradi sulla pastorale giovanile, l'impegno contro la criminalità, passando per la testimonianza pubblica dei cattolici in vista del Family Day e l'importanza per la Chiesa di migliorare la comunicazione.
Eminenza, nei suoi primi mesi alla guida della diocesi di Napoli ha lanciato numerose iniziative di sensibilizzazione rivolte ai giovani. Qual è il messaggio di fondo?
“Sono convinto che in nome della loro fede, i giovani non possano ignorare la realtà in cui vivono. Non è possibile chiudere gli occhi di fronte a certe situazioni di carattere culturale e sociale, perché è dalla realtà che nel bene e nel male prende forma anche la fede. Essere coscienti della propria identità cristiana significa conoscere la natura dei problemi e affrontarli: la fede deve essere incarnata e si deve essere pronti a rispondere”.
Sui temi della legalità, vede già dei frutti o comunque un'inversione di tendenza?
“Direi di sì. Prendo atto di una sensibilizzazione e una volontà forte a partecipare alla vita della Chiesa e della società. I giovani che incontro nelle zone pastorali esprimono questo desiderio forte: sono ragazzi maturi, ben formati, con una grande voglia di fare e la consapevolezza di essere una forza di rinnovamento. La Chiesa certamente si basa su questa speranza. Mi auguro che le istituzioni e la società in genere facciano altrettanto”.
Ancora non lo fanno?
“Tutti hanno capito che per avere dei risultati è necessario andare alla base dei problemi. Ci sono emergenze da risolvere, ma se si vuole contrastare lo sviluppo di certi fenomeni, bisogna andare a monte. In concreto, impegnarsi in un nuovo modello di educazione, di formazione e di cultura. A riguardo, forse a volte mancano le strutture adatte e in generale, un impegno deciso a spendere sulla cultura per una rifondazione della società: un obiettivo raggiungibile solo se tutte le forze in campo si uniscono e gettano nuove basi”.
La Chiesa di Napoli come si muoverà in futuro?
“Ho voluto che i giovani fossero inseriti come protagonisti nella dinamica pastorale. Ogni evento futuro, a cominciare dall'incontro internazionale delle religioni di ottobre (ndr. All'iniziativa potrebbe esserci anche il papa) riserverà ai giovani un ruolo centrale. Quanto al resto, stiamo cercando di creare dei centri permanenti di formazione giovanile. Nei prossimi giorni, per esempio, valuterò un progetto di ristrutturazione di alcuni locali per dare ai ragazzi occasioni concrete per esprimere le loro potenzialità”.
Insomma, una Chiesa che esprime a pieno la vicinanza ai problemi della gente. Eppure, parlando di temi etici, l'opzione positiva del cristianesimo, sottolineata più volte dal papa, viene spesso bollata come oscurantismo. È solo malafede degli interlocutori, oppure per la Chiesa esiste un problema di comunicazione?
“Guardi, la verità della Chiesa qualche volta può fare male. Nel Vangelo si racconta che alcuni discepoli se ne andarono perché ritenevano troppo dure le parole del Signore. La nostra missione però è quella di dire la verità e nessuno può cambiare la dottrina fondamentale. Certo, si devono usare metodi per fare conoscere meglio i contenuti, anche attraverso una comunicazione migliore. In questo campo c'è da fare molto. Vorrei però chiarire una cosa”.
Prego...
“Personalmente credo che indipendentemente dai linguaggi, ci sarà sempre uno zoccolo duro di chi ha orecchi ma non vuole intendere, occhi ma non vuole vedere. È un'opposizione che non si arrende perché vedrebbe toccati i propri interessi”.
Tra pochi giorni, si svolgerà il Family Day. Non vede un rischio di strumentalizzazioni?
“Come vescovi abbiamo chiarito con fermezza che l'incontro è un'iniziativa dei laici che si riconoscono in determinati valori e vogliono renderli presenti anche all'opinione pubblica. Le strumentalizzazioni politiche sono sempre possibili, ma il fatto che i vescovi non scendano in piazza dovrebbe far capire che il Family Day vuole essere una manifestazione senza connotazioni. Quando c'è chiarezza sulle finalità, il rischio di cui parla può benissimo essere evitato”.
Benedetto XVI riceve il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli
Mar 27, 2007
Oggi è stato ricevuto dal Papa anche il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli. Ai nostri microfoni racconta come la sua diocesi si sta preparando alla Pasqua, in un periodo molto difficile per la città che sta vivendo una recrudescenza della violenza di stampo camorristico. Ascoltiamo il porporato al microfono di Fabio Colagrande:
(Radio Vaticana, 26/03/2007) R. - Ho cercato di incarnarmi un po’ nella situazione che stiamo vivendo in questo particolare momento per dare alla Quaresima una caratteristica fortemente biblica, pastorale e anche con qualche riflesso nel sociale e per risvegliare le coscienze che si trovano in uno stato piuttosto quiescente, e dare dei segnali forti affinché potessero rientrare un po’ in se stessi e quindi cercare di legare quel senso molto profondo che si sente qui a Napoli. In modo particolare si è voluto risvegliare l’attenzione dei giovani con una lettera che io ho inviato proprio all’inizio della Quaresima contro IL “bullismo” e le baby-gang…
D. – Lei si è rivolto con questa lettera ai giovani e li ha invitati ad abbandonare la violenza, concretamente a “lasciare cadere i coltelli”. Già c’è stata una risposta, non è vero?
R. – E’ stata una risposta molto concreta, e direi anche superiore alle previsioni, perché so che per esempio nella cattedrale, nel cesto, hanno deposto numerosi coltelli. Qualcuno è arrivato anche riservatamente a me, in una busta. Il giovane diceva "io ho voluto mandare direttamente a lei il coltello che usavo per difendermi". Direi che la risposta è stata forte. Credo che questa sensibilizzazione dei giovani sui valori autentici della vita e della giovinezza, è forse questo il migliore risultato che ci si poteva aspettare.
D. – Lei recentemente ha affermato che la questione dei giovani, della disoccupazione giovanile, è la vera e propria questione meridionale in questo momento. La Chiesa cosa può fare in questo campo?
R. – Si stanno creando - alcune già esistono, altre si stanno realizzando – delle minicooperative per raccogliere i giovani, per non farli stare nelle strade e insegnare loro un mestiere. Sono tutte cose che oggi occupano i giovani e domani li possono mettere in un mercato che li possa assorbire e impegnarli.
D. – Cardinale Sepe, qual è la situazione, in questo momento, di questa città e della provincia che spesso è sui giornali per fatti di cronaca nera?
R. – C’è una sensibilità molto forte per un riscatto, un riscatto civile, un riscatto anche culturale ed economico, soprattutto poi se è fondato sulle motivazioni religiose che noi cerchiamo di dare continuamente nei vari incontri, soprattutto con i giovani. C’è una risposta molto positiva. C’è bisogno però che questi ragazzi in genere, ma anche la popolazione, sia aiutata a darsi delle motivazioni per poter reagire. Certamente c’è questa grossa volontà, questo grosso impegno e anche una risposta molto positiva a queste iniezioni di fiducia, di speranza, che stiamo cercando di mettere un po’ in tutti.
Omelia delle Ceneri
Feb 23, 2007
Io conto sulla bontà dei giovani.
(denaro.it, 22-02-2007) Io conto sui giovani e credo nella bontà dei loro cuori”. Lo afferma l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe durante l’omelia di ieri per le Ceneri celebrata nel Duomo. Dopo le cassette per la raccolta dei coltelli fuori le chiese, l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe lancia anche sette videomessaggi per le famiglie napoletane. Il cardinale invita a guardare il nostro mondo e a trovare i segni del suo Creatore.
di Riccardo Parisi
“Entrare nelle case dei napoletani per proporre brevi riflessioni che aiutino a non disperdersi in questo tempo di Quaresima”. È questa l'iniziativa quaresimale del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, attraverso sette video-messaggi teletrasmessi, il cui filo conduttore sarà il mistero di Dio Creatore di tutte le cose.
Nei messaggi, con un tono molto familiare - informa la diocesi - il porporato invita a guardare il nostro mondo e a trovarvi i segni del suo Creatore. “Impegniamoci a vivere e a promuovere la dignità dell'uomo, speso deturpata qui nella nostra terra - afferma Sepe - è il monito dell'arcivescovo di Napoli. Impegniamoci a custodire e salvaguardare, il giardino a noi consegnato dalle mani di Dio”. Dopo l’iniziativa delle cassette fuori dalle chiese per raccogliere i coltelli e che ha avuto in una settimana un incoraggiante riscontro, con venti fendenti consegnati in forma anonima, a poche ore dalla celebrazione, nella giornata di ieri, delle Ceneri, il cardinale Sepe si affida ai videomessaggi per arrivare direttamente alle famiglie e ai giovani di Napoli.
Ma è proprio ai giovani che si rivolge nelle prime parole dell’omelia delle Ceneri, pronunciata all’interno del Duomo di Napoli. “In questo tempo di Quaresima -afferma il cardinale - dobbiamo domandarci da dove vogliamo partire e dove vogliamo arrivare. Allargando l’orizzonte alla realtà che ci circonda, il nostro sguardo non può non fermarsi sulla sofferernza, sul dolore, sulla violenza, sui soprusi, sulle sopraffazioni, sulle ingiustizie che tanti nostri fratelli e sorelle subiscono ogni giorno”. Poi il riferimento ai giovani che hanno restituito i loro coltelli:”Auspico che altri giovani vogliano seguire il loro esempio. La nostra è una speranza gridata, affinché la violenza ceda il passo alla pace”.
La sfida del cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe che scrive una lettera alle baby gang
Feb 11, 2007
«Aprite le mani, buttate i vostri coltelli, lasciateli in chiesa, sotto al crocifisso: con il loro acciaio costruiremo zappe e vanghe, attrezzi per lavorare».
(Il Tempo, 11 febbraio 2007) Il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, alza la voce e va dritto al bersaglio. Con i giovani ha instaurato un rapporto speciale, un dialogo diretto, fin da quando, il giorno stesso in cui si insediò a Napoli, decise di presentarsi nelle strade di Scampia, il quartiere dei cento morti per la faida di camorra. E anche ora che l'emergenza si chiama invece bullismo, e sangue di adolescenti scorre anche nelle strade dei quartieri-bene, monsignor Sepe non si tira indietro. «Il bullismo non è la via», dice nel suo appello ai giovani napoletani: il coraggio è altra cosa. Il cardinale ha scritto una lettera per i giovani della città. Sarà consegnata nelle scuole, elementari, medie, superiori, commentata e letta nelle classi, l'auspicio è che arrivi nelle famiglie. «Aprite le mani, lasciate cadere i coltelli che spargono soltanto sangue, morte e lutto. Aprite le mani per salutare, fare amicizia, solidarizzare», dice. «Lasciate cadere i coltelli che reclamano vendetta, che rispondono all'odio con l'odio. Aprite le vostre mani — ripete Sepe — lasciate cadere i coltelli che tagliano i legami di amicizia, lacerano i rapporti, fanno versare lacrime e colpiscono solo cuore la vostra dignità di giovani». Non arriva a caso, l'appello dell'arcivescovo. Meno di un mese fa, per uno sguardo storto, il sedicenne Luigi Sica è stato ucciso con una coltellata al cuore da un ragazzino di 15 anni a due passi dal Museo nazionale. Ed episodi simili, anche se non tutti mortali, si susseguono senza sosta nelle notti della movida napoletana. Venerdì è accaduto a Fuorigrotta, davanti alla discoteca Dry Dock: il 19enne Daniele Murano è stato accoltellato ad una gamba da alcuni coetanei per una banale lite. In questo scenario pesano come piombo anche le parole stampate nell'appello del cardinale: «Sfoderate il vostro coraggio e in questi giorni che ci separano dalla Pasqua portate nelle chiese le armi, tutte le armi che rinnegano la vita. Deponete davanti all'altare di Cristo i coltelli, le lame che infangano la vostra giovinezza e la vostra dignità di uomini. Non abbiate paura, siate forti». In ogni parrocchia compariranno dei cestini per la raccolta dei coltelli, che Sepe vuol far «riciclare» in attrezzi per l'agricoltura entro Pasqua. «Vengo a voi quasi con trepidazione, busso alla porta della vostra vita così preziosa e bella per dialogare come vecchi amici, con familiarità e confidenza e perché siete parte importante della mia grande famiglia», si legge all'inizio della lettera di Sepe. «Da qualche tempo si avverte un esasperato clima di violenza. Spesso si ha la sensazione che la via per arrivare ad affermare la propria autonomia sia la sopraffazione: talvolta si pensa di conquistare il rispetto degli altri incutendo in loro il timore. Tra alcuni di voi si è diffusa una certa mentalità di bullismo, ritenendo che la via più facile per farsi strada o risolvere rapidamente conflitti e contrasti sia la violenza. No cari giovani, non è questa la via». E con i giornalisti a cui presenta in Curia la lettera da diffondere ai giovani, monsignor Sepe commenta anche i Dico appena varati dal governo Prodi: «Quello non è un matrimonio. Ci sono le borse dei grandi stilisti e le imitazioni. Sì, queste convivenze sono un «pezzotto», scrivetelo», dice, usando una parola che in gergo napoletano significa «falso», «taroccato».
Il Cardinale Sepe tuona sui napoletani
Jan 29, 2007
«Non serve piangersi addosso»
(La Voce d'Italia)NAPOLI, 28 gen - Il cardinale Crescenzio Sepe ha appena ricevuto il premio “Leonardo Renaissance Mediterraneo ”, assegnatogli dal gruppo imprenditoriale Naldi-Mariott per le sue posizioni a favore di un cambiamento etico delle classi dirigenti in Campania Dalla sala dell´Hotel Mediterraneo dove ha ricevuto il premio, il nuovo Vescovo di Napoli ha inviato un messaggio duro ai napoletani: «Smettiamola di piangerci addosso». E il suo intervento va al nocciolo della questione partenopea. «La nostra terra – sottolinea Sepe - è troppo spesso oggetto della cronaca nera e del malaffare, è volutamente sotto i riflettori di chi tende a denigrare il Sud, quasi a volere frenare ogni possibilità di sviluppo economico e turistico e a voler svilire quanto vi è di geniale e di artistico nella nostra cultura e nelle nostre tradizioni». Poi il cardinale continua: «Ogni trasformazione è possibile solo se, da un lato, la smettiamo di piangerci addosso, come se fossimo in un vicolo cieco dal quale è impossibile uscire, dall’altro, se comprendiamo che in ogni settore la nostra terra può farcela ad emergere da questo stato di precarietà economica e di illegalità, che ci portiamo addosso come un abito vecchio, solo se lavoriamo insieme, in collaborazione gli uni con gli altri». Uno sprono tuonante alla cooperazione collettiva. «È necessario – aggiunge ancora Sepe - dare risalto non solo alle singole personalità, ma a quanto vi è di sostanzialmente positivo nella nostra terra per essere noi tutti sempre più coscienti delle potenzialità che abbiamo per trasformare il disfattismo in progettualità, la disoccupazione in lavoro, i sogni in opere concrete, il sangue in speranza».
Crescenzo Sepe poi chiude così il suo intervento: «Dunque, l’obiettivo di tutti non deve essere il raggiungimento, senz’altro auspicabile, di traguardi personali, ma il bene collettivo. E per far diventare la Campania un centro vitale del Mediterraneo non serve, come spesso si è fatto, mettere toppe nuove su un vestito vecchio, ripulire solo le facciate senza sradicare il marcio o semplicemente quell’atteggiamento rinunciatario che spesso ci ha portato a subire passivamente situazioni incancrenite. Bisogna superare ogni tentazione individualistica».
Il Cardinal Sepe presenta al Papa luci e ombre della situazione della Chiesa in Campania
Jan 19, 2007
I Vescovi della regione in visita ad limina apostolorum.
CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 15 gennaio 2007 (ZENIT.org).- Incontrando Benedetto XVI questo venerdì in occasione della loro visita ad limina apostolorum, i Vescovi della Campania gli hanno presentato la situazione della Chiesa nella regione, ha spiegato il loro presidente, il Cardinale Crescenzio Sepe.
Parlando ai microfoni della “Radio Vaticana”, il porporato ha auspicato che l’incontro con il Santo Padre “dia nuova energia, nuovo vigore e nuova fiducia a noi Vescovi, perché la possiamo poi trasmettere ai nostri sacerdoti, e che la visita ad limina sia l’occasione per un maggiore impegno, maggiore volontà di dedicarci completamente a Cristo e al Suo Regno”.
Il Cardinal Sepe ha detto di voler esporre “le luci e le ombre che fanno parte di tutto il dinamismo pastorale che la Chiesa in Campania sta affrontando, soprattutto in questi ultimi tempi”.
Tra le luci, il porporato ha ricordato che “esiste una realtà molto forte, molto dinamica a livello dei Vescovi, naturalmente, ma anche dei sacerdoti e di tutti i membri della Chiesa”, nonché “iniziative molto radicate nel territorio: tutta la pastorale familiare, la pastorale giovanile e in modo particolare una profonda spiritualità comunionale che contraddistingue i sacerdoti”.
E’ “l’espressione di quella carità sociale che spesso è stata sottolineata dai Sommi Pontefici”, ha spiegato, che “trova qui un’applicazione molto concreta e molto vivace, a cominciare dai bambini, ai giovani, alle famiglie, agli anziani, ai disoccupati, alle varie emergenze del territorio che sono esplose soprattutto in questi ultimi tempi, e cioè questo fenomeno malavitoso che si estende su tutto il territorio regionale”.
Queste emergenze, ha aggiunto, “costituiscono certamente un motivo di impegno ecclesiale e sociale, ma anche delle sfide che vanno affrontate ogni giorno, sfide che vedono impegnata tutta, tutta la Chiesa in collaborazione anche con le istituzioni civili, proprio per un rilancio e una promozione dei nostri territori”.
Tra le ombre, il Cardinale ha anche ricordato la povertà, che è in primo luogo “una povertà di ordine sociale ed economico, alla quale bisogna assolutamente porre rimedio”.
“Credo che la vera povertà è questo pessimismo che sta invadendo la nostra società un po’ a tutti i livelli, come se si fosse creato uno strato di sfiducia che non farebbe più sperare in un recupero, mentre c’è una gran parte della gente, della popolazione che vuole cambiare, che pensa che le cose possano avere una nuova dimensione”, ha osservato.
“Si sta passando in una sorta di momento buio, come in una notte, ma io sono certo che ci sono anche delle stelle che continuano ad illuminare queste tenebre, questa notte”, ha concluso.
La Campania ha 25 circoscrizioni ecclesiastiche e la conferenza episcopale regionale più numerosa d’Italia. Ha 6 milioni di abitanti affidati alla cura pastorale di 2293 sacerdoti e 1392 religiosi e 1829 parrocchie.
I vescovi campani dal Papa
Jan 16, 2007
Intervista al card. Sepe, arcivescovo di Napoli
(12 gennaio 2007 - RV) Sono riprese dopo la pausa natalizia le visite ad Limina dei vescovi delle varie regioni italiane. Stamani, il Papa ha ricevuto i presuli della Campania, guidati dal loro presidente, il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli. Con 25 circoscrizioni ecclesiastiche, la Campania vanta il record della conferenza episcopale regionale più numerosa d’Italia. I suoi 6 milioni di abitanti sono affidati alla cura pastorale di 2293 sacerdoti e 1392 religiosi (dati Annuario 2006). Ben 1829 le parrocchie distribuite sul territorio campano. Nel 61, quando San Paolo sbarcò a Pozzuoli, trovò in terra campana alcuni “fratelli”, segno che il cristianesimo era già approdato in questa parte dell'Italia meridionale. La religiosità del popolo della Campania è testimoniata, nel tempo, dalla nascita di confraternite e opere di carità, di abbazie, di chiese e santuari. Oggi, la gente campana deve spesso confrontarsi con sfide urgenti poste dal grave disagio sociale in cui vive la regione: povertà, disoccupazione e diffusa criminalità. Cosa, dunque, in questi giorni, i vescovi porteranno della loro esperienza al Papa? Francesca Sabatinelli lo ha chiesto al cardinale Crescenzio Sepe:
R. – Abbiamo la speranza che questo incontro con il Santo Padre dia nuova energia, nuovo vigore e nuova fiducia a noi vescovi, perché la possiamo poi trasmettere ai nostri sacerdoti, e che la visita ad Limina sia l’occasione per un maggiore impegno, maggiore volontà di dedicarci completamente a Cristo e al Suo Regno, per il bene della Chiesa, per il bene della società. Al Santo Padre rendiamo il nostro omaggio: la nostra devozione molto sentita in tutte le nostre diocesi; e poi, la nostra preoccupazione è anche quella di presentare al Papa le luci e le ombre che fanno parte di tutto il dinamismo pastorale che la Chiesa in Campania sta affrontando, soprattutto in questi ultimi tempi.
D. – Eminenza, lei parla di luci ed ombre. Dunque la Chiesa campana in questo momento si trova di fronte a molte sfide?
R. – Sì, certamente. Innanzitutto, parliamo di luci: esiste una realtà molto forte, molto dinamica a livello dei vescovi, naturalmente, ma anche dei sacerdoti e di tutti i membri della Chiesa. Esistono delle iniziative molto radicate nel territorio: tutta la pastorale familiare, la pastorale giovanile e in modo particolare una profonda spiritualità comunionale che contraddistingue i sacerdoti; l’espressione di quella carità sociale che spesso è stata sottolineata dai Sommi Pontefici, trova qui un’applicazione molto concreta e molto vivace, a cominciare dai bambini, ai giovani, alle famiglie, agli anziani, ai disoccupati, alle varie emergenze del territorio che sono esplose soprattutto in questi ultimi tempi, e cioè questo fenomeno malavitoso che si estende su tutto il territorio regionale. Tutte queste emergenze costituiscono certamente un motivo di impegno ecclesiale e sociale, ma anche delle sfide che vanno affrontate ogni giorno, sfide che vedono impegnata tutta, tutta la Chiesa in collaborazione anche con le istituzioni civili, proprio per un rilancio e una promozione dei nostri territori.
D. – Lei ha parlato di Napoli, auspicando che questa città e in generale tutta la regione, ritrovino la forza, l’inventiva, la generosità, la solidarietà che hanno sempre contraddistinto le persone. Però la campagna, Napoli, è anche povertà. Di che povertà si parla, oggi?
R. – Innanzitutto, di una povertà di ordine sociale ed economico, alla quale bisogna assolutamente porre rimedio. Credo che la vera povertà è questo pessimismo che sta invadendo la nostra società un po’ a tutti i livelli, come se si fosse creato uno strato di sfiducia che non farebbe più sperare in un recupero, mentre c’è una gran parte della gente, della popolazione che vuole cambiare, che pensa che le cose possano avere una nuova dimensione. Io credo che si sta passando in una sorta di momento buio, come in una notte, ma io sono certo che ci sono anche delle stelle che continuano ad illuminare queste tenebre, questa notte.
I senza fissa dimora ospitati nel salone di rappresentanza dove è stato ricevuto il premier Prodi
Dec 30, 2006
E l´arcivescovo Sepe serve a tavola e canta con i poveri.
(L'Espresso, 29 dicembre 2006) Un grembiule bianco, due piatti in mano e un terzo appoggiato sul polso. Il cardinale Crescenzio Sepe decide di mettersi così, come un solerte cameriere, al servizio dei più umili. Ovvero dei 260 poveri invitati a festeggiare l´arrivo dell´anno nuovo con un pranzo nel salone di rappresentanza del Palazzo Arcivescovile, in Largo Donnaregina. Il messaggio lanciato dalla Curia è chiaro: i bisognosi ricevono la stessa accoglienza riservata alle massime autorità.
Proprio in quel salone infatti qualche mese fa il cardinale aveva incontrato il premier Romano Prodi. Una scelta non casuale, dunque: «La chiesa è la casa di tutti e in modo particolare è la casa di chi non ha casa», spiega Sepe. Così all´una la sala è gremita di clochard, di persone che hanno perso la casa, ma anche di famiglie che, a causa di stipendi troppo bassi, non riescono ad arrivare alla fine del mese. Non solo. Hanno partecipato alla grande festa anche diversi stranieri, alcuni di confessioni diverse da quella cattolica: una coppia di musulmani e Kamal, un buddista dello Sri Lanka in Italia dal 1990.
«Dobbiamo mostrare con gesti concreti che siamo vicini ai più umili, solo così sarà possibile una ricostruzione», sottolinea il cardinale. Una piccola orchestra accompagna le numerose portate, Sepe serve senza sosta ai ventisei tavoli apparecchiati. Ad aiutarlo anche un principe, Giovanni de´ Medici di Ottaiano, presidente della deputazione di San Gennaro. Motore dell´organizzazione però sono 50 parroci della diocesi e 60 volontari della Caritas.
I poveri lo abbracciano, lo ringraziano, tutti hanno qualcosa da dirgli: semplici auguri, raccomandazioni " per la propria anima", richieste di un futuro migliore. Una parola di conforto il cardinale non la nega a nessuno. E nel sollevare alcuni bambini per accarezzarli aggiunge: «Bisogna vincere la povertà che nasce dallo scoramento, dall´abbattimento e dal pessimismo. L´unico strumento con cui possiamo riuscirci è quello delle testimonianze vere, sincere. Facciamo sentire tutti veramente fratelli, non solo a parole». Ma se Sepe non trova la povertà di Napoli «diversa da quella di tutte le altre metropoli del mondo», gli indigenti napoletani lamentano sempre gli stessi problemi. «Il lavoro, il maledetto lavoro», si sfoga Gennaro Sieno, seduto insieme agli amici del dormitorio pubblico di via De Blasis. Fino al 2001 aveva un negozio di fumetti, "Paperopoli", in piazza Cavour; poi, fallita l´attività, «ho cercato un impiego in ogni modo, ma inutilmente». Persa la casa, non gli è rimasto nulla. Storie che si ripetono: «Negli ultimi anni solo lavoretti in nero e saltuari, così non posso avere un´esistenza normale», incalza Franco, ex fruttivendolo di Portici.
L´atmosfera, comunque, diventa presto euforica: applausi ritmati accompagnano le performance canore di alcuni ospiti. Sepe si unisce e canta a squarciagola "Besame mucho" e "Cielito lindo". Il suo entusiasmo contagia la sala, alcuni cominciano a danzare. E´ poi il turno delle poesie: Santina, un´anziana signora di Caserta, recita una sua composizione con una forza interpretativa degna di Alda Merini. Sorride per la buona riuscita della festa anche don Gennaro Matino che però lancia un monito: «La borghesia napoletana deve aprirsi alle realtà sociali più sfortunate. Questa giornata vuole essere un segnale». Intorno alle 15.30, dopo aver ricevuto in dono un braccialetto, gli ospiti salutano uno alla volta il cardinale. Si forma una lunga, ordinata fila e tra baci e strette di mano Sepe promette: «Non sarà l´unica volta, dobbiamo vederci più spesso».
All'asta i doni del cardinale, e non solo quelli
Nov 21, 2006
L'arcivescovo della città campana, Crescenzio Sepe, mette all'asta i doni ricevuti durante i lunghi anni passati in Segreteria di Stato e alle Congregazioni dei vescovi e di Propaganda Fide. I fondi devoluti all'ospedale pediatrico.
(korazym.org, 21/11/2006) In tanti anni trascorsi alla Segreteria di Stato, alla Congregazione dei vescovi e a quella di Propaganda della Fede, si mettono insieme parecchi doni: e di un valore più che discreto. Fra poco meno di un mese, quelli ricevuti dal cardinale Crescenzio Sepe, oggi arcivescovo di Napoli, finiranno all’asta, e il ricavato, attraverso la Caritas e l’Ail, finirà all’ospedale pediatrico ''Pausillipon'' di Napoli, con una parte minore devoluta invece ad una struttura thailandese per la cura dei bambini ammalati di Aids.
L’asta avrà luogo il prossimo 14 dicembre all’Auditorium della Rai di Napoli, dove l’iniziativa è stata presentata ieri. Ad essere banditi non saranno solo gli oggetti del cardinale ma anche quelli che chiunque potrà mettere a disposizione, entro il prossimo 30 novembre. Tutti i beni saranno catalogati, stimati e “pubblicati” sul sito internet della diocesi napoletana, fino al giorno della grande vendita, affidata alla casa d'asta Blindhouse. Nell’auditorium della Rai un grande tabellone segnerà quanto incassato, con un aggiornamento continuo: una serata nella quale ci sarà anche grande musica, con un concerto dell’orchestra “Scarlatti”. Il 6 gennaio 2007, poi, il ricavato sarà consegnato all'ospedale che lo utilizzerà per l'acquisto di lettini a flusso laminare per la degenza di bambini affetti da malattie oncologiche.
''Dobbiamo chinarci su chi ha più bisogno - ha spiegato Sepe - vogliamo dare in segno per dire che non siamo assenti''. Il cardinale ha spiegato che l'idea di fare un'asta di beneficenza è nata durante la sua visita all''ospedale pediatrico ''Santobono'' di Napoli, fatto il giorno successivo al suo arrivo alla guida della diocesi di Napoli. Un'iniziativa, ha auspicato il cardinale Sepe, che dovrebbe ripetersi ogni Natale, offrendo cosi' ai napoletani di ''fare un gesto di grande solidarieta'''.
Alle istituzioni ''chiedo di passare con tutte le forze dai progetti ai fatti, cioè le tante progettazioni che abbiano uno sbocco concreto per risolvere i tanti problemi che abbiamo oggi''. Un riferimento ai tanti problemi della città, e alla volontà della Chiesa napoletana di “vedere la realtà e cercare di portare un contributo di aiuto nella concertazione delle forze, in modo da risolvere i mali che affliggono la città”. "Ce la possiamo fare, se mettiamo insieme le genti coraggiose di questa città", ha concluso l'arcivescovo che della voglia di riscatto del capoluogo campano parlò fin dal giorno del suo insediamento, trascorso a Scampia, il quartiere simbolo delle vicende legate alla camorra, e più recentemente in occasione dell'ondata di violenze che ha sconvolto la città ai primi di novembre.
“Sangue e speranza”: prima lettera del Cardinal Sepe alla sua sede arcivescovile di Napoli
Sept 25, 2006
Ha dato inizio alla sua opera pastorale baciando il suolo del degradato quartiere di Scampia
NAPOLI, giovedì, 21 settembre 2006 (ZENIT.org).- Essere “Vescovo della speranza”: è il desiderio del Cardinale Crescenzio Sepe per tutti i fedeli di Napoli, la sua missione pastorale dopo cinque anni alla guida del Dicastero missionario.
Nominato nel maggio scorso da Benedetto XVI Arcivescovo di Napoli, il Cardinal Sepe ha fatto il suo ingresso il 1° luglio, ed ha voluto dare inizio al suo mandato baciando il suolo di Scampia, quartiere degradato e tristemente famoso per le vendette di vari clan della camorra e per le numerose vittime che ciò ha provocato.
In quel momento il porporato ha dichiarato il suo amore per “questa terra di sangue e di speranza” ed ha espresso la volontà di mettere il suo ministero pastorale al servizio di tutto il popolo napoletano.
Il Cardinale ha concretizzato e ampliato il suo saluto nella sua prima lettera pastorale all’Arcidiocesi.
Il messaggio, presentato venerdì scorso, inizia così: “Napoli, terra di sangue, è anche terra di speranza; sangue e speranza sono, per fede e tradizione, le due colonne che formano la sua identità più profonda e caratterizzano la sua storia millenaria”.
“La Chiesa di Napoli, in comunione con tutta la Chiesa italiana”, “vuol essere, come il suo Santo patrono, testimone della speranza”, ha sottolineato il Cardinal Sepe.
Si tratta di una speranza dettata da un “sentire religioso” che “viene spesso, e a torto, etichettato come colorito folclore” da quel “freddo secolarismo” che “appare incapace di distinguere la superstizione dalla fede”, si legge nella lettera.
“Nell’affetto della nostra gente per San Gennaro [di cui la Chiesa ha celebrato la festa martedì], taumaturgo, guaritore, diretto intermediario della potenza misericordiosa di Dio, si esprime, al di là del prodigio, non la superstizione ma la fede genuina di un popolo che affida al suo patrono la speranza cristiana”.
E’ “con questa stessa e rinnovata speranza, con la certezza che 'il Signore è mia forza e mia salvezza', che vorrei essere per tutti voi, cari napoletani, il Vescovo della speranza e lavorare al fianco di voi sacerdoti, religiosi e laici, che ancora credete nel riscatto della nostra terra, per proteggere Napoli dai mali che l’insidiano”, ha detto il Cardinal Sepe.
“La speranza per noi, riscattati dal sangue di Cristo, non è sinonimo di semplice desiderio”, ha sottolineato.
“Il seme della speranza è forse il più piccolo, ma può dar vita ad un albero rigoglioso e portare molti frutti se avremo il coraggio di affrontare le paure che minacciano la nostra città, se avremo la forza di uscire da ogni sorta di omertà e, solidali l’uno con l’altro, saremo in grado di organizzare nuove strutture e nuove forme di carità”.
Il 2005 è stato proclamato Anno Giubilare dell’Arcidiocesi per commemorare il 1700º anniversario della decapitazione di San Gennaro e dei suoi compagni.
San Gennaro è molto conosciuto per il miracolo che in genere si verifica ogni anno da secoli nel giorno della sua festa, il 19 settembre: il suo sangue si liquefa alla presenza di tutti coloro che lo contemplano.
Il miracolo della liquefazione può avvenire in altre due date: il primo fine settimana di maggio – che coincide con il trasferimento dei suoi resti a Napoli – e il 16 dicembre, anniversario dell’eruzione del Vesuvio nel 1631, che secondo la tradizione terminò dopo le preghiere dei fedeli al patrono della città.
Il cardinale Sepe ricomincia da Napoli
Sept 12, 2006
Da prefetto della congregazione vaticana per l’evangelizzazione dei popoli a vescovo della diocesi di san Gennaro. “È la mia nuova terra di missione”. I suoi programmi, i suoi giudizi sulla società e sulla Chiesa
(chiesa.espressonline.it) ROMA, 8 settembre 2006 – Sotto l’ala di Giovanni Paolo II, in Vaticano Crescenzio Sepe era una superpotenza. Prima assessore della segreteria di stato, poi regista dei grandi eventi papali, infine cardinale e “papa rosso”, prefetto della congregazione “de Propaganda Fide” per l’evangelizzazione dei popoli, con autorità su più di mille diocesi in Asia e nel sud del mondo.
Fosse stato eletto papa un latinoamericano – ipotesi da lui caldeggiata – molti vaticinavano per Sepe un altro balzo all’insù, a segretario di stato e numero due della Chiesa mondiale.
Ma Benedetto XVI ha disposto diversamente. L’ha rimandato nella terra dove è nato 63 anni fa, sotto il Vesuvio. Da due mesi Sepe è arcivescovo di Napoli.
* * *
D. – Cardinale Sepe, a Roma lei si occupava del mondo, ora solo di una città. Troppo poco?
R. – Niente affatto. “Il tutto è nel frammento”, sosteneva il grande teologo Hans Urs von Balthasar in un suo famoso libro. Ogni diocesi del mondo è terra di missione, da evangelizzare e rievangelizzare. E Napoli lo è nel suo modo particolare.
D. – Con la camorra, le bande giovanili, il crimine diffuso?
R. – Basta già questo a caratterizzare Napoli come terra di frontiera. È una città terribilmente inquinata. Ma quel che è peggio è che non sempre nei suoi cittadini c’è una coscienza forte capace di reagire al degrado. Aveva ragione Giovanni Paolo II, quando arrivò qui in visita, a denunciare la mancanza di una cultura di legalità. Qui il grande crimine si ramifica in mille rivoli illegali che segnano la vita di tutti i giorni. I giovani crescono diseducati al senso civico. La solidarietà, invece che sostenere chi fa del bene, si salda attorno a chi agisce male.
D. – È quello che papa Karol Wojtyla chiamava “peccato sociale”?
R. – Quando i comportamenti cattivi si fanno crosta, diventano strutture di peccato che determinano un modo di vivere contrario alla vera socialità. C’è un solo modo per rovesciare questo stato di cose: risvegliare le coscienze perché ciascuno si faccia agente del proprio riscatto.
D. – Si aspetta questo dai pubblici amministratori?
R. – Tutti vi si devono impegnare, ciascuno per la sua parte. Come vescovo, il mio compito è di predicare il Vangelo, ma la fede non è qualcosa di intimistico. È fede vera se forma l’uomo integrale e si concretizza nel sociale. Quando vedo l’enorme sporcizia che deturpa il volto della città, mi viene naturale ammonire dal pulpito che non si può essere puliti dentro se si è sporchi fuori.
D. – Ma vede anche aspetti positivi, nella città, su cui far leva?
R. – Certamente, e li sto toccando con mano ogni giorno. Anzitutto c’è nei napoletani un forte senso del sacro. La pietà popolare è molto diffusa e coinvolge anche chi va poco a messa. Dovunque io mi muova, alla Sanità, al Carmine, nei quartieri anche più degradati, mi accolgono con festosità straordinaria. Sparano mortaretti, mi chiamano, invocano: “A Madonna c’accumpagna”. E poi c’è un forte senso della famiglia. Il dolore e la gioia di ciascuno sono il dolore e la gioia di tutti. I napoletani sono molto ospitali. Gli immigrati cinesi, filippini, africani, polacchi sono tutti ben accolti. È questo il terreno buono sul quale lavorare, perchè la città non produca zizzania ma grano.
D. – Il giorno del suo ingresso a Napoli, il 1 luglio, lei ha baciato la terra a Scampia dove trionfano droga e camorra. Perché?
R. – Un programma non l’ho ancora elaborato, ma con i miei primi atti ho voluto lanciare dei segnali. Come il Buon Samaritano mi piego sulle ferite della città. A Scampia avevano persino rubato il calice della chiesa: gliene ho portato in dono uno nuovo. Erano rimasti senza parroco e prontamente ho mandato là due giovani sacerdoti. Il giorno dopo il mio ingresso in diocesi sono andato all’ospedale Santobono a visitare i bambini ammalati. Poi sono andato a trovare i carcerati, a Poggioreale. Il mio posto è vicino ai sofferenti, ai disgraziati, ai poveri. La gente si aspetta da me non parole ma gesti concreti.
D. – Si sente solo?
R. – Al contrario. Ho trovato in diocesi dei preti e dei laici validissimi, che saranno per me un magnifico aiuto. I preti sono un migliaio, li sto incontrando a uno a uno, i malati li vado a trovare a casa e scopro che la grandissima parte sono di profonda spiritualità, di elevata cultura, prontissimi a collaborare tra loro e col vescovo. La vigilia di Ferragosto ho invitato i preti a dir messa con me in cattedrale: ne aspettavo pochi e invece sono venuti in trecento. Il programma lo discuterò e deciderò assieme a loro. E per i più anziani ho già individuato un vecchio convento vuoto: ne ricaverò una dimora la più bella e dignitosa possibile, perché se lo meritano dopo una vita spesa a servizio della Chiesa. Certo, di preti me ne occorrerebbero di più. Sono decisissimo a rafforzare la cura delle vocazioni, a cominciare dal ginnasio e liceo.
D. – Proprio mentre altre diocesi chiudono i seminari minori?
R. – Ma io mi guarderò bene dal farlo! Non importa se poi tanti alunni di liceo del seminario minore di Napoli non arriveranno al sacerdozio. In ogni caso avremo formato dei buoni cittadini.
D. – Il laicato cattolico come l’ha trovato?
R. – Anche qui sono rimasto stupefatto per la vitalità. A Napoli sono all’opera associazioni e movimenti di tutti i tipi: Azione Cattolica, ACLI, Scout, Comunione e Liberazione, Focolarini, Carismatici... Tutti in buona armonia con le parrocchie.
D. – In armonia anche i Neocatecumenali, con le loro messe separate?
R. – Con loro vi sono qua e là degli attriti. Ma la cosa che più mi ha stupito positivamente è che la gran parte del laicato cattolico è impegnato proprio sui terreni di frontiera che esigono coraggio, dalla droga alla camorra all’Aids.
D. – Come pensa di mettere a frutto, a Napoli, l’esperienza da lei accumulata in Vaticano come regista dei grandi eventi?
R. – Alcuni laici mi hanno detto che è necessario fare di più perché l’identità cattolica popolare non rimanga nascosta ma sia manifestata in pubblico. E allora ho risposto: bene, prendiamo come modello la giornata della gioventù organizzata durante il Giubileo del 2000, e adattiamola a Napoli. I napoletani sono molto attirati da ciò che gli si fa vedere come esempio, sia buono che cattivo.
D. – In Vaticano lei fu anche sovrintendente dell’informazione. Fu lei a lanciare Joaquín Navarro-Valls e a portare Mario Agnes alla direzione dell’”Osservatore Romano”. A Napoli cosa farà?
R. – Certamente curerò molto la comunicazione, che è essenziale per la trasmissione del Vangelo. La diocesi ha un settimanale d’informazione, “Nuova Stagione”, e un mensile culturale, “Januarius”: li voglio rafforzare e rilanciare entrambi. Una radio diocesana non c’è più e una televisione non c’è mai stata: vedremo. Intanto, ho già quasi pronta una sorpresa. Prima della festa del patrono di Napoli san Gennaro, che cade il 19 settembre, diffonderò in moltissime copie un mio libretto scritto in linguaggio popolare.
D. – Tema?
R. – Il rosso del sangue, la vita, la speranza... Ma non dico di più.
D. – Eminenza, lei in Vaticano aveva amici ma anche nemici...
R. – Alt. Nemici no. Persone con orientamenti diversi dai miei.
D. – Con Joseph Ratzinger quand’era cardinale come si trovava?
R. – Facevo parte anch’io della congregazione per la dottrina della fede, presieduta da Ratzinger, quindi lo incontravo ogni “feria quarta”, cioè il mercoledì. E come prefetto di Propaganda lo chiamavo a dettare conferenze ai giovani vescovi dei paesi di missione che riunivo a Roma per dei corsi d’aggiornamento.
D. – E dopo che Ratzinger è divenuto Benedetto XVI?
R. – S’è ancor più rivelato come una personalità eccelsa, con una visione filosofica e teologica molto chiara.
D. – Che cosa può arrivare a Napoli da un papa così fine pensatore?
R. – Molto. Il napoletano apprezza la chiarezza in cui Benedetto XVI eccelle. Capisce subito che non dice frottole ma attesta la verità, e proprio per questo gli piace.
D. – Dal Vaticano lei è ora passato alla conferenza episcopale italiana. Tra un Ruini, un Martini e un Tettamanzi a chi si trova più vicino?
R. – Li considero tutti e tre miei maestri e voglio fare tesoro del meglio di ciascuno.
D. – Qual è il meglio del cardinale Camillo Ruini?
R. – La grande capacità di analisi della società contemporanea. Sa dare risposta ai problemi che emergono momento dopo momento.
D. – Del cardinale Carlo Maria Martini?
R. – Il carisma di un maestro di spiritualità. I suoi libri sono letti e meditati da tanti.
D. – Del cardinale Dionigi Tettamanzi?
R. – La competenza nella dottrina morale, l’equilibrio, la concretezza nell’agire.
D. – Ruini e la CEI puntano da anni su quello che chiamano “progetto culturale cristianamente orientato”. Con quale risultato?
R. – Buono, a giudicare dall’esito dei referendum del 2005 sulla procreazione artificiale. Senza il progetto culturale non so se avremmo ottenuto questo successo. Ruini ha dato alla Chiesa italiana non tanto delle basi organizzative, ma dei fondamenti di cultura cristiana.
D. – E allora come giudica il dialogo col pensiero laico sperimentato dal cardinale Martini, proprio sulla vita nascente e l’eutanasia?
R. – Il dialogo è importante e necessario per la Chiesa, come già spiegò Paolo VI nell’enciclica “Ecclesiam Suam”. Ma non dev’essere un “dialogo per il dialogo”. Deve essere finalizzato alla verità. La Chiesa non può rinunciare alla verità che discende da Cristo ed è inscritta nel creato. Sa che questa verità irrinunciabile riguarda non solo il cristiano ma ogni uomo.
D. – Non pensa che l’insistere del papa e della CEI sulle questioni bioetiche sia lontano dai problemi quotidiani della gente di Napoli?
R. – Invece è vicinissimo. La difesa integrale della vita è proprio ciò di cui tutti hanno più bisogno. Le contrarie pressioni laiciste sono una ragione in più perché la Chiesa parli chiaro e perché i suoi pastori facciano da guida.
Assise : Le geste « prophétique » de Jean-Paul II
Sept 12, 2006
Le rassemblement des religions pour la paix en 2007 à Naples
ROME, Mardi 5 septembre 2006 (ZENIT.org) – Au nom de tous les partcipants, une jeune femme musulmane de Somalie a salué le geste prophétique de Jean-Paul II qui « en pleine guerre froide », a osé le rassemblement des religions pour la paix à Assise, en 1986.
Un anniversaire que le cardinal Sepe a évoqué en conclusion, vers 20 heures, avant d’inviter au prochain rassemblement, en 2007 à Naples.
Le rassemblement s’est en effet achevé ce soir à Assise, en présence du président de la République italienne, M. Giorgio Napolitano, par le discours du fondateur de Sant’Egidio, M. Andrea Riccardi.
Celui-ci a invité notamment à « intervenir » pour aider l’Afrique qui « frappe à la porte » de l’Europe par les mouvements migratoires, et en soulignant la « terrible » responsabilité de qui « bénit les armes ».
Il a été suivi d’un témoignage sur le nouveau cessez-le-feu en Ouganda, auquel Sant’Egidio a travaillé pendant des années, et par un moment de silence pour les victimes de la violence.
Puis, une jeune femme musulmane de Somalie a lu, en italien, le message final des participants de la rencontre, insistant sur l’initiative « prophétique » de Jean-Paul II.
Le message réaffirme : « Nous ne prierons jamais les uns contre les autres », « nous croyons dans le dialogue ».
Il dit encore : « La guerre n’est pas notre destin ! Qui utilise le nom de Dieu pour détruire l’autre s’éloigne de la religion pure, la paix est le nom de Dieu, Dieu est plus fort (…) que qui vit de la haine ; rien n’est perdu avec le dialogue, tout est possible avec la paix, jamais plus la guerre ! »
L’appel à été remis par les représentants de différentes religions à un groupe d’enfants qui l’ont transmis aux gouvernants – dont M. Napolitano - diplomates présents, pour qu’il soit communiqué aux peuples du monde.
Le cardinal Crescenzio Sepe, archevêque de Naples, a évoqué le bilan de vingt ans de cette initiative avant d’inviter au rassemblement pour 2007 à Naples : une invitation saluée par des applaudissements nourris. « Naples, ville pont, veut être l’Europe ouverte à la Méditerranée, à l’Afrique et au monde ».
Les représentants des religions ont ensuite allumé « les lumières de la paix » avant de signer l’appel, à commencer par le cardinal Paul Poupard, président des conseils pontificaux de la Culture et pour le Dialogue interreligieux.
On reconnaissait au passage des personnalités comme le cardinal Walter Kasper, président du conseil pontifical pour la promotion de l’Unité des chrétiens ou Mgr Agostino Marchetto, ou l’évêque d’Assise, Mgr Domenico Sorrentino, et encore Jean Vanier, mais aussi M. Napolitano Mgr Vincenzo Paglia, évêque de Terni, M. Andrea Riccardi.
Les membres de l’assemblée ont ensuite été invités à échanger un signe de paix : sous les notes de l’Alleluia de Haendel et la sereine nuit d’Assise, cardinaux, représentants des différentes confessions chrétiennes, rabbins, imams, représentants des religions orientales ont échangé ces gestes prophétiques et… pris quelques photos pour fixer ce moment exceptionnel, vers 20 h 30.
Jails: Mastella and Naples Archbishop in Poggioreale
Jul 30, 2006
There was a 3-hour visit by Justice Minister Clemente Mastella and the archbishop cardinal from Naples Crescenzio Sepe in the Neapolitan jail Poggioreale.
(AGI) - Naples, July 22 - At the meeting with prisoners and the penitentiary's police personnel there was also the participation of undersecretary Luigi Scotti. Pardons were one of the main issues in the talks in the chapel of the penitentiary holding around 300 prisoners, along with overcrowding in the jail and a lack of resources for the justice system, problems touched on in the following visit by the Justice Minister and the high-ranking prelate, first to prisoners in high-security sections, then those in the hospital ward, and at the end with officers. "We are asking for an act of clemency on the part of Minister Clemente", said Cardinal Sepe, echoing the "desire expressed by the Servant of God John Paulo II during the Jubilee. I am therefore asking for an act of clemency, which does not mean simply pardoning". This sentence gave way to a round of applause by prisoners who chanted "Sepe, Sepe", exactly as they had chanted "Mastella, Mastella", when the minister said that he had heard their cry of pain for a pardon. Poggioreale is one of the most crowded penitentiaries in Italy; its director Salvatore Acerra put the number of prisoners currently being held at approximately 2,200, at times reaching 2,500 in the last few weeks, for an overall total between those who have entered and those who have left at 15,000. Mastella stressed that "it is my duty and my task" to visit Poggioreale and other Italian jails, and has promised another visit at Christmas. The South and the city of Naples have a "serious" need", said the Justice Minister, that institutions "not be cold" when confronted with the spiral of criminality, and that they work on preventative measures alongside the Church, schools and families to "eliminate the loss of the young". Congratulations were given to him by prisoners and then Cardinal Sepe for his son's wedding this afternoon. The Naples archbishop, in addition to conveying a special blessing to him for the bride and the groom, also gave him a white envelope and told him to give it to the couple without opening it. Mastella and Sepe, who have known each other for quite some time, provide some entr'actes for those present at the visit, including prisoners. When the Justice Minister climbed onto the platform of the jail's church to receive alongside the cardinal the prisoners' gifts, and the master of ceremonies changed the chair of purplish-red velvet with a more modest one, but on an equal standing with that of the minister. "I don't need the chair", said Sepe with a smile. "And it wasn't given to me", noted Mastella, who in the front row was sitting on a chair the same as the one given to the cardinal. "It's ok, but there are chairs which arm too uncomfortable", replied one of the four jail chaplains who coordinated the event. The most heart-felt applause by prisoners went first to Mastella, when at the end of his speech he was urged by the president of the Naples surveillance court Angelica Di Giovanni to underline his commitment to the South, and he told of his passion for football and the cry "Forza Napoli". The Cardinal Sepe then was granted a standing ovation when the master of ceremonies publicly said that, in addition to the wooden rosaries for the prisoners, he had expressed the intention of giving out cigarettes. "It cannot be done", said the chaplain, "because also the chaplains smoke". "And also the cardinal smokes", calmly remarked Sepe, holding up a packet of MS cigarettes. The justice minister promised penitentiary police attention and resources even if "there are cuts in store for everyone", stating his intention to hold in Naples "a national conference of penitentiary police to give a wide-ranging institutional response to the petitions raised by them". As far as the complaints of Neapolitan magistrates on the lack of means, the justice mini.
L’ingresso di Sepe a Napoli
Jul 12, 2006
Una grande folla ha accolto ieri il nuovo pastore del capoluogo campano. Al termine dell’omelia l’affidamento alla Vergine: «’A Madonna c’accumpagna»
(Avvenire, 02 luglio 2006) Si svolta il vicolo e Napoli cambia. Dove via Settembrini taglia via Duomo, solo un angolo divide la città che soffre dalla città più agiata. Qui c'è un sacerdote, il parroco di San Giovanni Evangelista di Porta San Gennaro con i suoi parrocchiani esultanti ad accogliere il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo da oggi di queste due Napoli: via Settembrini della disoccupazione e della crisi di alloggi, e via Duomo ricca, quella dei professionisti e dei commercianti, che scende poi lentamente verso il mare. Don Raffaele Grasso è stato il primo sacerdote a salutare il suo cardinale e gli ha detto: «Che il Signore l'assista. Possa portarci la parola nuova nella carità». Poi si è fatto avanti Salvatore, uno scugnizziello alto così, con la sorella Rita, e gli ha offerto un mazzo di fiori più grande di lui che a stento riusciva a tenere nelle mani. «Napulé», è la casa famiglia che accoglie i bambini di Napoli ai quali è negata una famiglia. Napoli è prima di tutto queste sofferenze: sembra che abbiano voluto dirgli.
Incontro a Sepe sono andate le istituzioni a stringergli la mano, a offrire la collaborazione per un lavoro insieme: il sindaco Rosa Russo Iervolino, il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, e il presidente della Provincia di Napoli, Dino Di Palma che, dandogli il benvenuto proprio come colui che viene nel nome del Signore, non gli hanno nascosto questa Napoli che del resto, il cardinale Sepe, figlio di questa terra, conosce bene. «Le è stata offerta - dice il sindaco Iervolino - la cura pastorale di una città complessa e difficile, ricca di problemi, ma ricca anche di una grande generosità di mente e di cuore». Il sindaco chiede alla Chiesa di lavorare insieme per il bene comune, di lavorare nella giustizia perché «a Napoli vi è veramente bisogno. Nostro intento di amministratori - aggiunge - è quello di rendere meno diseguale la città, creando sviluppo e pensando anzitutto ai più poveri. Ed in questo cammino, pur nella diversità be n chiara, fra comunità ecclesiale e comunità civile, i valori di riferimento sono gli stessi». Parole simili, poi, quelle di Bassolino: «Napoli e la Campania - dice - guardano con grande attesa al contributo che la sua sensibilità potrà dare al cammino della nostra comunità. Sono certo che, pur nella diversità dei ruoli che spettano alla Chiesa e alle istituzioni, sapremo costruire un cammino comune».
Lo slargo davanti alla chiesa delle Sacramentine si è affollato, dai balconi hanno esposto coperte ricamate come fa Napoli per la processione del Corpus Domini. Sepe, accompagnato da duecento suoi compaesani venuti dalla piccola Carinaro che è a pochi chilometri da Napoli, si avvia in corteo verso il Duomo per l'ingresso solenne nella sua Chiesa.
Sull'altare, sotto lo fuga barocca degli angeli che accompagnano in cielo l'Assunta, c'è il cardinale Michele Giordano che aspetta il nuovo vescovo al quale consegnerà il pastorale. Il volto è sereno, ma fra poco, quando Sepe gli andrà incontro e lo abbraccerà, si righerà di lacrime che non si curerà di trattenere. Sulla destra dell'altare i sacerdoti della diocesi, dietro i vescovi, davanti ministri della Repubblica e autorità cittadine. Monsignor Vincenzo Pelvi, il vescovo ausiliare di Napoli ripercorre il cammino della diocesi fatto con Giordano, poi il cancelliere della curia monsignor Carlo Pinto legge la lettera apostolica e annuncia: «Da questo momento, per grazia di Dio, il vescovo Crescenzio Sepe è pastore della Chiesa di Napoli». Ad acclamarlo insieme ai napoletani che hanno assiepato il Duomo ci sono i cardinali di cinque continenti (li ringrazierà così alla fine del rito): Renato Raffaele Martino, Dario Castrillon Hoyos, Ivan Dias, Frederic Etsou e Bernard Law, il vescovo Vincenzo Paglia, il nunzio Paolo Romeo e il segretario generale della Cei, Giuseppe Betori. E alla processione offertoriale hanno preso parte anche i coniugi Accardo: lei, Tonia, è la mamma coraggio di Torre del Greco che ha rifiutato la chiem ioterapia durante la gravidanza. A Tonia Sepe ha regalato un quadro raffigurante la Madonna con Gesù Bambino.
La visione di Napoli è ben chiara nella mente di Sepe. Lo si legge già nell'omelia quando affida al Signore questa città «grande, generosa e travagliata», utilizzando una definizione del presidente Napolitano. «Se è vero - dice il nuovo arcivescovo - che Napoli è ricca di una storia plurisecolare, che ha visto fiorire diverse culture che il mondo ha ammirato, è anche vero che assieme a questa eredità sono presenti gravi problemi e pericoli che minacciano la pacifica convivenza e l'ordinato vivere civile». Ringrazia e saluta Giordano per aver lasciato in eredità «una Chiesa unita e fervidamente impegnata nella missione evangelizzatrice», e torna a Napoli a tutta Napoli, ai napoletani che stanno al di qua e quelli che stanno al di là del vicolo e depone sull'altare tutti i loro desideri, propositi e speranze. Di tutti: «uomini e donne dello studio, i giovani che si affacciano agli orizzonti della vita e quanti vivono nell'incertezza o nello scoraggiamento per la mancanza di lavoro, per l'inadeguatezza degli alloggi o per la diffusione della violenza». Poi l'ultima invocazione a Maria, Madre della Chiesa, Regina di Napoli. E la fa in modo semplice, come a Napoli i semplici sanno fare: «'A Madonna c'accumpagna!», come tante volte ha sentito dire da bambino e come certamente gli avrà detto sua madre quando scelse di seguire la strada che gli indicava il Signore.
Il cardinale Sepe entra a Napoli, passando da Scampia
Jul 12, 2006
Non poteva che cominciare dal quartiere simbolo della lotta alla camorra, l'insediamento del cardinale Crescenzio Sepe come nuovo arcivescovo di Napoli. Ieri, in Duomo, la prima celebrazione.
(korazym.org, 02/07/2006) NAPOLI - Non poteva che comincare da Scampia, l'insediamento del cardinale Crescenzio Sepe come nuovo arcivescovo di Napoli. Il quartiere simbolo delle vicende legate alla camorra, ma anche della voglia di riscatto ha fatto da sfondo al primo incontro dei napoletani con il loro nuovo pastore. L'ex prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli ha voluto iniziare la sua nuova missione da qui, prima della solenne celebrazione, svoltasi in Duomo, alla presenza delle autorità e di oltre 3mila fedeli. Il cardinale, accolto dal calore di migliaia di persone, si è inginocchiato e ha baciato la terra, perchè “chi ama Napoli si volge per prima cosa, come buon samaritano, sulle sue ferite”. “Esiste il bello e il brutto di Napoli, - ha detto Sepe - ma per un pastore non può esistere un amore frazionato o selettivo”.
La sua visita nel quartiere ha voluto essere “soprattutto un atto di omaggio”, per ricordare che “non siamo in una terra di nessuno, o peggio in un dominio riservato del malaffare e della violenza”. “Sebbene il male sembri dominare – è il messaggio di speranza dell'arcivescovo - è anche vero che il bene è all'opera con altrettanta energia e determinazione”. A dimostrarlo, l'idea che Scampia sia “anche un fortino inespugnabile di solidarietà e di condivisione con iniziative che stentano a fare rumore ma che incidono fortemente negli animi”. Grande emozione tra i presenti, quando il cardinale ha ricordato la visita di Giovanni Paolo II nel quartiere e la sua esortazione agli abitanti a non arrendersi mai al male. “Quella consegna - dice - è più attuale oggi, di fronte alle difficoltà e ai disagi”, che per Sepe hanno un nome e un cognome: le carenze di servizi, la crisi dell'occupazione, l'abbandono della scuola da parte dei giovani, i fenomeni di delinquenza e devianza sociale e la criminalità organizzata. Una realtà in cui il male può essere vinto con il bene: la strada che apre “nuovi orizzonti di prosperità e pace per Napoli e per tutto il Sud”.
Parole forti che danno un segnale eloquente alla popolazione e delineano anche un primo tratto dell'impegno pastorale del nuovo vescovo, che subito dopo la visita a Scampia, è arrivato in cattedrale per l'insediamento solenne. Ad accoglierlo, tante gente comune, insieme ai ministri campani Clemente Mastella, Alfonso Pecoraro Scanio e Luigi Nicolais, i rappresentanti delle istituzioni locali e il segretario della Cei mons. Giuseppe Betori. Nella sua omelia, il neo arcivescovo ha auspicato per la Chiesa di Napoli ''una vera e propria missione a largo raggio nella realtà cittadina'', anzitutto spirituale ma anche ''attenta a tutte le forme di impegno sociale e territoriale in grado di favorire lo sviluppo armonico''. “Se è vero che Napoli, come tutta la regione circostante, è ricca di una storia plurisecolare che ha visto fiorire diverse culture, arte, lettere, musica e canto, all'insegna di una civiltà a cui ancora il mondo guarda ammirato, - ha detto - è anche vero che assieme a questa eredità oggi sono presenti gravi problemi, difficoltà e pericoli che minacciano la pacifica convivenza e l'ordinato vivere civile”. Per questo, c'è bisogno ''di fiducia e di coesione solidale per far emergere la grandezza di questa metropoli e di questa regione''. E nella preghiera finale c'è stato spazio anche per le famiglie ed i giovani, gli ammalati e gli anziani, per tutti coloro ''che vivono nell'incertezza e nello scoraggiamento'', a causa della disoccupazione, della carenza di alloggi o per la ''diffusione della violenza''.
Durante la Messa, spazio alla commozione con il passaggio del bastone pastorale (nella foto AP/La Porta) dal cardinale Michele Giordano, arcivescovo da 19 anni, ma anche ad alcuni gesti fuori protocollo, scanditi lungo l'intera giornata: prima, a Scampia, il cardinale Sepe ha indossato il berretto giallo con il quale una suora si difendeva dal caldo; poi, lungo via Duomo, ha abbracciato e scherzato con un bimbo down che, intrufolatosi oltre le transenne, lo aveva strattonato per la veste rossa; infine, in cattedrale, la conclusione dell'omelia affidata a una napoletanissima esortazione, '''A Madonna c'accumpagna''. E significativo è stato l'abbraccio speciale per Tonia Accardo, la mamma che aveva rinunciato alla chemioterapia per consentire la nascita della sua bambina, invitata personalmente da Sepe alla cerimonia. Per il cardinale impegnato per anni nella Curia romana inizia davvero una nuova vita.
La globalizzazione chiama i cristiani ad evangelizzare
Jul 03, 2006
Per cinque anni Prefetto del dicastero missionario
JAVIER (Navarra, Spagna), mercoledì, 28 giugno 2006 (ZENIT.org).- “Dimensione fondamentale e costitutiva della fede cristiana”, la missione non può fermarsi per nessuna situazione attuale o futura, ma “le sfide moderne richiedono la sua rinnovata attuazione”, ha avvertito il Cardinale Crescenzio Sepe.
Fino alla sua recente nomina ad Arcivescovo di Napoli, il porporato è stato per cinque anni alla guida della Congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei Popoli.
“Della necessità e dell’urgenza della missione ad gentes nel mondo di oggi”, il porpoato ha avuto modo di parlare durante il suo soggiorno a Javier (nella provincia spagnola della Navarra), “culla” di San Francesco Saverio, in occasione del V Centenario della nascita del patrono delle missioni.
Nel contesto delle Giornate Nazionali di Delegati Diocesani di Missioni e Direttori delle Pontificie Opere Missionarie (20-22 giugno), il Cardinal Sepe ha tracciato “l’attuale situazione mondiale che evidenzia l’urgenza della missione”, caratterizzandola “con rapide e generali trasformazioni, la destrutturazione delle società tradizionali, il fenomeno della secolarizzazione e la rinascita di un vago sentimento religioso”.
Tra gli elementi che richiedono una nuova risposta missionaria, ha sottolineato “l’attuale processo di secolarizzazione e globalizzazione”, che si manifesta principalmente “in tre ambiti: economia, mezzi di comunicazione e movimenti migratori”.
Il modello economico globale “promuove una società basata su una competizione senza pietà” e conduce ad una cultura che “tende a negare la trascendenza e considera i valori religiosi strumentali” – quando non contrari – al benessere della persona, di modo che si stima “il cristianesimo nella misura in cui contribuisce a risolvere i problemi materiali dell’umanità e favorisce il suo ‘proresso’”, ha sottolineato.
Il porportato ritiene che questa situazione interpelli anche la missione: “Si tratta di assumere l’aspetto positivo della globalizzazione e di proporre la novità della fede dell’antropologia cristiana, per dare un’anima e un volto umano a questi cambiamenti”.
Quanto alle “possibilità quasi illimitate” che offrono le nuove tecnologie applicate ai mezzi di comunicazione, il Cardinal Sepe ha ammesso l’importanza di essere presenti “in questo aeropago moderno”.
“Dobbiamo tener presente che il mezzo più efficace e privilegiato per l’annuncio della fede è la testimonianza di vita e l’evangelizzazione immediata (senza mezzi), diretta, personale, a tu per tu”, ha continuato.
Contemplando i massicci flussi migratori dal punto di vista della missione ad gentes, secondo il Cardinal Sepe “la presenza nei nostri Paesi di una pluralità di popoli non cristiani rappresenta l’occasione privilegiata per offrire loro, nel pieno rispetto della loro libertà, il primo e miglior servizio che possiamo dare: la testimonianza del Vangelo e l’annuncio di Cristo e del Regno di Dio”.
La Chiesa è anche chiamata ad affrontare – come “una grande opportunità per un nuovo annuncio di fede” – “il vuoto di ideali e valori, e la crescita del relativismo morale e religioso nelle nostre società post-cristiane”, che, lungi dall’implicare “la scomparsa del religioso”, “aumenta l’interesse” “per l’esoterico, la magia, new age, sette”, ha elencato il porporato.
“Per questo – ha suggerito –, forse dovremo abbandonare schemi atrofizzati ed ispirarci di nuovo al primo modello apostolico, modello che serve da base ed è paradigmatico, che contempliamo nel Cenacolo: gli apostoli sono uniti e perseverano con Maria, in attesa di ricevere il dono dello Spirito”.
“Lasciarsi guidare dallo Spirito – ha spiegato – significa camminare sulla via della santità. Un rinnovato impulso verso la missione ad gentes esige missionari santi”.
“Il dialogo interreligioso non deve mai farci perdere di vista la necessità della missione ad gentes. Il nostro essere cristiani non si limita a credere, pregare e sperare, ma richiede di comunicare, diffondere e condividere con gli altri i beni sperimentati nell’incontro con Dio”.
“Questa nuova tappa storica dell’umanità esige da parte dei cristiani una fede adulta, spiritualmente matura, radicata nella sequela fedele di Cristo e della sua Chiesa”, ha sintetizzato.
E’ ciò di cui c’è bisogno per promuovere adeguatamente la “nuova primavera” della missione, con la consapevolezza che per il cristiano “la verità è la persona di Cristo”. “In nome della tolleranza – ha avvertito – non possiamo relativizzare l’identificazione di Gesù con la verità, perché siamo sempre chiamati a dare ragione della nostra speranza a chi ce la chiede”.
Il porporato ha insistito sul fatto che in questa “epoca di grandi cambiamenti culturali, e in un nuovo contesto spirituale”, le comunità cristiane sono chiamate in primo luogo “a vivere e manifestare la loro partecipazione al Corpo del Signore”, “ad essere eucaristiche”, perché è Gesù stesso che dichiara che se non si rimane uniti a Lui non si può fare nulla.
“La missione è, soprattutto, un’esperienza spirituale e non una strategia, un metodo o una tecnica, perché chi non ha vissuto e non vive una profonda esperienza di fede non potrà mai essere missionario”, ha riconosciuto.
[Il testo integrale dell’intervento del Cardinale Crescenzio Sepe è disponibole sulla pagina web del dicastero missionario: www.fides.org/spa/congregazione/sepe_spagna0606.html]
Il nuovo cardinale di Napoli: «'A Madonna c'accumpagna»
Jul 03, 2006
Parte da Scampia, dal rione della faida di camorra «che non è dominio del malaffare ma fortino di solidarietà e di condivisione» il cammino del cardinale Crescenzio Sepe
(La Gazetta del Mezzogiorno, 1/7/2006) NAPOLI - Parte da Scampia, dal rione della faida di camorra «che non è dominio del malaffare ma fortino di solidarietà e di condivisione» il cammino del nuovo arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe. Far precedere l’insediamento in Duomo da una sosta qui è una scelta dal chiaro valore simbolico: «Il male si può e si deve vincere. Nessuno, nessuno, nessuno potrà uccidere la speranza che è in voi», dice Sepe ai cittadini che, per primi, lo accolgono a Napoli, a pochi passi dalle famigerate «vele», simbolo di degrado e di sofferenza.
In queste strade volle fermarsi, nel 1990, anche Karol Wojtyla, durante la visita a Napoli. Ricordando Giovanni Paolo II, Sepe respinge l’immagine di Scampia «terra di nessuno o dominio riservato del malaffare e della violenza. Qui il bene è all’opera con altrettanta energia e determinazione: Scampia è anche un fortino, inespugnabile, di solidarietà e di condivisione. Qui esistono i mattoni più solidi per riaprire con fiducia il cantiere della nuova speranza di Napoli».
Campano di Carinaro (Aversa), 63 anni, Sepe torna nella sua regione approdando al posto del cardinale Michele Giordano - alla guida della diocesi dal 1987, ora in pensione per raggiunti limiti d’età - dopo una lunga esperienza in Vaticano che lo ha visto ricoprire incarichi chiave: prima in Segreteria di Stato, poi come regista della imponente macchina organizzativa del Giubileo del 2000, e infine come prefetto, per cinque anni, della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. In queste vesti si è occupato dell’attività missionaria della Santa Sede nel mondo, intessendo una fitta rete di rapporti internazionali.
Ad accogliere il nuovo arcivescovo ci sono i ministri campani Clemente Mastella, Alfonso Pecoraro Scanio e Luigi Nicolais, con il viceministro Sergio D’Antoni; per le istituzioni locali, il il sindaco Rosa Iervolino, il governatore Antonio Bassolino e il presidente della Provincia Dino Di Palma. In cattedrale anche il presidente del Consiglio regionale, Sandra Lonardo, alcuni ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, il segretario della Cei mons. Giuseppe Betori, il capo della protezione civile Guido Bertolaso.
Dai rappresentanti delle istituzioni l’apprezzamento per la scelta di cominciare da Scampia il ministero pastorale, e l’auspicio di collaborazione e dialogo con la Chiesa. Temi che il cardinale riprende, rispondendo al saluto di Iervolino, Bassolino e Di Palma: «Ognuno nel proprio ambito siamo posti al servizio della stessa comunità, e ciò non può che spingere a ricercare forme di collaborazione efficaci e cordiali». Sepe auspica per la Chiesa di Napoli «una vera e propria missione a largo raggio nella realtà cittadina», anzitutto spirituale ma anche «attenta a tutte le forme di impegno sociale e territoriale in grado di favorire lo sviluppo armonico».
C’è bisogno, insiste, «di fiducia e di coesione solidale per far emergere la grandezza di questa metropoli e di questa regione». Sepe cita le recenti parole del presidente Napolitano sulla città ("grande, generosa e travagliata") per delineare luci e ombre di Napoli, ricca di storia e di energie ma anche attraversata «da problemi che minacciano la pacifica convivenza e l’ordinato vivere civile». Nella preghiera finale c’è spazio per le famiglie ed i giovani, gli ammalati e gli anziani, per tutti coloro «che vivono nell’incertezza e nello scoraggiamento», a causa della disoccupazione, della carenza di alloggi o per la «diffusione della violenza».
Una messa solenne, in duomo, con oltre tremila persone, decine tra cardinali e vescovi concelebranti, sessanta operatori dell’informazione accreditati. Un’atmosfera intensa in cui c’è stato spazio anche per alcuni gesti fuori protocollo, scanditi lungo l’intera giornata: prima, a Scampia, Sepe indossa il berretto giallo con il quale una suora si difendeva dal caldo; poi, lungo via Duomo, abbraccia e scherza con un bimbo down che, intrufolatosi oltre le transenne, lo aveva strattonato per la veste rossa; infine, in cattedrale, la conclusione dell’omelia affidata a una napoletanissima esortazione, «’A Madonna c’accumpagna». Un abbraccio speciale anche per Tonia Accardo, la mamma che aveva rinunciato alla chemioterapia per consentire la nascita della sua bambina, invitata personalmente da Sepe alla cerimonia.
Sepe, Scampia yard new hope for Naples
Jul 03, 2006
"My pastoral walk into the reality of Naples could not but start here, in this place of drama and waiting," said Cardinal Crescenzio Sepe, Archbishop of Naples, beginning his office as the head of the diocese of Naples.
(AGI) - Naples, Jul 1 2006 - From the stage of Scampia, before thousands of people greeting him warmly, Sepe reveals having "greatly" desired to namely "stop here in Scampia and kiss for the first time this blessed land before continuing on to the cathedral." The new Neapolitan archbishop said, "And from here I can fill up my heart and my hands to more worthily celebrate the sacrifice at the altar." He continues saying, those who love Naples "firstly, as a good Samaritan, turn unto their own injuries, because it is the only way to authenticate a bond of complete and total sharing and compromise. There is a good side and a bad side of Naples, but a shepherd cannot love selectively." His visit to the symbolic poor neighbourhood is therefore "overall an act of homage: we are in a no man's land, or worse, in a domain of dark deeds and violence because even though evil seems to dominate, it is also true that good is also working here with equal energy and determination." The cardinal feels that Scampia is "also an unassailable fortress of solidarity and sharing with initiatives which barely manage to make any noise but which have a strong effect on morale. Scampia has the most solid bricks on which to open the trust of the yard for the new hope of Naples." Sepe's speech refers to the parable of the rock which was discarded by builders, which became a cornerstone "of an unstoppable moral and material rebirth." The archbishop explicitly mentions the visit of Pope John Paul II to the neighbourhood and his exhortation to residents never to surrender to evil. He said, "Those words are important today as well, in the face of difficulties and problems." Sepe lists the problems plaguing Scampia such as the lack of services, the occupational crisis, the abandoning of schools by students, petty crime and social deviance, and organised crime. But his invitation is to continue on the path shown by John Paul II. Only by triumphing over evil with good, he said, will it be possible to build a future for those who live in Scampia and "to find new horizons of prosperity and peace for Naples and for all of the South." He said, "Brothers and sisters, I exhort you to go ahead with faith. Witness the hope which is in you and which no one can kill." Then he leaves the neighbourhood to the Madonna of Hope which is its patron.
“Es un centro vivo de espiritualidad misionera”
Jun 24, 2006
El cardenal Crescenzio Sepe, prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos en los últimos cinco años y nuevo arzobispo de Nápoles, participó ayer en Javier (Navarra), en las Jornadas de delegados diocesanos de misiones y de directores diocesanos de las Obras Misionales Pontificias.
(VERITAS, 22/06/2006) Madrid - Tras abandonar Javier, y durante una visita a la sede de las Obras Misionales Pontificias (OMP) en Madrid, el cardenal se mostró impresionado por la espiritualidad que se respira en Javier: "Es un centro vivo de espiritualidad misionera, no un simple museo, un lugar donde se nota la presencia de este gran misionero".
Según recoge hoy OMPress, el cardenal “afirmó que se lleva en su corazón la sonrisa del Cristo de Javier, una imagen famosa por la leyenda que cuenta que sonrió y del que salió sangre de su costado el día en que murió san Francisco Javier.
Card. Sepe new archbishop of Naples
Jun 24, 2006
Benedict XVI has nominated Card. Crescenzio Sepe as the new archbishop of Naples to replace card. Michele Giordano who has resigned at 75 years-of-age.
(AGI) - Vatican City, May 20 - Since 2001 he has been Prefect of the Congregation for the Evangelisation of Peoples, after having coordinate the 2000 Jubilee, gaining the esteem of John Paul II as organiser and criticisms in Vatican circles for his pragmatism which for some bordered on business-mindedness. Card. Sepe was born 2 June 1943 at Corinaro, in the Province of Naples and the diocese of Aversa. He was trained at various seminaries in Aversa, Salerno, and Rome at the Pontifical Seminary. A graduate in theology, canonical law and philosophy from Rome's La Sapienza university, he then taught at Urbaniana and Lateranense universities and is the author of theological publications. He was ordained as a priest in 1967, a bishop and archibishop in 1992, and worked in the Holy See's diplomatic service in Brazil and at the State Secretariat. He joined the diplomatic service in 1972, he became Pontifical Representative to Brazil. Her under the guidance of Apostolic Nuncios Mozzoni and Rocco, he worked not just for the Church, but also for the latter. He preferred working with the poor in the shanty town of Guaradois 20 km from Brasilia. From 1972 to 1975 in Brazil; then at the State Secretariat - called as a Substitute, Archbishop Giovanni Benelli - where he worked in the first international section, following in particular international bodies, such as Unesco. An excellent organiser he worked in the general affairs office, the press office and the state secretariat under the last Pope. He organised the 50th anniversary celebration of John Paul II's ordination. Then he showed his strength as general secretary of the central committee for the Holy Year. Made a bishop in February 2001 he became deacon of "God the Merciful Father", a church built for the Jubilee. His move to Naples was certainly not a punishment, being one of the main archdiocese in the country. Anyway the Pope's decision to bring him into the Curia says that the Pope's intention is something else. (AGI) .
Contro la “laicizzazione della missione” è necessario tornare alla motivazione fondante
Jun 15, 2006
Commentando il messaggio del Papa per la Giornata Missionaria Mondiale 2006 sul tema: "La carità, anima della missione"
CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 11 giugno 2006 (ZENIT.org).- “Di fronte al tentativo di laicizzazione della missione, il messaggio per la prossima Giornata Missionaria Mondiale richiama il Popolo di Dio a riandare alla fonte della missione: Dio-carità’”, sostiene il Cardinale Crescenzio Sepe, che da poco ha lasciato l’incarico di Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
I modi indicati dal porporato, neoeletto Arcivescovo di Napoli, affinché l’attività missionaria possa tornare continuamente alla sua motivazione fondante, alla sua “sorgente” sono: “la preghiera, la contemplazione e la imitazione di Cristo, le sole che permettono all’apostolo di abbeverarsi a quella prima originaria sorgente che è Gesù Cristo”.
In un articolo di commento al messaggio papale apparso sul quotidiano “L’Osservatore Romano” (4 giugno 2006), il Cardinale ha riflettuto sulle questioni affrontate da numerosi teologi e riguardanti “la relazione tra la salvezza integrale dell’uomo, offerta in Cristo, e l’azione di liberazione e promozione dell’uomo promossa dalla Chiesa, allo scopo di no ridurre la salvezza ad una concezione ‘secolarizzata’ o solo ‘spiritualizzata’”.
Al riguardo, ha spiegato, il Magistero si esprime con grande chiarezza sostenendo che “la proclamazione del Vangelo è un messaggio di liberazione sulla linea messianica di Cristo” che “non circoscrive ‘la propria missione al solo campo religioso, disinteressandosi dei problemi temporali dell’uomo’”, ha detto citando il n. 34 dell’Evangelium Vitae.
“Però resta fondamentale il primato della sua vocazione spirituale, che non le permette di ‘sostituire l’annuncio del Regno con la proclamazione della liberazione umana”. Questo perché, come afferma Benedetto XVI nella Deus Caritas est, “senza l’annuncio ella salvezza in Gesù Cristo, il suo contributo è incompleto (n. 34).
Il porporato ha quindi osservato che guardando sommariamente alle attività di evangelizzazione, ci si accorge che “la tensione tra annuncio di Cristo e promozione umana, tra Regno di Dio e Regno dell’uomo […] non è ricomposta sempre in una equilibrata sintesi cristiana”.
“Le chiese locali e le forze missionarie sono prevalentemente occupate e preoccupate di attività di promozione umana, in tutti i suoi aspetti”, ha osservato.
Il Cardinale ha quindi accennato alla loro opera in difesa dei diritti fondamentali dell’uomo e di “coscientizzazione” delle società segnate da situazioni di forte ingiustizia, affermando che si tratta di qualcosa di “giusto e doveroso”, tuttavia “ciò che è in questione non è l’impegno appassionato della promozione umana, ma la sua motivazione profonda che deve essere realizzata ‘nel rispetto del profilo specifico del servizio richiesto da Cristo ai suoi discepoli’”.
“La carità e sempre più che semplice attività”, ha scritto richiamando le parole del Papa, “è la Carità che rende evangelizzatrice la nostra azione’”.
“La Chiesa, nella sua missione di evangelizzare i poveri, non può che seguire la via di Cristo. Ogni altra via sarebbe solo un surrogato di quella vera e, anche se producesse dei frutti immediati, questi sarebbero apparenti, non duraturi, e non idonei ad instaurare il Regno di amore e di pace nell’umanità”.
“Le comunità cristiane devono somigliare sempre più alle comunità-chiese del Nuovo Testamento, quali quelle di Corinto, Efeso, Tessalonica, composte, come Paolo dice, dagli eletti di Dio”, ha indicato.
Esse apparivano delle “minoranze sparute, senza mezzi, malviste, disprezzate e perseguitate” ma comunque “detentrici di un messaggio salvifico nuovo, che impregna e trasforma mentalità, valori e culture”.
“Questo è quanto accade ancora oggi nelle piccole chiese della periferia, che vivono spesso nelle stesse situazioni delle comunità-chiese apostoliche e, come queste, spesso sono disprezzate e non rare volte perseguitate, fino a pagare con il sangue la coerenza e la fedeltà a Cristo”, ha detto.
“Attingendo alla fonte della carità, la missione diventa l’anima di tutta l’azione della Chiesa che sarà missionaria fino alla fine dei tempi”.
“Ciò che resta insostituibile nel servizio evangelizzante della carità è la familiarità col Dio personale e l’abbandono alla sua volontà”, ha infine concluso.
Cardinal Sepe on Source of Missionary Activity
Jun 14, 2006
The former prefect of the Congregation for the Evangelization of Peoples says that there are three ways in which missionary activity can return continually to the source of its motivation.
ROME, JUNE 13, 2006 (Zenit.org).- "Only prayer, contemplation and imitation of Christ enable an apostle to drink from the original source which is Jesus Christ," stated Cardinal Crescenzio Sepe.
In the June 4 Italian edition of the Vatican newspaper L'Osservatore Romano, the cardinal commented on Benedict XVI's message, entitled "Charity, Soul of the Mission," prepared for the next World Mission Sunday, Oct. 26.
"In the face of the attempt to secularize the mission," the papal message "calls the people of God to return to the source of the mission: God-charity," emphasized Cardinal Sepe, who was recently named archbishop of Naples.
The 63-year-old prelate addressed the question, pointed out by numerous theologians, on "the relationship between the integral salvation of man, offered in Christ, and the action of liberation and promotion of man promoted by the Church, in order not to reduce salvation to a 'secularized' or only 'spiritualized' concept."
In this connection, the cardinal stressed that the magisterium expresses itself with clarity, stating that "the proclamation of the Gospel is a message of liberation in the messianic line of Christ." Such proclamation, he stated, "does not circumscribe the mission only to the religious field, being indifferent to man's temporal problems."
Incomplete
The primacy of man's spiritual vocation does not allow him to "substitute the proclamation of the Kingdom with the proclamation of human liberation," the cardinal wrote. "Without the proclamation of salvation in Jesus Christ, his contribution is incomplete."
Cardinal Sepe added that looking in general at activities of evangelization, one realizes that "the tension between the proclamation of Christ and human promotion, between the Kingdom of God and the kingdom of man (…) is not always reconciled in a balanced Christian synthesis."
"Local Churches and missionary forces are occupied and concerned primarily with activities of human promotion, in all its aspects," he noted.
However, Cardinal Sepe alluded to the work of the aforementioned in defense of the fundamental rights of man and of conscience-raising in societies tainted by great injustice, affirming that it is something "just and due."
Yet, "what is being questioned is not impassioned commitment to human promotion, but its profound motivation, which must be carried out in respect for the specific kind of service that Christ asked of his disciples," he added.
"Charity is always more than simple activity," the cardinal wrote, "it is charity that makes our action evangelizing."
In its mission of evangelizing the poor, the Church cannot but follow the way of Christ. Any other way would only be a substitute for the true way, Cardinal Sepe stated. The fruits of such work would not be lasting, "and not ideal to establish the Kingdom of love and peace in humanity," he added.
God's elect
Cardinal Sepe went on to stress that "Christian communities should be ever more like the communities of the Churches of the New Testament, such as those of Corinth, Ephesus, Thessalonica, made up, as Paul said, of God's elect."
The latter appeared as "squalid minorities, without means; seen negatively, scorned and persecuted; however, they were bearers of a new salvific message, which permeates and transforms mentalities, values and cultures," noted Cardinal Sepe.
And this continues to be the case today "in small Churches of outlying areas, which often live in the same situations of the communities-apostolic Churches and, like these, are often treated with contempt and not rarely persecuted, to the point of paying with blood for coherence and faithfulness to Christ," the prelate stated.
"Drinking from the source of charity, the mission becomes the soul of the whole action of the Church, which will be missionary until the end of time," he added. "What remains irreplaceable in the evangelizing service of charity is familiarity with God and abandonment to his will."
Confidenze del Cardinal Sepe dopo cinque anni alla guida del Dicastero missionario
Jun 14, 2006
Il porporato è stato ora nominato Arcivescovo di Napoli
CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 13 giugno 2006 (ZENIT.org).- Dopo cinque anni alla guida del Dicastero missionario, il Papa ha nominato di recente il Cardinale Crescenzio Sepe Arcivescovo di Napoli.
Il porporato italiano ha aperto il proprio cuore ed ha compiuto un bilancio di questi anni di lavoro in questa intervista pubblicata dall’agenzia “Fides”, organo informativo della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli , della quale pubblichiamo ampi stralci.
Eminenza, cinque anni fa, Lei varcava la soglia del palazzo di Propaganda Fide, nominato Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli dal Santo Padre Giovanni Paolo II. Con quali sentimenti?
Cardinal Sepe: Sono arrivato a Propaganda Fide dopo l’esperienza entusiasmante del Grande Giubileo dell’Anno 2000, che ha visto convergere a Roma, attorno al Santo Padre, milioni di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, dopo un lungo cammino di preparazione che si è svolto contemporaneamente, e sugli stessi temi, in tutte le Chiese locali. E’ stato un periodo intenso e irripetibile, caratterizzato da un grande lavoro di enorme portata spirituale ed anche da un impegno quotidiano accanto a Papa Giovanni Paolo II, che mi ha messo in condizione di approfondire ancora di più la meravigliosa ricchezza della Chiesa cattolica, universale, varia e multiforme nelle sue realtà, ma unica e granitica nel suo fondamento, Gesù Cristo. Il Giubileo, del resto, aveva come motivo fondamentale la celebrazione del bimillenario della nascita di Gesù Cristo, l’Inviato del Padre per portare al mondo la Salvezza, quindi tutti gli eventi ruotavano intorno alla persona ed al messaggio di Nostro Signore.
Se durante il Giubileo avevamo accolto quanti venivano a Roma dagli angoli più lontani del mondo, a Propaganda Fide la prospettiva si rovesciava: da qui bisogna guardare al mondo, ai due terzi dell’umanità che non hanno ancora ricevuto la Buona Novella. Come ho avuto modo di ricordare in diverse occasioni, il mio approdo al Dicastero Missionario realizzava in qualche modo una antica aspirazione: quando, ancora liceale, sentivo nel cuore il desiderio ardente di diventare missionario. Né posso dimenticare che la mia diocesi di origine, Aversa, ha dato i natali anche al Beato padre Paolo Manna, fondatore della Pontificia Unione Missionaria e del Seminario del PIME di Ducenta. Dopo un percorso quanto mai discontinuo della mia vita sacerdotale, sempre segnato dalla totale disponibilità alla volontà del Signore, a Propaganda Fide ho avuto la grazia di immergermi completamente nel mondo delle missioni.
E oggi, dopo cinque anni...
Cardinal Sepe: Come ho detto ai miei collaboratori, ringrazio il Signore di questa esperienza che mi ha enormemente arricchito e mi ha aiutato ad entrare sempre più nel vivo dei problemi e delle realtà di popoli e culture, spesso lontani geograficamente da noi, ma che oggi, in questo mondo globalizzato, si fanno sempre più vicini. In questi cinque anni ho imparato molto, ho ricevuto molto ed ho potuto sperimentare la straordinaria vivacità della missione, con i suoi dolori, le sue sofferenze ma anche con le sue gioie.
Considero una grazia del Signore aver toccato con mano la realtà di alcune comunità cristiane come, per esempio, quella della Mongolia, in cui il Vangelo sta tornando ad essere annunciato dopo un lungo periodo di silenzio, e di averla accompagnata nei suoi primi passi di questa nuova vita. Come dimenticare poi le promettenti aperture della Chiesa in Vietnam, dove ho potuto compiere una visita pastorale considerata “storica” per quella nazione, visitando le tre regioni ecclesiastiche del Paese, incontrando Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi. Ho presieduto l’inaugurazione della nuova diocesi di Ba Ria e l’insediamento del primo Vescovo, ed ho avuto la gioia di celebrare l’ordinazione sacerdotale di 57 diaconi vietnamiti dinanzi ad una folla enorme che, commossa e felice, gremiva non solo la Cattedrale ma anche la piazza e le vie adiacenti. Sono testimone che la Chiesa del Vietnam stia vivendo una pagina importante della sua storia, una pagina di gioia e di speranza per il futuro. Molto interessanti sono state le visite in Kuwait e nella penisola Arabica, dove ho avuto la gioia di consacrare Vescovi i due Vicari Apostolici. L’esperienze di queste comunità cattoliche, che vivono in una situazione particolarmente difficile e delicata, mi ha fatto sperimentare la presenza del Signore che esorta il suo piccolo gregge a non avere paura, perché Lui è con noi fino alla fine del mondo.
La mia visita in Sudan mi ha portato ad immergermi in una situazione estremamente complessa dal punto di vista religioso, sociale ed economico. Il risultato della lunga guerra civile è pesante e ancora fa sentire i suoi influssi: guerriglia, violenza,vandalismo… senza contare la distruzione delle strutture, le malattie, la povertà estrema. Anche tra le fila della Chiesa sono numerosi i sacerdoti e i religiosi che hanno subito traumi profondi a causa della guerra civile. La visita ad un campo profughi nel Darfur è stata la tappa più dolorosa e angosciante del mio viaggio. Pur in mezzo a tanto dolore, ho potuto constatare la gioia della comunità cattolica, l’entusiasmo e la fierezza della propria fede, che sono sostegno anche in quel territorio particolarmente difficile.
Un’altra nazione africana in cui mi sono recato per consolidare il processo di pace che si sta muovendo dopo oltre 30 anni di guerra, è l’Angola. Nella Cattedrale di Luanda, insieme a tutti i Vescovi angolani, ho ringraziato il Signore per il dono della pace, che ha messo fine al crudele ed atroce flagello della guerra ed alla drammatica lotta fratricida dei figli di questa terra. Drammatica eredità di questo lungo periodo, anche qui, sono i campi profughi, che ho visitato per portare una parola di conforto e di fiducia nel futuro.
Momenti di gioia e di festa ho potuto vivere insieme alla Comunità Cattolica del Benin, dove ho presieduto le Celebrazioni conclusive del Congresso Eucaristico nazionale, nel novembre 2002, o ancora in Uganda, per il Centenario della fede nell’Arcidiocesi di Mbarara. Indimenticabile ed entusiasmante, con il suo calore tutto Latinoamericano, è stata poi la celebrazione del Secondo Congresso Missionario Americano, nel novembre 2003, il primo grande evento missionario del nuovo millennio. Ho visto una Chiesa, quella dell’America, che ha donato senza riserve tutto quello che possiede, dalla sua piccolezza, dalla sua povertà, dal suo martirio, alla missione di Gesù Cristo, per andare verso tutti i popoli e tutte le culture ad annunciare il Vangelo.
In Albania ho potuto celebrare i 10 anni della visita di Papa Giovanni Paolo II, avvenuta il 25 aprile 1993, assistendo anche in quella terra, dopo la lunga notte della persecuzione, alla nuova alba della fede, contrassegnata dalla speranza ma anche da prove e difficoltà per i cattolici e per il consolidamento delle comunità.
Ed ancora il Messico, l’Azerbaigian, l’India, la Thailandia, la Cambogia, il Laos, il Myanmar, Taiwan… Pur con tutti i miei limiti e debolezze, ho cercato di seguire lo spirito di San Paolo, consolando quanti sono nel dolore, rallegrandomi con chi è nella gioia, condividendo affanni e preoccupazioni, risultati raggiunti o obiettivi da realizzare. Sono tanti i volti e le situazioni che si accavallano nella mia mente e che ogni giorno presento al Signore durante la Santa Messa. Certamente l’opera missionaria non è facile, non sono pochi i problemi e le sfide, vecchie e nuove, che ci si presentano dinanzi. Però abbiamo una certezza: il Signore, che ci chiama a una missione così alta, ci concede sicuramente anche i mezzi necessari per compierla.
Dunque cosa porta con sé?
Cardinal Sepe: Porto con me l’abnegazione eroica di tanti missionari e missionarie che vivono in situazioni di enorme sacrificio ma sempre lieti di annunciare il Signore e di spendersi fino all’ultimo respiro per questa causa. Porto con me il sangue versato da decine di Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici, uccisi in tutto il mondo solo perché cristiani, perché in nome della loro fede si opponevano a tutto ciò che è contrario al Vangelo e alla dignità della persona umana. E ancora serbo nel cuore la gioia di tante comunità cristiane, nate nella sofferenza, nell’oppressione, nella povertà, che tuttavia hanno sempre conservato la fede anche in tempi di persecuzione, ed oggi guardano con una ferma speranza al loro avvenire, che è il futuro di tutta la Chiesa.
Come dimenticare, poi, i tanti giovani che si preparano al sacerdozio o alla vita religiosa nei territori di missione, il frutto più bello nato dal sacrificio dei missionari che hanno dato la vita per impiantare la Chiesa laddove non era ancora mai risuonato il nome di Gesù Cristo. E ancora, il “nuovo” impegno missionario di tanti laici, di movimenti e nuove comunità, di famiglie intere, che lasciano tutto per rispondere al comando del Signore. In una parola porto in me la convinzione che la Chiesa è viva, anche se affronta tribolazioni e oppressioni; che essere cristiani è bello ed è fonte di gioia, pur in mezzo a tante difficoltà, e che il Signore continua ancora oggi a camminare a fianco dell’uomo.
Purtroppo molti dei territori cosiddetti “di missione” presentano situazioni gravissime che Lei ha visto con i suoi occhi: guerre interminabili, violenze, malattie, povertà estrema, corruzione, discriminazione…
Come il cireneo del Vangelo, chiamato ad aiutare il Signore a portare la croce, durante i miei viaggi pastorali ho potuto conoscere queste situazioni ed ho cercato di chinarmi per aiutare tanti fratelli che, a tutte le latitudini, portano la loro croce, spesso pesante, a volte addirittura opprimente. La mia presenza in tanti contesti di dolore, ha voluto mostrare la solidarietà della Chiesa, che anche nelle circostanze più tragiche continua a predicare il Vangelo dell’amore, della giustizia e della pace. Ho avuto la possibilità di esortare le Autorità interessate e tutte le persone di buona volontà perché intervengano e mettano in pratica delle azioni decisive per fermare queste situazioni. Ho portato il conforto e la riconoscenza a quanti si adoperano per alleviare, per quanto possibile, le sofferenze di tanta gente, sofferenza che non è mai fine a se stessa. Per chi ha il dono della fede, dopo le tenebre del Calvario arriva l’alba della Risurrezione. Io li ho incoraggiati in questo cammino, ho condiviso le loro angosce e li ho invitati a coltivare la speranza che non delude, perché viene da Dio.
Se dovesse indicare una priorità che ha contraddistinto la sua esperienza di Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, quale sceglierebbe?
Cardinal Sepe: In questi anni ho puntato molto sull’impegno della formazione, a tutti i livelli. In modo particolare penso ai Seminari per i Vescovi, che hanno riunito a Roma per alcune settimane gli Ordinari dei territori di missione, soprattutto quelli di nomina recente, che hanno ascoltato una serie di lezioni sugli aspetti fondamentali del loro Ministero in relazione ai territori in cui operano. Abbiamo avuto come relatori i Prefetti dei Dicasteri Vaticani e altre personalità di altissimo livello, con cui i Vescovi hanno avuto modo di confrontarsi in un dialogo franco e costruttivo. Con il Master in Managment per lo Sviluppo abbiamo poi inaugurato una nuova strada di aiuti per l’Africa, che intende superare il vecchio concetto di assistenzialismo: un gruppo di giovani provenienti da 17 nazioni africane, indicati dai Presidenti delle Conferenze Episcopali dei vari Paesi del continente, sta frequentando i corsi di questo Master, promosso dalla nostra Congregazione, dall’Università Cattolica di Milano e dalla Pontificia Università Urbaniana. In questo modo, una volta tornati in patria, avranno ricevuto la formazione necessaria per contribuire al futuro sviluppo economico e sociale delle loro nazioni.
L’ultimo grande impegno è stato il Congresso sui 40 anni del Decreto Conciliare Ad Gentes, in collaborazione con la Pontificia Università Urbaniana, che ha ribadito l’attualità del mandato missionario ed individuato nuove strade per la missione nel terzo millennio. Se questi sono i grandi impegni degli ultimi anni che mi vengono alla mente, è quasi impossibile citare la rete di innumerevoli altre attività minori ma non meno importanti, come visite pastorali, incontri e congressi missionari, corsi di formazione ed animazione missionaria…
“Mi corazón palpitará siempre por la misión”
Jun 05, 2006
Entrevista a Su Eminencia el Cardenal Crescencio Sepe:
Ciudad del Vaticano (Fides, 4.6.2006) - El Cardenal Crescencio Sepe, al término de su mandato quinquenal al frente del Dicasterio Misionero, ha sido nombrado por el Santo Padre Benedicto XVI Arzobispo de Nápoles. La Agencia Fides le ha dirigido algunas preguntas sobre su experiencia y el futuro que le espera como Pastor de la Archidiócesis de Nápoles.Image
Eminencia, hace cinco años, Usted atravesaba el umbral del Palacio Propaganda Fide, nombrado Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos por el Santo Padre Juan Pablo II. ¿Qué sentimientos había en su corazón?
Llegué a Propaganda Fide tras la experiencia entusiasmante del Gran Jubileo del Año 2000, que vio congregarse en Roma, alrededor del Santo Padre, a millones de peregrinos provenientes de todas partes del mundo, tras un largo camino de preparación que se desarrolló contemporáneamente, y sobre los mismos temas, en todas las Iglesias locales. Fue un periodo intenso e irrepetible, caracterizado por un gran trabajo de enorme alcance espiritual y también de un compromiso cotidiano junto a Juan Pablo II, que me puso en condiciones de profundizar aún más en la maravillosa riqueza de la Iglesia católica, universal, varia y multiforme en sus realidades, pero única y granítica en su fundamento, Jesucristo. El Jubileo, por lo demás, tenía como motivo fundamental la celebración del bimilenario del nacimiento de Jesucristo, el Enviado del Padre para traer al mundo la Salvación, por lo tanto, todos los acontecimientos giraban en torno a la persona y al mensaje de Nuestro Señor.
Si durante el Jubileo acogimos a cuantos venían a Roma desde los rincones más lejanos del mundo, en Propagnda Fide la perspectiva se invertía: desde aquí era necesario mirar al mundo, a los dos tercios de la humanidad que no han recibido aún la Buena Noticia. Como he recordado en varias ocasiones, mi llegada al Dicasterio Misionero realizaba de alguna manera una antigua aspiración: cuando, todavía estudiante, sentía en mi corazón el deseo ardiente de hacerme misionero. Ni puedo olvidar que en mi diócesis de origen, Aversa, nació el Beato Padre Paolo Manna, fundador de la Pontificia Unión Misionera y del Seminario del PIME de Ducenta. Tras un recorrido lleno de cambios durante mi vida sacerdotal, siempre marcado por la total disponibilidad al Señor, en Propaganda Fide he recibido la gracia de sumergirme completamente en el mundo de las misiones.
Y hoy, tras cinco años...
Como he comentado a mis colaboradores, agradezco profundamente al Señor por esta experiencia que me ha enriquecido tanto y que me ha permitido participar vivamente en los problemas y realidades de pueblos y culturas, con frecuencia lejanos geográficamente de nosotros, pero que hoy, en este mundo globalizado, se hacen cada vez más cercanos. En estos cinco años he aprendido mucho, he recibido mucho y he podido experimentar la extraordinaria vivacidad de la misión, con sus dolores, sus sufrimientos, pero también con sus alegrías.
Considero una gracia del Señor haber podido tocar con la mano la realidad de algunas comunidades cristianas como, por ejemplo, la de Mongolia, en la que el Evangelio vuelve a ser anunciado tras un largo periodo de silencio, y de haberla acompañado en los primeros pasos de esta nueva vida. ¿Cómo olvidar tampoco las prometedoras aperturas de la Iglesia en Vietnam, donde pude realizar una visita pastoral considerada “histórica” por aquella nación, visitando las tres regiones eclesiásticas del país, encontrándome con los Obispos, sacerdotes, religiosos, religiosas, seminaristas...? Presidí la inauguración de la nueva diócesis de Ba Ria y la toma de posesión del primer Obispo, teniendo además la alegría de celebrar la ordenación sacerdotal de 57 diáconos vietnamitas ante una multitud enorme que, conmovida y feliz, abarrotaba no sólo la Catedral sino también la plaza y las calles adyacentes. Son testimonios de que la Iglesia de Vietnam está viviendo una página importante de su historia, una página de alegría y esperanza para el futuro. Muy interesantes han sido también las visitas a Kuwait y a la Península Arábiga, donde tuve la alegría de consagrar Obispos a dos Vicarios Apostólicos. La experiencia de estas comunidades católicas, que viven una situación particularmente difícil y delicada, me ha hecho experimentar la presencia del Señor que exhorta a su pequeño rebaño a no tener miedo, porque Él está con nosotros hasta el fin del mundo.
Mi visita a Sudán me ha llevado a sumergirme en una situación extremadamente compleja desde el punto de vista religioso, social y económico. El resultado de la larga guerra civil es gravoso y hace sentir todavía sus influjos: guerrilla, violencia, vandalismo... Sin contar con la destrucción de las estructuras, enfermedades, pobreza extrema. Incluso entre las filas de la Iglesia hay numerosos sacerdotes y religiosos que han sufrido traumas profundos a causa de la guerra civil. La visita a un campo de refugiados en el Darfur fue la etapa más dolorosa y angustiosa del viaje. Incluso en medio de tanto dolor, he podido constatar la alegría de la comunidad católica, el entusiasmo y la firmeza de la propia fe, que son amparo también en aquel territorio particularmente difícil.
Otra nación africana a la que acudí para consolidar el proceso de paz que empieza a moverse tras más de treinta años de guerra, es Angola. En la Catedral de Luanda, junto a todos los Obispos de Angola, di gracias al Señor por el don de la paz, que puso fin al atroz flagelo de la guerra y a la dramática lucha fraticida de los hijos de esta tierra. Dramática herencia de este largo periodo son, también aquí, los campos de prófugos, que visité para llevar una palabra de conforto y confianza en el futuro.
Momentos de alegría y de fiesta fueron los que viví junto a la Comunidad Católica de Benin, donde presidí las Celebraciones conclusivas del Congreso Eucarístico nacional, en noviembre de 2002, o mi visita a Uganda, por el Centenario de la fe en la Archidiócesis de Mbarara.
Inolvidable y entusiasmante, con su calor todo su calor latinoamericano, fue la celebración del Segundo Congreso Misionero Americano, en noviembre de 2003, el primer gran acontecimiento misionero del nuevo milenio. Vi una Iglesia, aquella de América, que ha donado sin reservas todo lo que posee, desde su pequeñez, desde su pobreza, desde su martirio, a la misión de Jesucristo, para ir a todos los pueblos y todas las culturas a anunciar el Evangelio.
En Albania pude celebrar el décimo aniversario de la visita de Juan Pablo II, acontecida el 25 de abril de 1993, asistiendo también en aquella tierra, tras la larga noche de la persecución, a un nuevo despertar de la fe, marcado por la esperanza pero también por las pruebas y dificultades para los católicos y para la consolidación de las comunidades.
Y en México, en Azerbaiján, en la India, Tailandia, Camboya, Laos, Myanmar, Taiwán... Aún con todos mis límites y debilidades, he tratado de seguir el espíritu de San Pablo, consolando a cuantos están en el dolor, alegrándome con quien está alegre, compartiendo anhelos y preocupaciones, resultados obtenidos u objetivos por alcanzar. Son tantos los rostros y las situaciones que se amontonan en mi mente y que cada día presento al Señor durante la Santa Misa. Ciertamente la obra misionera no es fácil, no son pocos los problemas y desafíos, viejos y nuevos, que se presentan delante. Tenemos sin embargo una certeza: el Señor, que nos llama a una misión tan alta, nos concede con seguridad los medios para realizarla.
Entonces, ¿qué se lleva consigo?
Llevo conmigo la abnegación heroica de tantos misioneros y misioneras que viven en situaciones de gran sacrificio pero están siempre contentos de poder anunciar al Señor y de gastarse hasta el último respiro por esta causa. Llevo conmigo la sangre derramada por decenas de Obispos, sacerdotes, religiosos, religiosas y laicos, asesinados en todo el mundo sólo por ser cristianos, porque en nombre de su fe se oponían a todo lo que es contrario al Evangelio y a la dignidad de la persona humana. Y guardo todavía en mi corazón la alegría de tantas comunidades cristianas, nacidas en el sufrimiento, en la opresión, en la pobreza, que sin embargo han conservado la fe incluso en tiempos de persecución, y hoy miran con una firme esperanza su futuro, que es el futuro de toda la Iglesia.
Cómo olvidar después, a tantos jóvenes que se preparan al sacerdocio o a la vida religiosa en tierras de misión, el fruto más bello nacido del sacrificio de los misioneros que han dado la vida por implantar la Iglesia allí donde no había resonado jamás el nombre de Jesucristo. Y aún, el “nuevo” compromiso misionero de tantos laicos, de movimientos, de nuevas comunidades, de familias enteras, que dejan todo para responder al mandato del Señor. En una palabra, llevo conmigo la convicción de que la Iglesia está viva, aunque afronta tribulaciones y opresiones; que ser cristiano es hermoso y es fuente de alegría, aún en medio de tantas dificultades, y que el Señor continua todavía hoy, caminando al lado del hombre.
Por desgracia, muchos de los territorios llamados “de misión” presentan situaciones gravísimas que Usted ha visto con sus propios ojos: guerras interminables, violencias, enfermedades, pobreza extrema, corrupción, discriminación...
Como el Cirineo del Evangelio, llamado a ayudar al Señor a llevar la cruz, durante mis viajes pastorales he podido conocer estas situaciones y he tratado de inclinarme para ayudar a tantos hermanos que, en todas las latitudes, llevan su cruz, con frecuencia pesada, a veces incluso abrumadora. Mi presencia en tantos contextos de dolor ha querido mostrar la solidaridad de la Iglesia, que aún en las más trágicas circunstancias continua predicando el Evangelio del amor, de la justicia y de la paz. He tenido la posibilidad de exhortar a las autoridades interesadas y a todas las personas de buena voluntad para que intervengan y pongan en práctica acciones decisivas para detener todas estas situaciones. He llevado consuelo y reconocimiento a cuantos trabajan por aliviar, en la medida de lo posible, los sufrimientos de tanta gente, sufrimiento que no es nunca fin en si mismo. Para quien tiene el don de la fe, tras las tinieblas del Calvario llega el alba de la Resurrección. Les he animado en este camino, he compartido sus angustias y les he invitado a cultivar la esperanza que no defrauda, porque viene de Dios.
Si tuviese que indicar una prioridad que ha marcado su experiencia de Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos, ¿Cuál escogería?
En estos años he insistido mucho en la necesidad de cuidar la formación, a todos los niveles. De manera particular pienso en los Seminarios para los Obispos, que han reunido en Roma durante algunas semanas a los Ordinarios de los territorios de misión, sobre todo los más recientemente nombrados, que han escuchado una serie de lecciones sobre aspectos fundamentales de su ministerio en relación a los territorios en los que trabajan. Hemos tenido como relatores a los Prefectos de los Dicasterios Vaticanos y otras personalidades de altísimo nivel, con los que los Obispos han podido entablar un diálogo franco y constructivo. Con el Master en Managment para el Desarrollo hemos inaugurado una nueva vía de ayudas para África, que quiere superar el viejo concepto de asistencialismo: un grupo de jóvenes provenientes de 17 naciones africanas, indicados por los Presidentes de las Conferencias Episcopales de los varios países del continente, está siguiendo los cursos de este Master, promovido por nuestra Congregación, por la Universidad Católica de Milán y por la Pontificia Universidad Urbaniana. De esta manera, una vez que regresen a su patria, habrán recibido la formación necesaria para contribuir al futuro desarrollo económico y social de sus naciones. El último gran trabajo ha sido el Congreso sobre el 40 Aniversario del Decreto Conciliar Ad Gentes, en colaboración con la Pontificia Universidad Urbaniana, que ha reafirmado la actualidad del mandato misionero, al tiempo que ha individuado nuevos caminos para la misión en el tercer milenio. Si estos son los grandes compromisos de los últimos años que me vienen a la mente, es casi imposible citar la red innumerable de otras actividades menores pero no menos importantes, como visitas pastorales, encuentros y congresos misioneros, cursos de formación y animación misionera...
Ahora el Santo Padre Benedicto XVI le ha llamado a un comprometido cargo pastoral: anunciar a Jesucristo en un contexto geográficamente más restringido pero igualmente complejo, no muy diferente en el fondo a tantas otras zonas de desarrollo occidental, que presentan situaciones de urbanización caótica acompañada por sacos de pobreza. También aquí la Iglesia trabaja en la construcción de la civilización del Amor, basada en el respeto entre personas que provienen de las más diversas partes del planeta, cada una con su historia y sus exigencias. Un gran desafío...
Estoy profundamente agradecido al Santo Padre por este nombramiento y por cuanto ha hecho por la Iglesia misionera y por la Iglesia de Nápoles. En segundo lugar querría señalar que quizás se evidencia demasiado, en algunos casos, la diferencia una supuesta diferencia entre los que trabajan en los Dicasterios y oficinas de la Curia respecto a los que son responsables de una Diócesis. Como si un Prefecto o un Secretario o un empleado de una Congregación pudiera desarrollar su trabajo de oficina sin tener contacto con la vida concreta de las personas, con sus problemas, sus expectativas, sin celebrar los Sacramentos... sin ser “pastor” según el ejemplo del Buen Pastor. Estamos todos al servicio del único Señor, en la única Iglesia, aunque hayamos recibido encargos diversos. En estos cinco años como Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos me he sentido siempre plenamente “Pastor” de esta inmensa “Diócesis” que comprende más de mil circunscripciones eclesiásticas, decenas de miles de sacerdotes, religiosos, religiosas, misioneros... Ningún territorio ha sido jamás un punto sobre el mapa o un expediente en el archivo, y donde no he podido llegar de persona o a través de mis colaboradores, siempre he tratado de establecer un contacto directo con cuantos trabajan en aquella realidad o determinado territorio.
A Nápoles me llevo el equipaje de tantas experiencias vividas hasta ahora: desde cuando en Brasil, trabajando en Nunciatura, me acercaba a las favelas para tratar de aliviar los sufrimientos de tanta gente, a los encuentros innumerables con sacerdotes de todos los continentes, cuando era Secretario de la Congregación para el Clero, que me abrían su corazón y compartían conmigo sus angustias y sus consuelos. Después, la gran palestra de Propaganda Fide, me ha abierto aún más los horizontes, haciéndolos dilatarse hasta el extremo, de un continente a otro.
El sufrimiento de cuantos viven en campos para refugiados, o se ven obligados a realizar continuas migraciones a causa de la violencia o de la guerra, y todavía no tienen un techo bajo el que encontrar abrigo, no es muy diferente al sufrimiento de cuantos viven en las zonas degradadas de nuestras grandes ciudades, en aprietos a causa de la desocupación, tóxico-dependencia, delincuencia, casas insuficientes, asistencia sanitaria inadecuada. La obra de tantos sacerdotes, religiosos, religiosas y laicos, que trabajan combatiendo las situaciones de injusticia y pobreza, se topa con frecuencia con cuantos prosperan en la ilegalidad, en Italia como en toda Europa, América del Norte, del Sur o en África. La Iglesia no tiene recetas económicas que proponer, porque ésta no es su tarea, pero tiene de todas formas el deber, confiado por Cristo, de recordarle al hombre su dignidad y a la sociedad entera los valores irrenunciables del Evangelio, de otra forma traicionaría su misión. Sólo desde la conversión a Dios podrá nacer un nuevo modelo de vida basado en el respeto, la legalidad, la justicia, la valorización de tantos elementos positivos inherentes a la naturaleza humana. Éste es el gran desafío que me espera y espera hoy a cada cristiano.
¿Cuánto queda todavía en su corazón de aquella aspiración misionera juvenil?
El gobierno pastoral de una Diócesis, aunque sea importante y con una historia gloriosa como la de Nápoles, podría parecer que recorta los horizontes del compromiso misionero, pero no creo que sea así. Cambia la perspectiva, pero el mandato del Señor es siempre el mismo, en cualquier latitud a la que el Señor nos mande ir. Desde cualquier parte que se le mire, el compromiso misionero es inmenso, atañe a todos los bautizados y nos empuja a superar toda frontera, para que el hombre contemporáneo, tan desconfiado e inquieto, puede encontrar su plena realización y la auténtica felicidad en Aquel que ha muerto y resucitado por su salvación.
Los problemas y las situaciones cambian, pero el hombre, en el fondo, es siempre el mismo, con sus valores y sus defectos, sus virtudes y sus pecados, creado siempre a imagen y semejanza de Dios. La gran experiencia que llevo en mi equipaje de tantas situaciones tremendas y aparentemente sin vía de salida, me será útil para despertar en todos los hombres de buena voluntad que encontraré en mi nuevo camino, el compromiso de reaccionar, de trabajar, para transformar según el designio de Dios también la realidad de una ciudad como Nápoles, que cuenta con recursos inmensos pero quizás dormidos.
Nos es de estímulo y ejemplo la gran cantidad de Santos y Beatos napolitanos, desde el primer Obispo de esta diócesis, San Aspreno, a la última Beata proclamada, Sor María de la Pasión. También la gran cita de la Iglesia italiana, el IV Congreso Eclesial nacional de Verona, que tendrá por tema “Testigos de Jesús Resucitado, esperanza para el mundo” nos sostiene en este camino estimulando nuestra esperanza. La esperanza cristiana no es un simple desearse “que todo vaya bien”, sino que es una virtud teologal, que tiene por origen, por motivo, Dios mismo, y significa poner nuestra confianza en las promesas de Cristo, trabajando en esta vida para alcanzar la felicidad eterna. Ésta será mi misión en Nápoles, y si, como dije aceptando esta nómina, mi corazón palpita por Nápoles, puedo añadir que palpitará por siempre también por la misión.
Napoli, l’arrivo del cardinal Sepe dà il via al «balletto» dei vescovi
May 29, 2006
Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, sostituirà da oggi Michele Giordano
(Il Giornale, 25-05-06) L’annuncio sarà dato a mezzogiorno di oggi dalla Curia di Napoli e dalla Sala Stampa della Santa Sede: Benedetto XVI ha nominato il nuovo arcivescovo del capoluogo partenopeo destinato a prendere il posto di Michele Giordano: è il cardinale Crescenzio Sepe, attuale Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Secondo le insistenti indiscrezioni raccolte negli ambienti della Chiesa napoletana, la nomina, già nell’aria da qualche settimana, sarà ufficializzata oggi, in anticipo rispetto al previsto, proprio per evitare il moltiplicarsi di voci e indiscrezioni.
Con lo «sbarco» di Sepe, cardinale giovane e dinamico, a Napoli, è destinata a cambiare la geografia della Chiesa italiana. Stretto collaboratore di Giovanni Paolo II, Sepe, dopo essere stato assessore alla Segreteria di Stato (ruolo che implica un contatto costante e diretto con l’appartamento pontificio) era stato promosso Segretario della Congregazione del clero. Poi, a sorpresa, Papa Wojtyla gli aveva affidato la complicata gestione della macchina del grande Giubileo del 2000. Sepe ci si era buttato anima e corpo, facendo sì che l’importante e complesso appuntamento riuscisse nella maniera migliore, nonostante le difficoltà.
Chi prenderà il posto di Sepe alla guida dell’importante «ministero» che segue la vita delle Chiese in terra di missione? Il successore dovrebbe essere reso noto oggi stesso: si tratta del cardinale indiano Ivan Dias, arcivescovo di Bombay, considerato «papabile» all’ultimo conclave. La scelta di Papa Ratzinger di trasferire Sepe dalla Curia romana all’importante sede cardinalizia del Sud d’Italia non può essere spiegata soltanto con le necessità di un rimpasto dei vertici dei dicasteri vaticani: se così fosse, l’attuale Prefetto della congregazione per l’avangelizzazione dei popoli avrebbe potuto assumere altri incarichi romani. Evidentemente Benedetto XVI ritiene che la Chiesa di Napoli, della Campania e delle regioni limitrofe abbia bisogno di una «scossa», anche nel rapporto con la società e il mondo politico.
L’arrivo dell’indiano Dias al suo posto è un segnale che va nella linea dell’internazionalizzazione della Curia e al tempo stesso indica l’inizio delle «grandi manovre» ai vertici della Santa Sede. Dopo aver atteso più di un anno, Benedetto XVI è pronto a fare le sue scelte ed è attesa nelle prime due settimane di giugno la nomina del nuovo Segretario di Stato, in sostituzione del cardinale Angelo Sodano, il quale ha già abbondantemente superato l’età della pensione. Il nuovo «primo ministro» vaticano sarà l’uomo-chiave nel collaborare con il Papa per attuare alcune riforme della Curia romana.
Sepe, un pastore vicino al mondo del lavoro
May 29, 2006
Il cardinale Crescenzio Sepe, prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, è il nuovo arcivescovo di Napoli.
(Il Denaro, 23-05-2006) Sabato l’ufficializzazione della nomina decisa da papa Benedetto XVI. Il porporato è stato scelto dal Papa per sostituire alla guida della diocesi partenopea il cardinale Michele Giordano, in pensione per raggiunti limiti di età.
Nato a Carinaro 63 anni fa, Sepe, cardinale dal 2001, lascia così uno dei dicasteri vaticani più importanti, l'ex propaganda Fide, che coordina l'attività missionaria della Chiesa in Africa, Asia e parte dell'America Latina. Al suo posto, al vertice di uno dei più importanti dicasteri vaticani, il Papa nomina l'attuale arcivescovo di Bombay, il cardinale indiano Ivan Dias. Nel suo impegno pastorale Sepe si è sempre distinto per l’attenzione ai risvolti sociali dell’economia e del lavoro.
“La conversione del cuore è frutto di un cambiamento di vita e i beni della terra, che Dio ci ha affidato, non devono essere assolutizzati, sfruttati o sprecati soltanto da pochi, ma impiegati con giustizia, secondo la volontà del Signore e per il bene di tutti”: sono parole che Crescenzio Sepe scrive nel 2000, in occasione del Giubileo del lavoro e che dimostrano la sua attenzione ai risvolti sociali dell’economia e del lavoro. All’epoca Sepe è il segretario generale del Giubileo, evento che “spinge i credenti - come sottolinea - ad impegnarsi al loro interno con maggiore ardore, intensificando la testimonianza cristiana in ogni settore della società moderna, facendosi creatori di una nuova cultura di solidarietà e cooperazione internazionali, in cui tutti - specialmente i Paesi ricchi ed il settore privato - assumano la loro responsabilità per un nuovo modello di economia al servizio di ogni persona”.
L’attuale arcivescovo di Napoli celebra anche la funzione religiosa in occasione del Giubileo dei Cavalieri dei Lavoro, il 20 maggio del 2000. Nell’occasione il presule ricorda “i valori che contraddistinguono” i soci della Federazione dei Cavalieri del Lavoro: “l’amore per il proprio dovere, la capacità di sacrificarsi, l’attenzione per il bene comune”, valori vicini, sottolinea, “alla grande dottrina sociale della Chiesa, frutto recente della volontà esplicita del magistero di pronunciarsi in maniera netta anche sulle tematiche del lavoro”. Nell’accingersi al nuovo compito - potrebbe essere al timone della diocesi dal primo luglio - Sepe dice di “essere consapevole della grande sfida che lo attende, in una città bella, ma anche complessa”, una realtà che già conosce bene. E poi garantisce che sarà particolarmente vicino ai sacerdoti. Dopo aver ringraziato il Signore e il Papa che lo hanno “chiamato a questa responsabilità che accolgo con gioia”, esprime parole di apprezzamento per il suo predecessore che ha guidato la diocesi di Napoli per diciannove anni: “Il cardinale Michele Giordano è un pastore che ha svolto il suo compito con dedizione e generosità”. Giordano guiderà la diocesi di Napoli come amministratore apostolico fino alla presa di possesso canonico dell'arcivescovo nominato. Quindi resterà in città come arcivescovo emerito. Di Sepe dice: “Siamo amici fraterni, è una persona molto vivace, un grande lavoratore, organizzatore, tenace”. Ritratto
Dal 1972 nella diplomazia vaticana
Il Cardinale Crescenzio Sepe, nominato arcivescovo di Napoli, nasce a Carinaro (in provincia di Caserta) il 2 giugno 1943. Dopo gli studi medi e ginnasiali compiuti al Seminario di Aversa, frequenta i corsi di Filosofia presso il Pontificio Seminario Regionale di Salerno e quelli di Teologia presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore. Viene ordinato sacerdote il 12 marzo 1967. Consegue la laurea in Teologia e la licenza in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense e la laurea in Filosofia presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Assistente di Teologia Sacramentaria presso la Pontificia Università Lateranense, successivamente diventa incaricato di Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana. E' autore di alcune pubblicazioni a carattere teologico. Terminati i corsi presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica, nel 1972 entra nel Servizio diplomatico della Santa Sede e viene destinato alla Rappresentanza Pontificia in Brasile.
Poi viene chiamato in Segreteria di Stato, dove lavora nella sezione per gli Organismi Internazionali e, poi, nell'Ufficio "Informazione e Documentazione". Nel 1987 ottiene l'incarico di Assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Il 2 aprile 1992 viene nominato Arcivescovo titolare di Grado e Segretario della Congregazione per il Clero. Riceve la consacrazione episcopale da Giovanni Paolo II il 26 aprile 1992. Il 3 novembre 1997 gli viene affidato l'ufficio di Segretario Generale del Comitato e del Consiglio di Presidenza del Grande Giubileo dell'Anno 2000. Segue quindi l'itinerario di preparazione dell'Anno Santo ed il suo svolgimento. E' stato anche Presidente della Peregrinatio ad Petri Sedem dal novembre 1997 al luglio 2001. Creato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001 è membro della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per il Clero, dei Pontifici Consigli per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, per i Testi Legislativi, per il Dialogo Interreligioso, per le Comunicazioni Sociali e della Pontificia Commissione per l'America Latina. Il 9 aprile del 2001 viene nominato Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli (ex Propaganda Fide) e Gran Cancelliere della Pontificia Università Urbaniana.
Cardenal Sepe es nombrado Arzobispo metropolitano de Nápoles
May 29, 2006
La Sala de Prensa de la Santa Sede dio a conocer hoy la nominación del hasta hoy Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos, Cardenal Crescenzio Sepe, como Arzobispo metropolitano de la arquidiócesis italiana de Nápoles.
VATICANO, 20 May. 06 (ACI).- El Cardenal Sepe, nacido en Caserta el 2 de junio de 1943, fue ordenado sacerdote el 12 marzo de 1967. En 1972, terminados los cursos en la Pontificia Academia Eclesiástica, ingresó al Servicio diplomático de la Santa Sede y fue destinado a la Representación Pontificia en Brasil. En 1987 fue nombrado Asesor para los Asuntos Generales de la Secretaría de Estado.
El 2 de abril de 1992 fue nombrado Arzobispo y Secretario de la Congregación para el Clero. Creado cardenal en el consistorio del 21 de febrero del 2001, es miembro Congregación para la Doctrina de la Fe y de la Congregación para el Clero, de los Pontificios Consejos para la Promoción de la Unidad de los Cristianos, para los Textos Legislativos, para el Diálogo Interreligioso, para las Comunicaciones Sociales y de la Pontificia Comisión para América Latina.
El 9 de abril del 2001 fue nombrado Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos y Gran Canciller de la Pontificia Universidad Urbaniana.
En reemplazo del Cardenal Sepe al frente del discasterio vaticano, el Papa nombró al Arzobispo de Bombay, Cardenal Ivan Dias.
Il cardinale Sepe sostitusce il discusso Giordano
May 29, 2006
Papa Ratzinger ha nominato il cardinal Crescenzio Sepe nuovo arcivescovo di Napoli in sostituzione del cardinal Michele Giordano che si è dimesso a 75 anni.
(L’Unità, 20-5-06) Giordano, dopo molti appelli alla solidarietà sociale, era rimasto invischiato a una vicenda giudiziaria , nel 2000, accusato di strozzinaggio e camorra. Ricevette anche un avviso per concorso in associazione camorristica finalizzata all'usura.
Per molti si trattò di un tentativo di discredito nei confronti della Chiesa e del suo impegno sociale, ma la Procura della Repubblica di Lagonegro richiese il rinvio a giudizio per lui ed anche per i sacerdoti Michele Cudemo e Pietro Dilenge, quest'ultimo già presidente della Banca di Credito Cooperativo di Aliano e poi vicepresidente della Banca di Credito Cooperativo Agrisauro.
Fra gli inquisiti anche il fratello del cardinale, Mario Lucio, destinatario di danaro della curia e in definitiva causa dei guai caduti addosso al porporato (e all'intera Chiesa napoletana). Nei due interrogatori ai quali fu sottoposto, il cardinal Giordano aveva ammesso (cosa che peraltro risultava dai documenti bancari) di aver dato denaro al fratello Mario Lucio, ma solo per aiutarlo ad uscire da una situazione di difficoltà finanziaria. Lo stesso Mario Lucio, interrogato dai magistrati, aveva difeso il fratello arcivescovo, dicendo che quest'ultimo non sapeva nulla dell'impiego di quel denaro.
Assolto in primo grado per questa vicenda, Giordano venne però ulteriormente inquisito due anni dopo per una vicenda relativa alla lottizzazione in miniappartamenti di un immobile di proprietà della Curia, che vedeva coinvolti stavolta i nipoti.
Il cardinal Sepe che va a sostituirlo - napoletano di Corinaro, nell’hinterland partenopeo - ha un curriculum ecclesiastico di grande prestigio. È stato Prefetto della Congregazione dell'Evangelizzazione dei Popoli, dopo aver coordinato come Segretario Generale il Grande Giubileo del 2000, guadagnandosi la stima di Giovanni Paolo II come organizzatore e molte critiche nell'ambiente vaticano per il suo pragmatismo che per qualcuno sconfina nell'affarismo. Laureato in teologia, in dritto canonico e in fiosofia all'Università «La Sapienza» di Roma, è stato docente nelle università Urbaniana e Lateranense, e autore di pubblicazioni teologiche. Ha prestato servizio diplomatico per la Santa Sede in Brasile e alla Segreteria di Stato, dove ha lavorato prima nella sezione internazionale, seguendo in particolare gli Organismi internazionali, come l'Unesco con sede a Parigi e poi agli Affari generali dopo essere stato il referente della Sala Stampa della Santa Sede in Segreteria di Stato per i primi anni del pontificato wojtyliano.
L'arcidiocesi campana è una delle principali sedi cardinalizie - dopo quella di Roma e quella di Milano - del nostro Paese. Tuttavia la scelta di Papa Ratzinger di fare a meno di un porporato così prestigioso testimonia una diversa linea scelta da questo pontificato .
Il cardinale Sepe nuovo vescovo di Napoli. Continua la riforma della Curia
May 25, 2006
Secondo fonti di stampa, oggi verrà annunciata la nomina del successore del cardinale Michele Giordano: il cardinale Sepe lascia la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Entra nel vivo il ricambio nella Curia romana.
(Korazym.org, 20/05/2006) Il suo nome ricorreva ormai con insistenza. Oggi, le indiscrezioni delle ultime settimane saranno confermate: il cardinale Crescenzio Sepe, prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, sarà nominato nuovo arcivescovo di Napoli. Il porporato, già responsabile del Comitato per il Grande Giubileo del 2000, prenderà il posto del cardinale Michele Giordano, in pensione per raggiunti limiti di età. Originario di Aversa, Sepe ha fatto parte per molti anni della diplomazia vaticana, per approdare poi nel 2001a uno dei dicasteri chiave della Curia romana, a cui è affidata la vita delle missioni in Asia e in molte zone dell'Africa e dell'America Latina. Un ruolo importante quello di prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, avendo la facoltà di proporre le nomine dei vescovi destinati in terra di missione, potere che di solito spetta alla Congregazione dei Vescovi.
Con l’annuncio del trasferimento del cardinale Sepe a Napoli, sarà reso noto anche il nome del suo successore che con tutta probabilità sarà il cardinale Ivan Dias, attuale arcivescovo di Bombay. Il porporato indiano torna così a ricoprire un incarico per la Santa Sede, dopo una vita trascorsa nella diplomazia.
Le nuove scelte di Benedetto XVI riaccendono i riflettori sul ricambio ai vertici dei dicasteri della Curia romana, annunciato ormai da mesi. A dispetto delle indiscrezioni che parlavano di riforme radicali, il papa si è fatto interprete di una politica dei piccoli passi, attraverso cambiamenti graduali, sia sui nomi che sull’organizzazione, a cominciare dall’unificazione delle presidenze dei Pontifici Consigli per la Pastorale dei Migranti e di Giustizia e Pace e dei Pontifici Consigli per il dialogo interreligioso e per la Cultura.
Tra gli addetti ai lavori, rimane ancora la grande incognita sul nuovo Segretario di Stato. Se è certo che il cardinale Angelo Sodano è ormai vicino alla pensione, non si sa nulla sui tempi e sulle modalità dell’annuncio del suo successore. I nomi si rincorrono, ma è difficile fare previsioni. Secondo indiscrezioni raccolte dall’Ansa, in queste settimane sarebbero aumentate le quotazioni del cardinale Attilio Nicora, responsabile dell'Apsa, l'Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, eppure continuano a girare anche i nomi di monsignor Giovanni Lajolo, del cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi e del cardinale Tarcisio Bertone, arcivescovo di Genova.
In Curia, inoltre, sono molti altre le caselle che potrebbero cambiare per raggiunti limiti d’età dei responsabili., Tra gli altri, il Governatorato, guidato dal 79enne Edmund Casimir Szoka, la Congregazione per il Clero, quella delle Chiese Orientali e la Congregazione per l'Educazione Cattolica.
Cardinale Sepe, originario di Caserta, verso diocesi Napoli
May 17, 2006
Papa Ratzinger nominerà a breve il nuovo arcivescovo di Napoli. Secondo indiscrezioni potrebbe ormai essere una questione di giorni.
(Caserta Sette, 10 maggio 2006) Ma sui tempi (stretti) non c'é certezza perché tutto dipende da quello che stabilirà Benedetto XVI: in questo caso se aspettare o meno il termine dell'Assemblea Generale della Cei, prevista per la prossima settimana. In pole position per la guida della diocesi partenopea - scrive oggi il Mattino, la cui anticipazione trova conferma in ambienti vaticani - c'é l'attuale Prefetto della Congregazione dell'Evangelizzazione dei Popoli, il cardinale Crescenzio Sepe, gran Cancelliere dell'Università Urbaniana, originario di Carinaro, in provincia di Caserta. Sepe è nato nel 1943, sacerdote dal 1967, di carriera diplomatica e dal 2001 è al timone di uno dei dicasteri vaticani più importanti, l'ex Propaganda Fide che che gode di grande autonomia e che coordina l'attività missionaria della Chiesa in Africa, Asia e parte dell'America Latina. Gli altri due candidati alla guida di Napoli, per la sostituzione dell'attuale arcivescovo, cardinale Michele Giordano, sono Gaetano Vallini, giurista, attuale Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e già ausiliare della diocesi napoletana; e monsignor Bruno Forte, teologo tra i più apprezzati a livello internazionale, ora vescovo di Chieti. La terna di nomi - Sepe, Vallini e Forte - è stata sottoposta al pontefice alcuni mesi fa, dopo un lungo lavoro di istruttoria condotto dalla Congregazione dei Vescovi. Ora la parola spetta al pontefice. La diocesi di Napoli è in attesa di un nuovo arcivescovo da quando l'attuale titolare - Michele Giordano - ha raggiunto i 75 anni nel settembre scorso, età in cui il Codice di Diritto Canonico prescrive l'andata in pensione. Quello di Giordano è stato un lungo episcopato - 18 anni - che si è intrecciato con la storia della città, sul quale si è allungata, per un periodo, l'ombra di alcune inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il cardinale e che si sono tutte concluse con la sua assoluzione.
Vatican Cardinal Pays Pastoral Visit to Express Solidarity
Feb 28, 2006
The prefect of the Congregation for the Evangelization of Peoples Cardinal Crescenzio Sepe is winding up a week-long pastoral visit to the country.
Catholic Information Service for Africa (Nairobi, February 23, 2006) The February 17 to 24 visit covers the dioceses of Khartoum, Juba, Rumbek, and Wau.
In a meeting with the bishops of Sudan, Cardinal Sepe told them he had come with a message of solidarity and concern from Pope Benedict XVI and the whole Church with regard to the difficulties of their pastoral ministry.
"I want to assure you that the Holy Father is following with particular attention all that is happening and continues to pray for your country, which has suffered a serious regression in the various aspects of life because of hatred, war and religious extremism. Yes, the whole Church is with you and supports you in faith and in charity".
On February 18, he celebrated mass at St Paul's Major Seminary. "The voice which asked the disciples, on the mountain to listen to Jesus, is today directed to you and earnestly inviting you to be docile to this very Son who is training and preparing his disciples through the delicate task of the formation team," Cardinal Sepe told the seminarians.
Thereafter, he held a brief meeting with seminarians and the staff of the seminary.
Afterwards, accompanied by his host Cardinal Zubeir Wako, Cardinal Sepe visited two centres for the displaced at Wad Rambli and Jabarona.
The cardinal later met catechists and members of Catholic lay associations. On Sunday, February 19, he met priests, religious congregations and lay committed people.
Il Card. Crescenzio Sepe a Juba (Sudan)
Feb 28, 2006
“Ancora una volta il Signore invita tutti voi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici a unirvi strettamente a Lui, e vi invia in ogni città e villaggio del Sudan ad annunciare il Suo Regno di amore, riconciliazione, giustizia e pace”
Juba (Agenzia Fides 21/2/2006) - Il Card. Crescenzio Sepe, Prefetto del Dicastero Missionario, è in visita pastorale nell’Arcidiocesi di Juba, dove è giunto da Khartoum lunedì mattina, 20 febbraio. “Juba è una città con una lunga storia, una città importante non solo per la Chiesa, come Sede Metropolitana, ma anche per il governo del Sud del Sudan - ha detto il Card. Sepe incontrando nella parrocchia di Saint Joseph i rappresentanti della comunità cattolica -. Nessuno può negare l’importanza di questa regione, caratterizzata dalla presenza di coraggiosi e fedeli Cristiani di varie denominazioni, che stanno collaborando, in uno spirito di carità Cristiana, alla promozione dei valori evangelici della riconciliazione, della giustizia e della pace, nella vostra regione e in tutto il Sudan”. Evidenziando i motivi della sua visita pastorale, il Cardinale ha detto: “Sono venuto a nome del Santo Padre per confermarvi nella fede e per assicurarvi che non siete soli. Il Santo Padre insiste affinché possiamo crescere nella carità e nel rispetto verso le persone di confessioni e tradizioni diverse, per poter servire insieme l’umanità”.
L’omelia del Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli durante la Messa celebrata nella Cattedrale di Santa Teresa è stata interamente dedicata al tema della missione. “Sono venuto qui per confermarvi nella fede e per ricordarvi dell’importante missione che il Signore ha affidato a tutto il Popolo di Dio - ha detto il Cardinale Sepe - . Vi ringrazio, anche a nome del Santo Padre, per essere rimasti saldi nella fede nonostante le innumerevoli tentazioni e sfide che avete affrontato. Miei cari fratelli e mie care sorelle, siamo chiamati alla missione permanente e al servizio per il Regno e il Regno di Dio non è solo una realtà da annunciare, ma qualcosa che Gesù ha testimoniato con le azioni. Questo Regno si realizza ogni qual volta e ovunque si compie la volontà di Dio”. Il Cardinale ha poi esortato: “Comprendo che la missione che dovete svolgere è molto pressante e difficile. Tuttavia, vi chiedo di rilanciare e conferire nuovo impulso al vostro impegno missionario nella Chiesa in Sudan e nella società in generale, dove è urgente la necessità di rinnovamento e di ricostruzione in vari ambiti”. Tra i valori indispensabili per il buon esito dell’attività missionaria, il Prefetto del Dicastero Missionario ha indicato la carità come guida della missione, la necessità di essere in continua comunione spirituale con Cristo attraverso la preghiera ed i sacramenti, e lo sforzo di coordinare le diverse attività pastorali, senza dispersioni e con un unico obiettivo. Il Cardinale ha concluso l’omelia con questa esortazione: “Ancora una volta il Signore invita tutti voi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici a unirvi strettamente a Lui, e vi invia in ogni città e villaggio del Sudan ad annunciare il Suo Regno di amore, riconciliazione, giustizia e pace”.
Anche nell’incontro con sacerdoti, religiosi e laici, nella sera di lunedì 20 febbraio, il Card. Sepe ha voluto ringraziare tutti “per l’enorme contributo offerto finora e che continuate ad offrire per la crescita della Chiesa in questa zona, nonostante la lunga guerra”. In particolare il Cardinale ha sottolineato che oltre “all’urgente bisogno di promuovere riconciliazione, perdono e pace in Sudan, opera in cui la Chiesa deve impegnarsi” esistono anche alcune questioni pastorali a cui deve essere dedicata particolare attenzione: il deterioramento della vita dell’autentica famiglia cristiana, che si manifesta in tendenze come la poligamia e un numero limitato di matrimoni sacramentali; la proliferazione delle sette; la povertà; le conversioni forzate ad un’altra religione, ed il pericolo del tribalismo.
Soudan :Visite pastorale du cardinal Sepe
Feb 22, 2006
Le préfet de la congrégation pour l’Evangélisation des Peuples, le cardinal Crescenzio Sepe, est parti pour le Soudan, qui chemine péniblement vers la paix, souligne l’agence vaticane Fides.
ROME, Dimanche 19 février 2006 (ZENIT.org) - En novembre dernier, rappelle Fides, le cardinal Sepe a effectué une visite pastorale au Vietnam. Il a pu visiter les trois régions ecclésiastiques du pays, rencontrer des évêques, des prêtres, des religieux, des religieuses et des séminaristes et aussi présider l’inauguration du nouveau diocèse de Ba Ria et l’ordination sacerdotale de 57 diacres vietnamiens.
La cohabitation entre les groupes de diverses ethnies, religions, et cultures sur cette terre a été toujours très difficile et plusieurs foyers de tension sont encore vifs, bien que des signes de confiance et d’espérance encouragés et soutenus ne manquent pas, explique Fides.
C’est, explique Fides, la raison qui pousse le préfet de la congrégation pour l’Evangélisation des Peuples à visiter cette nation martyrisée « pour encourager l’Eglise et les missionnaires dans leur action de promotion humaine et d’annonce de l’Evangile ».
El Cardenal Sepe recuerda a Don Andrea Santero
Feb 16, 2006
“Si el grano de trigo que cae en la tierra , no muere, queda solo, pero si muere, produce mucho fruto” (Jn 12,24). Este era el versículo del Evangelio que Don Andrea Santoro, según el testimonio de los que estaban junto a él, repetía con más frecuencia.
Ciudad del Vaticano (Agencia Fides, 9/2/2006) - Casi un programa de vida que recordar continuamente o, considerando su muerte, un presagio y un anuncio de que el ofrecimiento de la propia existencia a causa del Evangelio no quedaría sin fruto. Don Andrea no era, ciertamente un descuidado o un imprudente: había estudiado a fondo y conocía bien la cultura y el ambiente en el que había elegido vivir, sabía que no se excluía un gesto extremo como el que le ha hecho perder la vida. Amaba profundamente a Dios y con la misma intensidad amaba a todos los hermanos que el Señor había puesto en su camino, tanto en Roma como en Turquía. Por lo demás existe una unión inseparable entre el amor a Dios y el amor al prójimo: “Ambos están tan estrechamente entrelazados, que la afirmación de amar a Dios es en realidad una mentira si el amor se cierra al prójimo o incluso lo odia. .. el amor del prójimo es un camino para encontrar también a Dios y el cerrar los ojos ante el prójimo nos convierte también en ciegos ante Dios.” (cfr. Deus Caritas est, n.16).
La posibilidad de sacrificar la propia vida por la causa del Evangelio forma parte del recorrido de todo misionero. La muerte violenta no es algo accidental en el camino, sino el ofrecimiento supremo, último y total, de la propia existencia que el misionero pone en las manos del Señor, consciente y amorosamente, sabiendo que la sangre derramada no será estéril, sino que se transformará en fuente de vida para la comunidad local y para toda la Iglesia. Don Andrea salió como misionero de la Diócesis de Roma, de la Iglesia bañada por la sangre de los Apóstoles Pedro y Pablo y construida sobre una estela innumerable de mártires. Volvió a los lugares originarios de la misma Iglesia, de donde comenzó a difundirse la buena noticia del Evangelio a través de San Pablo, El Apóstol de los Gentiles. Lo que en la fe había recibido de aquella tierra, como cristiano, casi quería restituirlo. Don Andrea no fue a Turquía para hacer proselitismo, para oponerse a la realidad en la que vivía, para cambiar la sociedad con la imposición: ha sido misionero con su presencia sencilla, orante y atenta a la pobreza material y espiritual que le rodeaba, movido enteramente del amor de Dios y de las personas que tenía cerca. “ Mi prójimo es cualquiera que tenga necesidad de mí y que yo pueda ayudar” ha escrito el Santo Padre Benedicto XVI en su Encíclica “Deus Caritas est” (cfr n.15), y este concepto, aun siendo universalizado continua siendo concreto, “no se reduce a la expresión de un amor genérico y abstracto, poco comprometido en si mismo, si no que reclama mi empeño práctico aquí y ahora”.
El Padre ha llamado a su lado a don Andrea en el día del Señor, después de renovar el sacrificio de la muerte y resurrección de Cristo en la Santa Misa, mientras estaba recogido en oración en la iglesia que se le había confiado. La comunión espiritual íntima y profunda que el sacerdote estaba viviendo en aquella hora se ha transformado en plenitud de vida en el abrazo eterno de Dios. Su sangre se ha unido a la de la estela de cientos de misioneros y misioneras que en el mundo han encontrado la muerte mientras estaban comprometidos sobre los miles frentes de las misiones: de muchos de ellos, nunca se sabrá nada, quizá ni su nombre o el lugar donde han sido sepultados. Pero su muerte es preciosa a los ojos de Dios y toda la Iglesia es deudora del testimonio de fe, de amor y de valentía que han profesado.
Don Andrea era un sacerdote de la Diócesis de Roma enviado a Turquía como “Fidei Donum”, “don de fe”. En la vigilia del 50 aniversario de la Encíclica del Papa Pío XII que instituyó el comienzo de esta particular forma de servicio misionero, oremos para que la sangre derramada de este sacerdote riegue el terreno de nuestras Iglesias locales, fluya abundantemente por los corazones de los sacerdotes, religiosos, religiosas, se derrame en los jóvenes, para inflamarlos y abrirlos a las misiones.
Mientras entregamos a la tierra el cuerpo mortal de don Andrea, en espera del día de la Resurrección y de la alegría sin fin, pidamos al Señor que “el sacrificio de su vida contribuya a la causa del diálogo entre las religiones y de la paz entre los pueblos” (Benedicto XVI, audiencia general, 8 febrero2006), con la certeza de que cuando el Señor quiera, en el momento y de la manera que solo el conoce, la Iglesia y el mundo podrán recoger abundantemente los frutos que nacen de este grano de trigo puesto en el terreno.
Keine Liebe ohne Gebet
Feb 09, 2006
Kardinal Crescenzio Sepe über "Deus caritas est" und die Mission: Das Gebet schützt vor zwei grundlegenden Gefahren.
ROM, 8. Februar 2006 (Zenit.org).- Die Liebe Gottes ist das Hauptmotiv, "das tausende Missionare dazu anspornt, ihre gewohnte Umgebung zu verlassen und die Bequemlichkeiten der Familie und des eigenen Landes aufzugeben, um dorthin zu gehen, wohin sie der Hauch des Heiligen Geistes und die Liebe zu den Mitmenschen hintreibt", erklärt Kardinal Crescenzio Sepe, Präfekt der Kongregation für die Evangelisierung der Völker, in einer Betrachtung, die von der Nachrichtenagentur seines Dikasteriums, "Fides", veröffentlicht wurde.
Die erste Enzyklika Benedikts XVI. bewertet der Kurienkardinal darin als "neue und erleuchtende Orientierungshilfe" für jede missionarische Tätigkeit, da es in ihr um die konkrete Ausübung des Gebots der Nächstenliebe geht.
Oft seien die Lebensbedingungen der Missionare "so dramatisch, dass man Gefahr läuft, sich vom leistungsorientierten Denken verleiten" zu lassen und in einen ermüdenden Aktivismus zu verfallen. Auf diese Weise unterwerfe man sich jedoch "den Gesetzen der heutigen Welt, die den Menschen nur nach seinem Handeln bewertet und auf der Grundlage dessen, was er in ihr leistet". Die göttliche Pädagogik, so fährt der Kardinal fort, sei vollkommen anders, und das werde unter anderem durch die 30 Jahre ersichtlich, in denen Jesus ein vollkommen verborgenes Leben führen wollte. In dieser langen Zeit, die den drei Jahren seines öffentlichen Wirkens vorausgingen, führte der Sohn Gottes ein unaufregendes "stilles Leben, das denen seiner Altersgenossen in allem ähnlich war" und das nach moderner Auffassung geradezu "unproduktiv" erscheinen müsse.
Diesbezüglich nennt es Kardinal Sepe einen großen "Segen, dass uns Papst Benedikt XVI. in seiner Enzyklika auch an die Bedeutung des Gebets erinnert: Wer betet, vergeudet nicht seine Zeit zu Lasten wichtigerer Dinge. Das Handeln des Missionars gründet auf dem Gebet, denn im Gebet findet die Begegnung mit der göttlichen Liebe statt, die ihm die Kraft des Heiligen gibt, der wiederum die Seele der Evangelisierungstätigkeit der Kirche ist. Alles, was die Missionare an materiellen Dingen verwirklichen können – Schulen, Krankenhäuser, Pflegeheime –, besitzt ein Fundament, wenn es auf dem Fels des Gebets aufgebaut wird. Nur in den Augen der Torheit bedeutet Beten, dem materiellen Handeln Zeit zu rauben." Eine solche Auffassung ist für Kardinal Sepe ein Zeichen von Anmaßung – "wer so denkt, ist der Ansicht, dass er das schaffen kann, was Gott nicht geschafft hat, und dies nur aus der eigenen schwachen Kraft.
Wie der Heilige Vater hervorhebt, kann die Begegnung mit Christus im Gebet, bei der Feier der Sakramente und bei der Meditation zwei grundlegende Gefahren abwenden: den Anspruch, alles selbst tun zu können, und die Resignation, nichts erreichen zu können."
Diesbezüglich erklärt der Präfekt der Kongregation für die Evangelisierung der Völker: "Wie viele Beispiele gibt es, angefangen bei der Schutzpatronin der Missionen, dafür, dass Missionare große Dinge geleistet haben, weil sie ihre Kraft und Inspiration aus dem Tabernakel und der Begegnung mit Christus schöpften. Nur auf diese Weise wird die Präsenz des Missionars unter Menschen, die leiden müssen, unter Kindern und Jugendlichen, die ausgebildet werden wollen, oder unter ausgegrenzten oder ausgebeuteten Frau zu einem Zeugnis des christlichen Lebens, zum Ausdruck jener Liebe zum Mitmenschen, die in der Liebe Gottes wurzelt, und nicht zu einem reinen Hilfsdienst verkommt."
Abschließend heißt es in der Betrachtung über Mission und "Deus caritas est": "Ohne Nächstenliebe und ohne Gebet kann es keine authentische Mission geben, die immer vollkommene und vorbehaltslose Hingabe an Gott und die Mitmenschen ist."
Il cardinale Sepe sui missionari martiri nel 2005
Jan 07, 2006
Anche l’anno che sta per chiudersi ha conosciuto un tragico tributo di sangue per la fede: religiosi, religiose, sacerdoti e laici che in diverse parti del mondo hanno pagato a prezzo della vita il servizio a Cristo, alla Chiesa e ai fratelli.
(Radio Vaticana, 30 dicembre 2005) Di questo Giovanni Peduto ha parlato con il cardinale Crescenzio Sepe, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli:
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R. - Prima del numero vorrei dire che la testimonianza di tanti missionari, di tanti che hanno donato la vita a Cristo fa parte un po’ della natura stessa della Chiesa. In più di 2000 anni di storia della Chiesa, non c’è stato un anno in cui la Chiesa non ha potuto scrivere nel suo martirologio quanti hanno dato la vita. Naturalmente questa situazione dipende da tante cause. Quest’anno 2005 purtroppo registra quasi un raddoppio rispetto al 2004. Sono 26 tra vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, laici. Sono missionari ad gentes, cioè quelli che sono partiti per evangelizzare, testimoniare Cristo presso i fratelli che ancora non lo conoscono, e sono anche persone del posto che per diverse cause e situazioni sono morti per la loro identità cattolica, sacerdotale o religiosa.
D. – In molti casi questi eroi che hanno perso la vita erano consapevoli di essere in situazioni difficili. Quali frutti restano della loro fermezza nel voler annunciare Cristo?
R. – Io credo che ognuno sia cosciente di vivere in certe situazioni particolari. Il missionario che lascia la sua terra e va a vivere in una terra spesso poco ospitale da un punto di vista climatico, sociale e religioso è cosciente di quello che trova. Ognuno che parte porta il suo bagaglio e quindi anche questa consapevolezza di possibili sacrifici, fino alla morte. Fa parte della missionarietà di ognuno che accoglie l’invito di Cristo di andare. Naturalmente chi dà la sua vita semina sempre qualcosa. I fedeli, la gente, di fronte a queste testimonianze, non rimangono indifferenti. Abbiamo avuto dei casi anche quest’anno in cui la morte di qualche vescovo, missionario e missionaria ha visto la partecipazione di grandi folle di fedeli, ma spesso anche di autorità civili. Cioè c’è stato un coinvolgimento di tutti, credenti o non credenti, cristiani o non cristiani, di fronte alla testimonianza di questi nostri missionari.
D. – Nella cronaca di alcuni degli episodi drammatici ricorre spesso un elemento che colpisce moltissimo: la serenità con cui si affronta l’ingiustificata violenza. Le è rimasto in mente un episodio in particolare?
R. – Questa è una caratteristica del missionario. La coscienza e la consapevolezza di vivere la propria testimonianza per i fratelli li porta a quella serenità di spirito, li porta a vivere queste ore drammatiche un po’ come Santo Stefano: col volto sereno nel momento in cui dà la vita per il Signore. L’esempio recente del missionario che in un villaggio africano, avendo investito una bambina, è rimasto sul posto nonostante che tutti gli chiedessero di andare via sapendo la reazione della gente. Il coraggio con cui ha affrontato gli aggressori, il sorriso e la parola di perdono sulle sue labbra mentre veniva ucciso, sono proprio quelle note particolari del testimone, del martire che offre fino alla fine con serenità e con gioia la sua vita per il Signore e per i fratelli.
Vatikan: Märtyer-Bilanz 2005
Jan 07, 2006
Im zu Ende gehenden Jahr sind weltweit deutlich mehr katholische Missionare und Ordensleute ermordet worden als 2004.
(Radio Vatikan, 31/12/2005) Nach der Statistik des vatikanischen Missionspressedienstes «Fides» wurden in diesem Jahr 26 kirchliche Mitarbeiter getötet. Im Jahr zuvor waren es 15 Morde gewesen. 2005 war ein Jahr des Martyriums, resümiert Kardinal Crescenzio Sepe. Der Präfekt der Kongregation für die Evangelisierung der Völker sagt, das Martyrium sei in gewissem Sinne Teil der Sendung der Kirche:
"In rund 2000 Jahren Kirchengeschichte gab es kein Jahr, in dem die Kirche nicht solche in ihr Martyrologium hat einschreiben können, die ihr Leben hingegeben haben. Natürlich gibt es für diese Situation viele Gründe. Im Jahr 2005 mussten wir leider im Vergleich zum Vorjahr fast eine Verdopplung registrieren. 26 sind es, Bischöfe, Priester, Ordensleute und Laien. Es waren Missionare ad gentes, also Leute, die aufgebrochen sind, um Christus bei den Brüdern zu bezeugen, die ihn noch nicht kennen - und es sind auch Leute von vor Ort, die aus den verschiedensten Gründen für ihre Identität als Katholiken, als Priester oder Ordensleute sterben mussten."
Wer in die Mission geht, sei sich aber sehr wohl bewusst, dass er eine schwierige und gefährliche Aufgabe übernimmt. Und dennoch, so unterstreicht Kardinal Sepe, legten viele Missionare eine besondere Fröhlichkeit und Unbekümmertheit an den Tag:
"Das ist ein Charakteristikum des Missionars. Die Erkenntnis und das Bewusstsein, das eigene Zeugnis für die Brüder zu leben, bringt sie zu jener Fröhlichkeit des Geistes, lässt sie die dramatischen Stunden irgendwie so ähnlich leben wie der heilige Stephanus: mit einem fröhlichen Gesicht gerade in dem Moment, in dem sie ihr Leben hingeben. Da gibt es ein Beispiel aus dem vergangenen Jahr: Ein Missionar hatte einen Unfall mit einem kleinen Mädchen und blieb an der Unfallstelle, obwohl ihm alle rieten, wegzugehen; schließlich wusste man ja, wie die Leute reagieren würden. Der Mut, mit dem er dann seinen Angreifern entgegen trat, das Lächeln und das vergebende Wort auf seinen Lippen, während er getötet wurde, sind genau jene besonderen Merkmale des Zeugen, des Märtyrers, der bis zum Ende sein Leben für den Herrn und die Brüder mit Freude hingibt."
Die Schweizer Ordensfrau, die erst am Mittwoch in Südafrika von einem Räuber erschossen worden war, taucht in der Statistik noch nicht auf.
Le cardinal Crescenzio Sepe termine sa visite au Vietnam
Dec 16, 2005
Lundi, la dernière journée de la visite au Vietnam du cardinal Crescenzio Sepe au Vietnam, préfet de la Congrégation pour l'évangélisation des peuples du Vatican, a visité les provinces de Ba Ria-Vung Tau et Dong Nai.
Hanoi, 5 décembre (AVI, 12/05/2005) - Le cardinal a assisté à la cérémonie d'établissement du nouveau diocèse de Ba Ria et d'investiture du premier évêque du diocèse de Ba Ria (province de Ba Ria-Vung Tau). Il a eu des rencontres avec les dirigeants de ces deux provinces méridionales.
Lors de la réception du cardinal Crescenzio Sepe, les dirigeants des deux provinces Ba Ria-Vung Tau et Dong Nai ont mis le cardinal au courant des résultats de leur réalisation de la politique de liberté religieuse dans les régions ces derniers temps. Ils ont affirmé que les autorités locales s'intéressent aux activités religieuses des catholiques, leur créent des conditions favorables dans les pratiques religieuses. Les fidèles locaux ont fait preuve de l'unité, ils ont bien observé les options et politiques du Parti et de l'Etat pour mener une bonne vie religieuse et civique pour la prospérité de leur localité.
Le haut représentant du Vatican a remercié le gouvernement et les Comité populaires des villes et provinces vietnamiennes d'avoir établi le diocèse catholique de Ba Ria et a révélé que le Pape suivait de près cet événement. Il a exprimé ses bonnes impressions lors de sa visite au Vietnam.
Lors de sa visite de huit jours, il a rencontré des dirigeants du pays et rendu visite à des diocèses vietnamiens. Le cardinal a été reçu par le vice-Premier ministre Vu Khoan, le chef de la Commission des Affaires religieuses du gouvernement, Ngo Yen Thi, ainsi que des responsables des villes et provinces comme Hanoi, Thua Thien-Hue, Ba Ria-Vung Tau et Dong Nai.
Dans la mégapole du Sud, le cardinal a été reçu par Nguyen Thanh Tai, vice-président du Comité populaire de Ho Chi Minh-Ville, en présence de Nguyen Minh Triet, secrétaire du Comité du PCV de la ville. Le cardinal et sa suite ont eu des séances de travail avec des évêques des diocèses et membres du Conseil épiscopal du Vietnam, rencontré prêtres et fidèles, visité les archevêchés de Hanoi, Ho Chi Minh-Ville et Hue. Il s'est aussi rendu dans les diocèses à Hung Hoa, Xuan Loc, Ba Ria et certains Grands séminaires, là où sont formés des prêtres de l'Eglise catholique du Vietnam.
Monseigneur Crescenzio Sepe a présidé la cérémonie d'ordination de 57 prêtres de huit diocèses, organisée à la cathédrale de Hanoi et une messe à la cathédrale de La Vang (province de Quang Tri).
Le cardinal Crescenzio Sepe a eu également une rencontre avec le Vénérable Thich Tri Quang, vice-président du Conseil d'administration de l'Eglise bouddhique du Vietnam. Il a eu des séances de travail avec les pasteurs Truong Van Nganh et Phan Quang Trung, respectivement chef et membre de la Représentantion du Protestantisme de Ho Chi Minh-Ville, ainsi qu'avec des représentants d'autres religions. Au Centre de la Culture de la ville de Hue, il a rencontré des jeunes et des personnes s'occupant de séropositifs.
Lundi, le cardinal Crescenzio Sepe a quitté Hanoi au terme de sa première visite au Vietnam et à l'Eglise catholique vietnamienne. Il gardera de son séjour des impressions bonnes et positives.
Santa Sede construiría centro educativo en Vietnam
Dec 16, 2005
La prensa internacional que siguió el viaje a Vietnam del Cardenal Crescenzio Sepe, Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos, informó que el Purpurado ofreció la construcción de un centro educativo en el país comunista.
ROMA, 04 Dic. 05 (ACI).- El Cardenal Sepe llegó a Hanoi, donde presidió la ordenación sacerdotal de 57 nuevos presbíteros, y en la segunda fase de su misión visitó la provincia central vietnamita de Quang Tri.
En este lugar anunció que la Santa Sede ayudaría a construir una institución educacional para la comunidad local; además visitó un seminario local en el cual se preparan los sacerdotes de las ciudades centrales de Hue y Da Nang y la provincia de Kon Tum en el Altiplano Central.
Asimismo, se reunió con Ngo Hoa, vicepresidente del Comité Popular de esta provincia, quien aseguró que la nueva política del gobierno es alentar la libertad de cultos incluido el católico.
Hoa destacó que en los últimos años, los católicos han realizado actividades caritativas con los pobres y las víctimas de desastres naturales y han tenido una participación activa en la prosperidad de sus comunidades.
Recibe Secretario del Partido Comunista en Ciudad Ho Chi Minh a Ministro del Vaticano
Dec 16, 2005
El miembro del Buró Político y secretario del Comité del Partido Comunista (PCV) aquí, Nguyen Minh Triet recibió la víspera al Cardenal Crescenzio Sepe, ministro para Obras Misioneras del Vaticano.
Ciudad Ho Chi Minh, 3 dic 2005 (vnagency.com.vn) Triet a su huésped afirmó que los católicos disfrutan de la libertad confesional y de creencias y que sus asuntos religiosos y sociales han sido facilitados, al tiempo que subrayó que más de medio de millón de ellos residentes en esta metrópolis han contribuido a su desarrollo socioeconómico, unidos con los practicantes de otras creencias en la meta común de desarrollar la ciudad.
Destacó que muchos católicos han participado de forma activa en actividades sociales para reducir la pobreza, la seguridad en las carreteras y cuidar a pacientes del SIDA, lepra y tuberculosis.
Asimismo expresó su esperanza de que el Cardenal contribuya a la promoción de de la comprensión mutua entre Viet Nam y la comunidad y la iglesia de los católicos, en particular tras las experiencias en su actual visita a este país indochino.
De su parte, el alto prelado agradeció a las autoridades locales su sincera bienvenida y dijo al líder municipal que a través de su trabajo en el Ministerio para Obras Misioneras del Vaticano ha llegado a conocer mucho de la situación religiosa en Viet Nam y afirmó que en su estancia ha sido testigo de muchas actividades religiosas positivas.
También patentizó su satisfacción por la cooperación brindada por la administración a los dignatarios católicos.
Para mañana domingo, el dignatario vaticano tiene programado asistir a una misa dominical en el centro de cultura municipal, visitará el presbiterio de la ciudad, desde donde partirá hacia las provincias de Ba Ria-Vung Tau, donde anunciará el establecimiento de la diócesis de la primera, y Dong Nai.
No habría problemas para erigir nuevas diócesis en Vietnam
Dec 15, 2005
De sus conversaciones con las autoridades vietnamitas, el prefecto del dicasterio misionero, el cardenal Crescenzio Sepe, considera que la erección de nuevas diócesis no debería presentar problemas en el país asiático.
CIUDAD DEL VATICANO, lunes, 12 diciembre 2005 (ZENIT.org).- El antecedente inmediato se produjo el pasado 22 de noviembre, cuando Benedicto XVI erigió la diócesis de Bà-Ria en Vietnam, con territorio desmembrado de la diócesis de Xuân Lôc, haciéndola sufragánea de la sede metropolitana di Thành-Phô Hô Chí Minh.
La creación de la diócesis había sido anunciada dos días antes por el gobierno de Vietnam «a causa del número demasiado grande de católicos», a petición del Vaticano y de la Conferencia Episcopal de Vietnam, informó entonces «AsiaNews».
La celebración de la erección de la nueva diócesis con la toma de posesión de su primer obispo, así como la ordenación presbiteral de 57 diáconos en la catedral del Hanoi (Cf. Zenit, 30 noviembre 2005) fueron momentos relevantes de la visita pastoral que el cardenal Sepe realizó a Vietnam del 28 de noviembre al 5 de diciembre.
La visita le permitió tener encuentros con diferentes autoridades civiles, entre ellas el primer ministro vietnamita.
Y en su viaje el purpurado halló «una Iglesia extremadamente dinámica y viva», como quiso destacar en los micrófonos de «Radio Vaticana» a su regreso.
El cardenal Sepe constató en Vietnam «una Iglesia consciente de la propia fe, una Iglesia que quiere manifestar esta fe con gran entusiasmo» y se reconoció «conmovido» por «este calor cristiano» y «esta expresión de profunda fe».
Se trata de «una Iglesia que ama a Cristo, que le siente suyo, que se entusiasma al nombre del Papa», «una Iglesia que sobre todo quiere participar en toda la realidad también de orden social y cultural, que la caracteriza en el conjunto también del panorama asiático», describió el viernes.
En la emisora pontificia el purpurado se mostró positivo en cuanto a perspectivas de ulteriores desarrollos en la Iglesia en Vietnam y en las relaciones con las autoridades, y recordó que «en los últimos años se han dado pasos muy importantes en el reconocimiento también por parte del gobierno de lo que es la actividad de la Iglesia».
«Ciertamente el futuro es muy positivo», afirmó. «Por ejemplo –siguió el cardenal Sepe--, cuando al final presidí la toma de posesión de la nueva diócesis de Bà-Ria, también en las conversaciones con las autoridades, se ha acordado que eventuales desmembraciones de otras diócesis no deberían constituir problemas».
Y es que pudo ver en el país «una Iglesia que crece, muy activa, que sabe organizarse, que sabe hacer proyectos, no sólo para el presente, sino también para el futuro».
La Iglesia en Vietnam «sabe suscitar muchas vocaciones al sacerdocio, a la vida religiosa», se «compromete igualmente en el campo social poniéndose a disposición por ejemplo de los enfermos, de los discapacitados, de los portadores de Sida», está «comprometida en todos los frentes» y «contempla la participación de todo el pueblo de Dios», concluyó el purpurado.
La Santa Sede y Vietnam no tienen relaciones diplomáticas, pero hace años que siguen un camino de reacercamiento.
En los últimos años se han seguido visitas a Vietnam de una delegación de la Santa Sede.
Más de 80 millones de habitantes tiene la República Socialista de Vietnam. Una proporción superior al 80% no practica credo alguno. La cifra de católicos ronda los 6 millones; entre ellos la práctica religiosa es muy elevada (80-90%).
Deputy PM meets Vatican Cardinal
Dec 04, 2005
Deputy Prime Minister Vu Khoan on November 28 received visiting Cardinal Crescenzio Sepe, Minister of the Vatican Missionary Works.
Ha Noi (VNA, 11/28/2005)- Also present were Bishop Nguyen Van Hoa, President of the Viet Nam Episcopal Council; Arch-bishop Ngo Quang Kiet, Head of the Ha Noi Church; and Bishop Hoang Van Tiem, President of the Priests Committee of the Viet Nam Episcopal Council.
Later on, the Cardinal paid a courtesy visit to the Ha Noi People's Commitee, where he was welcomed by Ha Noi Mayor Nguyen Quoc Trieu. During their meeting, Trieu informed him of the municipal socio-economic developments as well as the religious situation and the implemention of religious policies in the city.
Also today, the Vatican Minister called at the Government's Religious Affairs Department and met with its Head Ngo Yen Thi.
Host and guest discussed issues on the Catholic Church in Viet Nam, the Government's open religious policies, and other relevant issues.
Thi said he wished the Vatican Minister's visit great success.
He said he hoped that the visit would encourage Vietnamese people and Catholic followers to contribute to the national unity and the renewal process in their motherland.
For his part, the Vatican Minister expressed thanks to the Vietnamese Government and the Department for Religious Affairs for their efforts to make his first ever Viet Nam visit go smoothly. He also wished Viet Nam great achievements in all fields.
During its stay in Viet Nam from November 28 to December 5, the Vatican mission is scheduled to visit some localities and Catholic dioceses, and attend the ordination ceremony for 57 priests at the Ha Noi Church.
Cardinal Crescenzio Sepe about to visit
Dec 04, 2005
Cardinal Crescenzio Sepe, Minister of Vatican Missionary Works, will pay a visit to Viet Nam from November 28 to December 5 at the invitation of the Viet Nam Episcopal Council, according to the Vietnamese Government’s Committee for Religious Affairs.
(VNS, 25-11-2005) HA NOI — During the visit, Cardinal Crescenzio Sepe and his delegation will visit Ha Noi, Hue and HCM City, as well as the provinces of Quang Tri, Ba Ria-Vung Tau and Dong Nai.
He will attend a priest ordination ceremony in Ha Noi, chair a ceremony to set up a new diocese in Ba Ria, meet with Most Venerable Thich Tri Quang (Buddhism) and Parson Huynh Thien Buu (Protestantism), and take part in religious activities at the above-mentioned localities.
Deputy Prime Minister Vu Khoan is scheduled to receive Cardinal Crescenzio Sepe and his delegation.
Vietnam : Le card. Sepe demande aux séminaristes « un cœur missionnaire »
Dec 04, 2005
Le cardinal Crescenzio Sepe a célèbré la fête de saint André au grand séminaire de Hanoi. Il a demandé aux séminaristes d’acquérir « un cœur et une mentalité missionnaires », indique l’agence vaticane Fides.
ROME, Jeudi 1er décembre 2005 (ZENIT.org) - Le cardinal Sepe a en effet rappelé aux séminaristes l’urgence de la mission, et que des peuples entiers et d’importants domaines culturels attendent d’être évangélisés ; et, au Vietnam également, il y a beaucoup de gens qui ne connaissent pas le Christ : « Un cœur et une mentalité missionnaires sont donc parmi les objectifs les plus importants de votre formation ».
Dans la chapelle du grand séminaire de Hanoi, le cardinal Sepe, préfet de la congrégation pour l’Evangélisation des Peuples, a célébré le 30 novembre la fête de saint André. Commentant l’histoire de la vocation de saint André et des autres Apôtres, le cardinal Sepe a déclaré aux séminaristes : « Nous tous, qui sommes rassemblés ici, nous avons reçu une vocation, nous avons écouté l’appel de Jésus à le suivre, à le connaître et à le reconnaître comme source de vie. Nous avons tous été invités à entrer dans l’intimité avec lui, et à avoir un rapport personnel avec lui... Nous avons reçu l’invitation à mettre le Christ au centre de notre existence ».
Puis le cardinal Sepe a souligné l’importance de la fidélité à sa propre vocation : « Aimer Dieu dans notre travail, dans nos études, dans les joies et dans les peines de la vie, en repoussant fermement ce qui pourrait d’une manière ou de l’autre éloigner de Jésus ». La fidélité se construit sur l’humilité, sur la prudence, sur la sincérité, sur la charité et sur la fraternité, sur l’esprit de mortification, sur la prière.
« Le Seigneur exige de nous un cœur pur, détaché, joyeux, généreux, amoureux de lui, de sa Parole, de sa vie » a déclaré le cardinal, en montrant comment c’est précisément l’amour pour Dieu qui pousse les jeunes séminaristes à consacrer leur temps, leur cœur, et leurs capacités intellectuelles à se préparer à devenir des « pêcheurs d’hommes », capables d’apporter à Dieu et à l’Eglise le plus grand nombre possible d’hommes et de femmes.
« La formation intellectuelle, humaine, spirituelle, pastorale, missionnaire, a comme but au séminaire de faire de vous de bons évangélisateurs et pasteurs... Ayez une conscience missionnaire et pastorale très claire et profonde, qui vous rende capables et prêts à vous employer à annoncer Jésus-Christ aux nombreux non-chrétiens du Vietnam qui ne connaissent pas encore Jésus et son Evangile ». Enfin, soulignant la mission qui les attend, le cardinal a rappelé aux futurs prêtres que, tout en étant envoyés par leurs évêques respectifs, au nom de l’Eglise, ils appartiennent à l’Eglise universelle et qu’ils doivent, en conséquence « être en communion d’amour et d’obéissance avec le Souverain Pontife, avec les évêques et avec tous les prêtres ».
Après la messe, le cardinal Sepe a de nouveau rencontré les séminaristes, les professeurs et les responsables de la formation du séminaire ; il a souligné l’importance de la formation humaine et spirituelle des futurs prêtres, et a présenté la nature et la mission du sacerdoce ministériel.
Etant donné que « le prêtre est appelé à prolonger la présence du Christ, Pasteur unique et suprême, il est nécessaire de rechercher dans la prière quotidienne et dans la méditation une vision exacte de la vocation et du sacerdoce, en évitant l’erreur « de considérer la vocation sacerdotale comme une promotion sociale et culturelle », a insisté le cardinal. La période du séminaire, si elle est bien vécue, prépare les futurs prêtres à entrer dans la communauté presbytérale : le sacerdoce engage donc à être au service et pour la construction « d’une Eglise qui est communion pour être mission », disait encore le cardinal Sepe.
Mensaje del cardenal Crescenzio Sepe
Dec 04, 2005
El cardenal Crescenzio Sepe, prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos envió el documento “Congregation Pro Gentium Evangelization” con motivo del Conami
(Roma 25 de octubre de 2005) Al excelentísmo monseñor Emilio Carlos Berlie Belaunzarán, arzobispo de Yucatán, México, y a los Participantes en el XIII Congreso Nacional Misionero
Queridos hermanos y hermanas, con gran afecto me dirijo a ustedes, al inicio del XIII Congreso Nacional Misionero promovido por la Conferencia Episcopal Mexicana y la Dirección Nacional de las Obras Misionales Pontificias, con el lema: “Con Cristo, en comunión, ¡vamos a la misión!”.
1. Siguen vivas en la memoria las palabras que el Santo Padre Benedicto XVI ha dirigido a los Obispos de México, y por su medio a todos los fieles de esa amada Nación, en su reciente visita ad limina apostolorum. Recibiendo a los diferentes grupos de Prelados, el Santo Padre ha exhortado repetidas veces a afrontar con decisión la apremiante tarea de la formación cristiana de los fieles, para ayudarles a vivir en este mundo “con alegría y osadía”, con “coherencia e intrepidez”. Coherencia del testimonio de la vida y alegría por el don de la fe recibida, osadía e intrepidez para transmitirla con celo hasta los confines de la tierra.
Si, la promoción de itinerarios de formación católica que se caractericen por un intenso dinamismo misionero, se revela, con el paso de los años, cada vez más necesarios. Nos lo evidencia el actual marco cultural fuertemente secularizado, amoral y relativista; el hecho que tantas familias no son capaces de transmitir la fe a sus hijos, y el difundirse, incluso entre nuestras comunidades, de aquella mentalidad que concibe y reduce la misión de la Iglesia a un simple compromiso social, a la defensa de los derechos humanos, la paz, la ecología, etcétera.
Dichas situaciones nos incitan a redoblar los esfuerzos en la primordial tarea de ayudar a la humanidad a salir de la forma más grave de pobreza: la ignorancia de Jesucristo y el desconocimiento de la vocación del hombre y su destino último. Sabemos, en efecto, que el “número de los que aún no conocen a Cristo ni forman parte de la Iglesia aumenta constantemente” (Redemptoris missio, 3) y somos también conscientes que, entre nosotros y nuestro alrededor no se puede dar por descontado que se conozca el Evangelio de Jesús. Para esta humanidad inmensa, es patente la urgencia de la misión y del primer anuncio de la fe.
2. No falta, sin embargo, quien interpreta la acción misionera como un intento de imponer a los demás las propias convicciones, en contraste con el moderno espíritu de tolerancia que, mientras asegura querer respetar y salvaguardar la absoluta libertad de conciencia, en realidad confina al hombre dentro de sus límites creaturales, pues hace de la razón humana la norma única y suprema de lo justo y verdadero. Desde esta perspectiva, algunos exigen que el cristianismo renuncie a sus pretensiones —dicen— “hegemónicas”: cese de proponer o favorecer la conversión y excluya la perspectiva del bautismo. La actividad evangelizadora, se afirma con talante irenista, debería ser sustituida por el diálogo interreligioso, pues así sería respetado en cada hombre el seguimiento de la “vía de salvación”, propia de su respectiva cultura o tradición religiosa.
No, queridos hermanos y hermanas, cuando la Iglesia predica a Jesucristo, el Verbo encarnado, y llama a la conversión, no lo hace para imponer sus propias convicciones. Cuando anuncia la vida, muerte y resurrección de su Señor, no tiene miras de predominio. La Iglesia, que nunca podrá “dejar de hablar delo que ha visto y oído” (Hch 4, 21), sabe bien “que la fe viene de la predicación” (Rm 10, 17) y que ella misma tiene su origen y su fundamento en el “dinamismo misionero” de la Santísima Trinidad. “Es el misterio Trinitario, que mediante el misterio de la Redención y la acción del Espíritu Santo, comunica la propiedad del universalismo a la Iglesia” (Juan Pablo I, Audiencia general 11 de mayo de 1995). Es Cristo quien “ha constituido a la Iglesia como misterio de salvación, porque Él mismo está en la Iglesia y la Iglesia está en Él” (Dominus Iesus, 16). La realidad constitutiva de la Iglesia es, por tanto, presencia y comunicación de la Vida Divina, ella es “sacramento universal de salvación” (Lumen gentium, 48).
El mandato misionero es, pues, en la vida de la Iglesia, un impulso interior que viene de lo alto, no obedece a un simple designio o propósito humano, sino a la voluntad salvífica de Dios, al plan divino de salvación. Al hombre débil, sometido.
Al poder de la muerte, al sufrimiento y al pecado, Dios rico de misericordia, le ofrece la Vida eterna, pues Él “quiere que todos los hombres se salven y lleguen al pleno conocimiento de la verdad”, es decir, Jesucristo (1 Tim 2, 4).
3. La Iglesia sirve a los hombre no sólo anunciándoles dicha Verdad: Cristo el Hijo de Dios vino, sino también regenerándoles en Él, para que en Él se realicen plenamente. La misión de la Iglesia es, por tanto, formativa, educativa, materna: “¡Hijos míos! — dice San Pablo—, por quienes sufro de nuevos dolores de parto, hasta ver a Cristo formado en vosotros” (Gal 4, 19).
La Tradición eclesial ha determinado, a lo largo de los siglos, algunas etapas esenciales de esta gestación en la fe: El largo camino de la formación en Cristo tiene su inicio en la libre decisión de “abrir el propio corazón para adherir a la palabra” del Señor (cf. Hch 16, 14), al kerygina, que es la “palabra de Cristo” (Rm 10, 17); la “obediencia de la fe” al anuncio del Evangelio (cf. Rm 1, 5) introduce al creyente, mediante el catecumenado, en el proceso de filiación divina que Cristo ha procurado a todo hombre (cf. Ad gentes, 14); el espíritu de hijo adoptivo se comunica o, como dicen los Padres, se “sella”, por medio del bautismo; el sacramento de la fe incorpora al neófito en la iglesia, cuerpo de Verbo encarnado, que se alimenta y vive de la Palabra de Dios y del Pan eucarístico.
De todo ello podemos deducir una consecuencia de fundamental importancia, que sin duda interesa a este Congreso Nacional Misionero: “toda persona tiene el derecho a escuchar la ''Buena Nueva'' de Dios que se revela y se da en Cristo, para realizar en plenitud la propia vocación” (Redemptoris missio, 46). Lo que la Iglesia debe en primer lugar a todo hombre es el anuncio de la fe, que Jesucristo crucificado y resucitado es el único salvador del mundo.
Queridos hermanos en el Episcopado, sacerdotes, religiosos, religiosas y fieles laicos, ante la gravedad de dicha responsabilidad, ante el horizonte “ilimitado” de la misión ad gentes, no podemos permanecer inmóviles. Es una ilusión pensar que la vida cristiana y la misión ad gentes van a florecer multiplicando comisiones o programaciones pastorales elaboración en modo teórico, empleando como instrumento de análisis y de programación criterios que corresponden más a categorías de tipo sociológico que a la acción e inspiración del Espíritu Santo.
Sólo con la efusión del Espíritu Santo inicia la obra de la evangelización. El don del Espíritu es el primer motor, la fuente primordial de la auténtica evangelización. Es necesario pues, empezar la evangelización invocando el Espíritu, buscando donde sopla el Espíritu (cf. Jn 3, 8), donde se producen frutos de vida “según el Espíritu” (Rm 8). Su acción, presente ciertamente en la Iglesia, podemos reconocerla hoy también en los Movimientos y nuevas Comunidades, carismas naciods “en los últimos decenios, en los cuales la fuerza del Evangelio se deja sentir con vivacidad” (Benedicto XVI, discurso a los jóvenes en la explanada de Marienfeld, 20 de agosto de 2005).
Queridos hermanos y hermanas, el Espíritu Santo “es en verdad, el protagonista de toda la misión eclesial, cuya obra resplandece de modo eminente en la misión ad gentes” (Redemptoris missio, 21), déjense guiar por Él, respondan con generosidad su llamada. La Virgen Guadalupana, Estrella de la Evangelización, y todos los santos y santas mexicanos, velen con su intercesión sobre este Congreso Nacional Misionero, para que produzca abundantes frutos de gracia y de misionariedad. A todos transmito el saludo y la Bendición de nuestro amadísimo Santo Padre Benedicto XVI.
Visite pastorale du cardinal Sepe au Vietnam
Dec 04, 2005
ardinal Crescenzio Sepe, préfet de la congrégation pour l’Evangélisation des Peuples a commencé sa visite pastorale au Vietnam, en rencontrant les prêtres, les religieux et les religieuses dans la cathédrale de Hanoï.
ROME, Mardi 29 Novembre 2005 (ZENIT.org) - « Soyez toujours fiers et heureux de votre consécration », a-t-il recommandé, comme le rapporte l’agence Fides, organe de ce même dicastère. Le cardinal Sepe souligne particulièrement que « le prêtre est un évangélisateur et un pasteur ».
Le cardinal Sepe, a en effet commencé le 28 novembre une visite pastorale au Vietnam ; il y restera jusqu’au 6 décembre, en réponse à l’invitation faite par la conférence épiscopale du pays. Au cours des trois prochains jours, le cardinal Sepe doit visiter les trois régions ecclésiastiques du Vietnam, et rencontrer les évêques, les prêtres, les religieux et les religieuses, ainsi que les séminaristes. Il présidera aussi l’inauguration du nouveau diocèse de Ba Ria, et ordonnera 57 prêtres.
De l’aéroport de Noi Bai, le cardinal s’est rendu le 28 au matin dans la cathédrale de Hanoi où étaient réunis les prêtres, les religieux, les religieuses et les fidèles du Diocèse. Il a salué le président de la conférence épiscopale, Mgr Paul Nguyen Van Hoa, évêque de Nha Trang, puis s’est adressé à l’assistance.
« Je suis très heureux aujourd’hui de rencontrer ici, le clergé, les religieux et religieuses du Diocèse de la Capitale dans le ministère pastoral et missionnaire qui est le vôtre. Je profite de cette occasion pour vous exprimer mes sentiments d’estime et de gratitude pour votre contribution efficace au déroulement souvent difficile et délicat de la vie religieuse des catholiques dans les paroisses et communautés chrétiennes du diocèse », disait le cardinal.
Il ajoutait : « C’est avec une grande joie que je vous apporte les salutations paternelles et affectueuses du Pape Benoît XVI et Sa bénédiction apostolique. Dans cette rencontre je voudrais partager d’abord aux prêtres puis aux religieuses quelques pensées très simples sur la vie de l’ouvrier dans la vigne du Seigneur ».
« Vous avez, prêtres et religieuses, une dimension commune : la consécration de votre vie à Dieu par le lien de l’Ordre ou par les voeux religieux (...). Il s’agit réellement d’un don fait à Dieu ; un acte d’adoration, une acceptation et une reconnaissance de la suprématie absolue de Dieu dans votre vie. Ce choix délibéré et joyeux d’appartenir totalement à Dieu est aussi un acte libre et conscient. Cependant, ce don ne peut être pleinement compris qu’avec Dieu puisque c’est Lui, le premier, qui prend l’initiative. Voilà ce qui donne sens à toute vocation sacerdotale ou religieuse. Dieu a déposé en vous le germe de la vocation, Il le développe jusqu’à ce qu’il devienne une offrande agréable, et son acceptation est, en quelque sorte, en même temps le point de départ et le sommet de l’appel auquel vous tous ici présents avez généreusement répondu », soulignait le cardinal Sepe.
« Le don de votre vie, soulignait-il, se réalise dans l’Eglise et par l’Eglise. Elle se fait généralement au cours d’une Liturgie : pour le prêtre, à travers l’Ordination sacerdotale qui consacre sa personne au service de Dieu dans un ministère particulier ; pour les religieuses, à travers la profession des conseils évangéliques, elles imiteront le Christ chaste, pauvre et obéissant ».
« Le prêtre est un évangélisateur et un pasteur », rappelait le cardinal Sepe avant d’expliquer : « Le prêtre est un évangélisateur. Cette affirmation est vraie autant pour les prêtres que pour les fidèles laïcs dans l’Eglise. Le pape Jean Paul II affirme dans son encyclique « Redemptoris Missio », qu’elle l’est encore davantage pour les prêtres dans les pays de mission, et je pense que cela vaut aussi bien pour vous, prêtres vietnamiens. Les catholiques de votre pays représentent moins de 10% de la population globale. C’est pourquoi vous devez sincèrement prendre au sérieux la dimension apostolique de votre vie sacerdotale. Chaque jour, vous devez renouveler cette conscience missionnaire qui doit, à son tour, stimuler et dynamiser votre ministère sacerdotal ».
Il soulignait que le premier modèle est le Christ car, « Jésus est l’Envoyé du Père », et les prêtres aussi sont « envoyés par Jésus, par l’Eglise ».
« Ne l’oubliez pas, insistait le cardinal. Cette certitude vous aidera à rester dans la communion avec Dieu, avec l’Eglise et avec votre évêque. Vous n’aurez aucune autre mission que celle de l’Eglise. Vous ne travaillerez que dans l’Eglise et pour l’Eglise. Il n’y a pas de place pour d’autres finalités ou occupations matérielles. La Bonne Nouvelle que Jésus vous demande d’annoncer c’est la Bonne Nouvelle du salut spirituel : ce point nous dit le contenu exact de votre apostolat : le salut des hommes. Cette tâche est sacrée et importante non seulement pour vous mais aussi pour les autres ; ce point exige un approfondissement quotidien de la Bonne Nouvelle, par la lecture et la méditation de l’Ecriture Sainte, par l’étude de la théologie. Vous devez vous imprégner des visions nouvelles du Concile Vatican II concernant la liturgie, l’Eglise, la mission, le monde contemporain. Enfin l’évangélisateur doit être fidèle et constant pour accomplir jusqu’au bout la mission qui lui est confiée, jusqu’à la mort si cela est nécessaire ».
Le prêtre est « un pasteur », c’est-à-dire qu’il « doit être pétri de sollicitude et d’amour pastoral pour son troupeau », explique le cardinal Sepe qui ajoute : « L’exercice de ces fonctions, toujours selon le Concile Vatican II, exige et suppose une sainteté de vie. D’abord, parce que vous êtes constamment au contact des réalités sacrées, telles que la Parole de Dieu, les sacrements, la sanctification des âmes. Il faut donc une certaine sainteté, une vie préalablement sanctifiée. Regardez ce que Dieu a exigé de Moïse avant d’accéder au lieu saint (cf. Ex 3,5). Le deuxième motif pour lequel vous devez être saints c’est que, par les réalités sacrées, vous sanctifiez les âmes. Cette oeuvre sublime doit sans cesse vous stimuler, chaque jour, à vous sanctifier vous-mêmes. C’est à cela que vous exhorte l’Evêque lors de la cérémonie d’Ordination sacerdotale : “Ayez conscience de ce que vous faites, conformez votre vie à ce que vous accomplissez : en célébrant le mystère de la mort et de la résurrection du Christ, prenez soin de faire mourir en vous tout penchant mauvais, et d’avancer sur le chemin de la vie nouvelle” (L’ordination des prêtres, homélie). »
Il proposait comme modèle saint Jean Vianney : « Il est toujours d’actualité. Comme lui, le prêtre saint conduit à la prière, la mortification, la charité fraternelle et pastorale envers tous, surtout les faibles, les besogneux, puis l’obéissance dans l’humilité, une manière d’unifier et d’harmoniser la vie, un style de vie simple et pauvre, accessible à tous (Décret Presbyterorum Ordinis, n. 14.15.16.17).Chers frères, ces pensées sur la vie sacerdotale que je laisse à votre réflexion et à votre prière viennent du profond de mon cœur ».
Aux religieuse, le cardinal disait : « Permettez-moi maintenant de m’adresser aux Soeurs Amantes de la Croix de Hanoi et aux Soeurs de Saint Paul de Chartres.Chers Soeurs, Amantes de la Croix, vous représentez ici toutes vos soeurs qui vivent et oeuvrent dans les différents diocèses du Vietnam. Il est juste et légitime que le peuple de Dieu vous estime et vous respecte : votre Congrégation religieuse est née en 1670, c’est-à-dire, dès les premiers jours de l’évangélisation dans votre pays. Votre collaboration est précieuse pour les évêques, les prêtres et les catéchistes dans l’oeuvre missionnaire. Tant de générations de jeunes filles vietnamiennes ont consacré leur vie à Dieu selon le charisme et la spiritualité de la Croix de Notre Seigneur qui a inspiré votre Fondateur, S.E. Mgr Lambert de la Motte. Ce mouvement doit être encouragé afin que le charisme de votre Congrégation continue sans cesse d’illuminer les âmes et de leur donner la force et la générosité de suivre le Christ en vivant les conseils évangéliques ».
« Mais pour que votre style de vie consacrée se développe, il faut, recommandait le cardinal Sepe, une formation humaine et spirituelle solide. Je sais bien la situation dans laquelle vous vous trouvez. C’est pourquoi j’admire d’autant plus le travail missionnaire, efficace et généreux, que vous effectuez malgré vos possibilités limitées. Toutefois, vous devez toujours tenir à coeur cette volonté de donner aux jeunes candidates une formation adaptée afin qu’elles acquièrent une vie spirituelle de plus en plus enracinée dans le Christ, et pour que leur apostolat porte du fruit. Je prie Dieu que vous puissiez peu à peu profiter d’une formation complète qui touche tous les différents aspects de la vie religieuse, et aussi l’approfondissement du charisme de votre Fondateur. Pour ma part je vous redis ma disponibilité à vous aider dans cette oeuvre importante, en collaboration avec votre évêque ».
Il rappelait que « l’exigence d’une vie sainte vient de l’appel universel à la sainteté », et il rappelait les « moyens » pour y parvenir : « Une vie d’adoration puisant aux vraies sources de la spiritualité chrétienne, en concret : c’est l’amour de l’Ecriture Sainte, la sainte Liturgie y compris la messe, les sacrements et la célébr ! ation de la Liturgie des Heures ; pratiquer la charité fraternelle (Perfectae Caritatis, 6) ».
Le cardinal Sepe indiquait comme modèle de « l’amour de l’Ecriture Sainte », le défunt cardinal Joseph Trinh Van Can : « Il a eu un grand souci de traduire la Bible, de la faire imprimer, de la faire arriver dans chaque famille chrétienne, et surtout de la faire lire plus souvent par les chrétiens. Cherchez à lire la Bible chaque jour, à la méditer et à la mettre en pratique ».
Il recommandait encore : « Chaque jour, vous participez à la Messe, quand il y a la possibilité, c’est une occasion d’unir au sacrifice du Christ le don de votre vie consacrée. Ainsi la Messe renouvelle votre offrande et vous stimule à être plus généreuses dans le service de Dieu et de vos frères et soeurs. Le Sacrement de réconciliation est un moyen divin pour vous purifier dans votre vie religieuse. Enfin votre journée est encore sanctifiée par la célébration de la Liturgie des Heures, dans les Prières du Matin et du Soir. Votre Conférence Episcopale a publié ce livre liturgique en votre langue. Profitez bien de ce moyen pour sanctifier votre journée et pour continuer la prière officielle que vous avez aussi le droit et l’honneur d’accomplir au nom de l’Eglise ».
"Ora serve un archivio" dice il cardinale Crescenzio Sepe
Oct 30, 2005
Sos per salvare il cinema missionario. Un secolo di documentazioni e testimoniaze provenienti da tutto il mondo che, se non sarà al più presto raccolto in un archivio ad hoc, rischia di "morire" dimenticato nelle cantine.
(cinematografo.it, 25/10/2005) L'appello affinché non venga disperso questo ricco patrimonio è stato lanciato dal cardinale Crescenzio Sepe, prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, intervenuto alla presentazione del libro Film & Mission, di Francesca Piredda e pubblicato dall'Ente dello Spettacolo in collaborazione con la Nova-T, società di produzione televisiva fondata dai frati Cappuccini. "Con quest'opera ho visto realizzato il sogno di una vita - ha detto Sepe alla presentazione del volume nella cappella dei Re Magi presso il palazzo di Propaganda Fide -. Conosco per esperienza personale il valore di questi filmati sul cinema missionario, uno strumento formidabile per favorire l'evangelizzazione, un tesoro riportato alla luce attraverso un vero e proprio lavoro di archeologia e attraverso il quale è possibile cogliere l'animo e la realtà profonda di questa attività, che si svolge negli ambienti più difficili e diversi, dalle foreste dell'Africa ai fiumi dell'Asia". Il libro, corredato di un dvd che raccoglie alcuni frammenti tratti dai film realizzati dai missionari dal 1920 ad oggi, offre un'importante testimonianza. "Un missionario - continua il cardinale - compie un'opera di evangelizzazione dei popoli con i quali vive, ma può allo stesso tempo sensibilizzare gli altri. E' una catena d'amore che si mette in moto". L'opera ha una valenza storica oltre che religiosa, come tiene a precisare Sepe. Un esempio è stato offerto nel corso dell'incontro con la visione di alcuni estratti del film missionario Fiamme realizzato nel 1929, una sorta di western "antelitteram", realizzato da un padre saveriano nel tentativo di proteggere un villaggio di indiani d'America dalle insidie dell'alcol e delle armi. L'appello accorato del cardinale Sepe che ha promesso di prodigarsi affinché il cinema missionario possa essere sempre più diffuso, non è caduto nel vuoto. L'Università Cattolica di Milano, per voce di Francesco Casetti, direttore del Dipartimento Scienze della Comunicazione e Spettacolo, ha già dato la sua piena disponibilità al progetto. "Questo libro costituisce un primo passo importante ed è destinato a innescare ulteriori studi - dice Casetti -. Quello del cinema missionario è da sempre considerato un settore marginale, con quest'opera finalmente gli si rende il giusto merito. Inoltre si sfata una leggenda metropolitana in base alla quale la Chiesa all'inizio si batteva contro la Settima Arte". Per riuscire nell'impresa di metter su un archvio ad hoc servono fondi "perché - conclude Dario Eduardo Viganò, presidente dell'Ente dello Spettacolo - non è più l'epoca in cui un'istituzione può fare tutto da sola". E c'è il rischio concreto sottolineato da padre Mario Durando, direttore di Nova T, che "i film vengano abbandonati nelle cantine o negli archivi e diventino inutilizzabili perchè mancano gli accorgimenti tecnici per poterne usufruire".
El auténtico misionero
Oct 24, 2005
Con un intenso llamamiento a la evangelización inauguró el 10 de octubre el cardenal Crescenzio Sepe el nuevo año académico de la Universidad Pontificia Urbaniana, centro de formación por excelencia de futuros evangelizadores de tierras de misión.
CIUDAD DEL VATICANO, viernes, 14 octubre 2005 (ZENIT.org).- En la homilía de la concelebración eucarística, el prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos no hizo una «teología de la misión», sino que más bien delineó los rasgos fundamentales del misionero.
«Hemos sido enviados no con nuestra misión sino con la misma misión del Hijo. Ninguno de nosotros, por tanto, debe presentarse a sí mismo o algo suyo --precisó el cardenal--; si lo hiciéramos traicionaríamos la misión de Cristo. Debemos llevarle sólo a Él, siempre y en todas partes, sólo a Cristo».
El enviado, añadió, «es una persona que representa a quien lo ha enviado, Cristo. No es un instrumento mecánico, sino vivo y responsable. Vive y actúa en nombre de quien le envía. De aquí deriva también la responsabilidad del enviado».
«No debemos olvidar que hay cinco mil millones de personas que no reciben el Pan de Vida, que todavía no conocen a Cristo, ¡porque nadie ha ido a anunciárselo! Esta es la importancia de la misión: ¡llevar a Cristo!», exhortó.
La Pontificia Universidad Urbaniana, aún habiendo sido elevada al rango de Universidad Pontificia el 1 de octubre de 1962, por el beato Juan XXIII, tiene sus raíces en el Colegio Urbano, fundado por el Papa Urbano VIII con la bula «Immortalis Dei Filius» de 1627.
Desde 1966, la Urbaniana acepta extensiones de seminarios e institutos de Filosofía, Teología, Misionología y Derecho Canónico de los cinco continentes. Según informa la página web del centro académico, actualmente cuenta con 92 instituciones afiliadas y agregadas, y con unos once mil estudiantes.
Su rector, Giuseppe Cavalletto, deja el cargo el próximo 15 de octubre para ser consagrado obispo de Cuneo y Fossano (Italia).
Comme un bateau poussé par l’Esprit
Oct 15, 2005
« L’Eglise, au 20° siècle, a été comme un bateau qui, poussé par l’Esprit, a traversé des mers agitées, parvenant dans de nouvelles terres de frontière, et plantant, même au prix de mille difficultés, la semence de l’amour du Christ » : discours du Cardinal Crescenzio Sepe au Congrès sur « Les signes de l’Esprit au XX° siècle »
Lucques (Agence Fides, 3 octobre 2005) - Pour une relecture historique des signes de l’Esprit qui se sont manifestés dans le siècle qui vient de s’écouler, « nous ne pouvons pas ne pas nous référer à cet événement significatif qui a résumé, en un certain sens, toute l’histoire du 20° siècle : le Grand Jubilé de l’An 2000 ». C’est ce qu’a déclaré le Cardinal Crescenzio Sepe, Préfet de la Congrégation pour l’Evangélisation des Peuples, qui a parlé le samedi après-midi 1° octobre au Congrès International sur le thème « Les signes de l’Esprit au 20° siècle. Une nouvelle relecture : le récit des témoins » ; le Congrès s’est déroulé à Lucques du 30 septembre au 2 octobre.
Le Grand Jubilé a été la « représentation aussi de tout ce que le Saint-Esprit a réalisé dans l’Eglise et dans le monde, en montrant que les chrétiens, dans les différentes situations de leur existence, ont su non seulement conserver la foi, mais ont vaincu le mal par le bien, en donnant le témoignage de leur fidélité au Christ, et en montrant que les semences de l’espérance mises dans leur cœur par le Saint-Esprit, ont porté des fruits abondants de bien et une nouvelle espérance pour l’humanité ».
Le Cardinal Sepe a poursuivi en rappelant les deuils et les souffrances provoqués au siècle dernier par les idéologies totalitaires, par les vagues de violence et de haine qui ont tenté par tous les moyens « d’obscurcir l’humanisme authentique, et de corroder l’esprit religieux et les sentiments de liberté des peuples ». Toutefois, on ne peut pas oublier les grands exemples, au XX° siècle, de Mère Teresa de Calcutta, de Padre Pio de Pietrelcina, du Pape Jean Paul II, de même que l’on ne peut laisser de côté la naissance et le développement des mouvements ecclésiaux, les décisions du Concile Vatican II, le témoignage précieux des martyrs. « L’Eglise, au XX° siècle, a été comme un bateau qui, poussé par l’Esprit, a traversé des mers agitées, parvenant dans de nouvelles terres de frontière, et plantant, même au prix de mille difficultés, la semence de l’amour du Christ ».
Le Cardinal Sepe a rappelé ensuite que, durant le XX° siècle, on avait effectivement atteint « les extrémités de la terre », avec la grande épopée missionnaire qui a « fondé l’Eglise » en terre africaine et asiatique. « L’action du Saint-Esprit, grâce à la coopération de missionnaires saints et héroïques, du clergé local, avait produit des fruits abondants dans plusieurs Eglises, qui, tout en étant jeunes, ont montré qu’elles possédaient de grandes forces et une adhésion généreuse à l’Evangile de Jésus-Christ ». Parmi les phénomènes auxquels nous assistons aujourd’hui, signe d’espérance pour l’avenir, le Cardinal Sepe a cité la prise de conscience croissante de l’Eglise d’Afrique et d’Afrique, d’être missionnaire d’elle-même, et d’envoyer aussi des missionnaires dans d’autres continents, la croissance du laïcat, et en particulier des catéchistes pour la première évangélisation…
La Mission de l’Eglise au XX° siècle n’a pas été facile et sans obstacles ; mais l’Eglise continue à remplir sa tâche missionnaire d’annoncer le Christ. En regardant à l’horizon du nouveau millénaire qui vient de commencer, elle compte sur la force de l’Esprit répandu à la Pentecôte « qui nous pousse aujourd’hui à repartir, soutenus par l’espérance qui ne déçoit pas ».
En la doctrina eucarística no se debe ceder a las modas culturales
Oct 15, 2005
En la intervención que tuvo el Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos, Cardenal Crescenzio Sepe, se destacó la importancia de presentar la doctrina Eucarística tal y como es, sin ceder a las modas culturales.
VATICANO, 10 Oct. 05 (ACI).- Durante su intervención, el Cardenal Sepe hizo referencia a la evangelización destinada ad Gentes, afirmando que “hoy son cerca de 5 billones de personas las que no conocen a Jesucristo y que por ello no pueden alimentarse de Su Cuerpo y de Su Sangre. La Iglesia tiene el derecho y el deber de llevar el pan de la vida y el cáliz de la Salvación también a ellos”.
“Para ello –prosiguió– es necesario que la doctrina eucarística sea ofrecida a los no cristianos con una verdad integral, sin ceder a las ‘modas culturales’ que la llevarían a una deriva hermenéutica por la cual la Eucaristía perdería su dimensión místico-real y se transformaría en una variante de aquella antropología cultural que relativiza a la misma persona de Jesucristo”.
Finalmente, el Purpurado recordó que “con la fuerza del Espíritu Santo, el misionero sabrá implantar la Iglesia entre las personas, alimentándolas con el Pan de la vida, dado por todos”.
”Hoy existen cerca de 5 mil millones de personas que no pueden recibir la Eucaristía”
Oct 15, 2005
El cardenal Crescenzio Sepe, Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos, intervino durante la sesión de la Decimoprimera Congregación del Sínodo, y manifestó que “hoy son cerca de 5.000 millones las personas que no conocen a Jesucristo y por lo tanto que no pueden alimentarse de su Cuerpo y Sangre”.
(Veritas, 10/10/2005) “La Iglesia tiene el derecho y el deber de llevar también a ellos el pan de la vida y el cáliz de la salvación”, añadió Sepe.
Esta mañana, antes de comenzar los trabajos se hizo referencia a las palabras del Santo Padre de ayer durante el Ángelus invitando a la oración y solidaridad mundial por las víctimas del terremoto al sur de Asia y el huracán en América central. Esta mañana estuvo presente Benedicto XVI. Participaron 22 padres sinodales de los 244 presentes en la sala.
'La iglesia busca el bien de la sociedad civil cuando defiende la familia'
Sept 26, 2005
El cardenal Crescenzio Sepe, prefecto de la Congregación vaticana para la Evangelización de los Pueblos, ha señalado que la Iglesia 'busca el bien de la sociedad civil' cuando 'defiende y propone la consistencia y la unidad de la familia', cuya naturaleza 'no se puede cambiar alegremente, ya que supondría un serio ataque a la sociedad humana'.
(Terra Actualidad - Europa Press, 18 de septiembre 2005) Para Sepe, 'defender los perfiles propios del matrimonio y la familia no es algo egoísta'. El cardenal presidió ayer la XVI Jornada Mariana de la Familia celebrada en el santuario de Torreciudad (Huesca), con la asistencia de unas 15.000 personas, y en la que subrayó 'la potencialidad evangelizadora de la familia'.
El prefecto vaticano dijo también que 'se necesita el testimonio de las familias, de modo que sean familias muy participativas, conscientes del valor de la identidad católica de la familia, tal como se ha podido ver en esta Jornada'.
El cardenal subrayó las palabras de Benedicto XVI cuando afirma que 'la Iglesia no puede dejar de anunciar que el matrimonio y la familia son insustituibles'.
'Admiro el entusiasmo por vivir esa propia identidad, por dar testimonio, de igual modo que la Iglesia tiene el deber de proclamar el Evangelio, viviendo su identidad misionera, testimoniando la doctrina del Evangelio', resaltó.
El cardenal Sepe consideró además que 'la familia atraviesa dificultades en todo el mundo, especialmente en Occidente, mientras que Africa y Asia tienen una perspectiva más sagrada y sólida de la familia, sin desconocer problemas como la poligamia'.
En relación al papa Benedicto XVI, elegido hace seis meses, el cardenal afirmó que 'está explicando las verdades del Evangelio'. 'Su profunda capacidad teológica personal facilitará la presentación del mensaje evangélico a la sociedad', añadió.
El cardenal prefecto se refirió también al próximo Sínodo de los Obispos que comenzará en Roma el 2 de octubre. 'Tiene una gran importancia, porque profundizará en la eucaristía como fundamento y culmen de la Iglesia y de cada bautizado, que tienen en ella el alimento necesario para su misión', concluyó.
President of Azerbaijan receives delegation headed by Cardinal Crescenzio Sepe
Sept 26, 2005
President of the Azerbaijan Republic Ilham Aliyev on 12 September at the Presidential Palace received the delegation headed by prefect of the Congregation for Evangelization Cardinal Crescenzio Sepe.
(September 12, 2005, azertag.com) The Head of Azerbaijan State, having emphasized, that carrying out on the last Sunday in Baku ceremonies of stone laying of the base of Catholic church is extremely significant event, informed that the decision on construction of church was accepted a year ago. With satisfaction having recollected about the visit to Vatican, President Ilham Aliyev has noted that during the mentioned visit he has presented to Vatican final documents connected to construction of church. He has told: “Construction of this church in Azerbaijan once again testifies to very high level of religious tolerance, tolerance in our country. All religions are freely professed, and all people live as one family.
President Ilham Aliyev has emphasized: “We give great value to development of relations with Vatican and are very pleased with the high level of our connections. We are sure that our cooperation will develop and henceforth. Your visit to Azerbaijan will serve greater development of our links, President Aliyev stressed.
The President of Azerbaijan highly has estimated visit of the Pope of Rome John Paul II to Azerbaijan, having emphasized that between the national leader Heydar Aliyev and the Pope there were very sincere friendly relations.
Having expressed on his behalf and on behalf of the delegation to the President of Azerbaijan gratitude for the rendered reception, Cardinal Crescenzio Sepe has conveyed him greetings and kindest wishes of the head of the State of Vatican Benedict XVI. The guest told: “The Pope knows about my forthcoming visit to Azerbaijan, he counts this visit extremely important. On behalf of His Holiness Pope Benedict XVI I express to You deep gratitude that showing nobleness, you have supported the work we do in Azerbaijan, and are sure that this support will continue and henceforth. We express to you warm gratitude for participation in ceremony of the funeral of Pope John Paul II. Vatican very highly has estimated it. Between your father dear Heydar Aliyev, and Pope John Paul II, there were very sincere and close friendly relations. The decision accepted by President Heydar Aliyev on allocation of the site for construction of Catholic Church in Baku became for us a worthy present. This is a bright example of what great value you give to development of connections with Vatican.
Further, the Cardinal told: “Today in the morning we have visited the tomb of the national leader of Azerbaijan Heydar Aliyev to honor his bright memory and assign a wreath. We also have visited the Alley of Martyrs. We wish that the house for deprived cares has been constructed, for poor people, and once again we express to you gratitude for the adopted decision on allocation of the site on these purposes. In Azerbaijan what is extremely important, rules the tolerance. In your country, significant development in all spheres are observed, the full tolerance, tolerance as with religious, and in the civil point of view. One of the basic wishes of the Holy Throne consists in that people in all countries lived in conditions of tranquility and that the stable peace existed. In this connection, with a view of rendering support to your Excellency and making contribution to this cause, the representative of Vatican works in your country. Besides, the head of Catholic community in Baku also is always ready to support to you in this work. Continuing the efforts, they and henceforth will do the utmost in the name of well-being of Azerbaijani people, in the name of that it has achieved progress in conditions of peace.
President Ilham Aliyev has expressed gratitude for cordial greetings of the Pope of Rome and asked to pass to his Holiness Pope Benedict XVI his sincere greetings and kind wishes.
Homilía para la Misa en Torreciudad, en la XVI Jornada Mariana de la familia
Sept 24, 2005
Considero un don, que agradezco a Dios de todo corazón, participar con vosotros en esta decimosexta Jornada Mariana de la Familia, en el Santuario de Nuestra Señora de los Ángeles de Torreciudad.
(evangelizatio.org, 17-09-2005) Habéis acudido desde puntos muy variados -algunos, bien lejanos- de la geografía española. Y, en vuestro camino, habéis evocado sin duda la primera visita que San Josemaría Escrivá de Balaguer, siendo todavía un niño de dos años, hizo a la Virgen de Torreciudad, en un contexto también familiar: sus padres cumplían la promesa de presentar al pequeño ante Nuestra Señora, a cuya intercesión atribuían la curación de la criatura, desahuciada por los médicos pocos meses antes.
Tanto aquella peregrinación familiar como la vuestra de hoy, a la vuelta de aproximadamente un siglo, nos ayudan a situarnos en el pasaje evangélico, que acabamos de escuchar, sobre la "subida" de la Sagrada Familia a Jerusalén cuando el niño Jesús contaba ya doce años. No pretendo, en absoluto, exponer todas las enseñanzas que contiene la escena; ni, menos aún, ofrecer un desarrollo pormenorizado de la doctrina cristiana en torno a la familia. Meditaré con vosotros sólo algunas de las sugerencias que proporciona el texto de San Lucas.
Hemos leído que "los padres de Jesús solían ir cada año a Jerusalén por las fiestas de la Pascua". El evangelista utiliza el término "padres", en plural, para incluir en esa denominación a San José. San Lucas no induce a confusión, pues previamente ha dejado bien claro el carácter virginal de la concepción de Jesús, cuyo único Padre es la primera Persona de la Santísima Trinidad. Con su terminología, el Evangelio subraya el carácter familiar del episodio, incluso en el entorno más amplio de la "caravana" donde María y José buscarán al hijo "entre los parientes y los conocidos".
(1. EN LA SOCIEDAD CIVIL)
El niño Jesús se integraba en el pueblo de Israel, incluso "civilmente", como miembro de una familia estructurada en circulos concéntricos a partir del núcleo matrimonial. En continuidad con lo que era habitual en el Antiguo Testamento, tan minucioso en el archivo y reseña de las estirpes, los Evangelios nos proporcionan, no ya una, sino dos genealogías humanas de Jesús, ambas a través de San José, "el esposo de María, de la cual nació Jesús, llamado Cristo" (Mt 1, 16; cfr. Lc 3, 23-38).
Hace ahora veinticinco años, el 26 de septiembre de 1980, se iniciaba el sexto Sínodo de los Obispos, que trató sobre la misión de la familia en el mundo contemporáneo y cuyo Relator General fue el entonces Cardenal Joseph Ratzinger, hoy Santo Padre Benedicto XVI. En la Exhortación apostólica Familiaris consortio, subsiguiente a dicha asamblea, el queridisimo Papa Juan Pablo II hacia notar cómo “en el matrimonio y en la familia se constituye un conjunto de relaciones interpersonales (...) mediante las cuales toda persona humana queda introducida en la ‘familia humana’ y en la ‘familia de Dios’ que es la Iglesia” (n. 15).
Los ciudadanos de toda sociedad civil sana se incorporan a ella desde su condición originaria como miembros de una familia, por via de generación. Este enraizamiento proporciona a cada persona una prioridad respecto a otras configuraciones sociales más amplias, como son los estados.
La historia nos enseña que, entre los procedimientos para subyugar a una sociedad, figura el de debilitar la institución familiar. Los poderes totalitarios no quieren que sus súbditos sean "personas"; prefieren entendérselas con "individuos" aislados, fácilmente controlables. La simple agregación de individuos, orientados cada uno a sus intereses egoistas, los mantiene dispersos y, por tanto, manejables. La relación interpersonal, en cambio, que significa entrega, don de sí, generosidad, confiere a los ciudadanos inmunidad frente al estatalismo omnipotente.
En la citada Exhortación apostólica Familiaris consortio (n. 17), se pone de relieve como primer cometido de la familia, precisamente, la “formación de una comunidad de personas”. La familia no engendra individuos, sino personas que se realizan como tales por la fuerza del amor. Por eso, las sociedades que desean integrarse con meros "súbditos", consciente o inconscientemente buscan desarticular la familia. Inventan lo que llaman "nuevos modelos" -"alternativos", dicen- de familia; promueven diversas formas "de disolución del matrimonio, como las uniones libres y el `matrimonio a prueba', hasta el pseudo-matrimonio entre personas del mismo sexo" (Benedicto XVI, Discurso, 6-VI-2005); e inducen a "cerrar sistemáticamente la propia unión" de los esposos "al don de la vida y, aún más, a suprimir o manipular la vida que nace" (ibidem).
Ante ese panorama, y escribiendo para España, Benedicto XVI ha recordado cómo "la Iglesia no puede dejar de anunciar que, de acuerdo con los planes de Dios, el matrimonio y la familia son insustituibles" (Carta al Card. A. López Trujillo, 17-V-2005).
Queridas familias presentes en esta Jornada Mariana: cuando defendéis los perfiles propios de las instituciones matrimonial y familiar no perseguís ningún objetivo particular, egoista. En efecto, según enseña el Concilio Vaticano II, "el poder civil ha de considerar como un sagrado deber suyo el reconocimiento de la auténtica naturaleza del matrimonio y de la familia", que "constituye el fundamento de la sociedad" (Const. Past. Gaudium et spes, 52).
(2. EN LA IGLESIA)
Pero, además de fundamentar la sociedad civil, entre los cometidos "de la familia cristiana se halla el eclesial" (Ex. Ap. Familiaris consortio, n. 49).
La visita a Jerusalén de que nos habla el Evangelio, tiene lugar "por las fiestas de la Pascua". La Sagrada Familia peregrinaba para una celebración de Israel como Pueblo de Dios. Jesús niño, llevado y acompañado por su familia, se incorpora al cumplimiento de sus deberes como miembro pleno de ese Pueblo. Hemos escuchado el relato de lo que sucedió al término de la peregrinación. Después de buscar a Jesús durante tres días, sus padres "lo encontraron en el templo".
Aunque "la actividad misionera fluye de la misma naturaleza íntima de la Iglesia" (Conc. Vat. Il, Decr. Ad gentes, n. 6) y así sucederá hasta la segunda venida de Cristo, ya desde tiempos apostólicos (cfr. Hech 16, 33), en el ámbito familiar "la persona (...) es introducida también en la familia de Dios, que es la Iglesia" (Ex. Ap. Familiaris consortio, n. 15). El Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos os puede decir que, junto a la existencia de una jerarquía propia suficientemente provista, otro criterio para discernir la implantación de la Iglesia en determinado lugar es, precisamente, la incorporación de las nuevas generaciones al Pueblo de Dios a través de las familias cristianas.
La misión evangelizadora de la Familia, asimismo, no queda circunscrita a su ámbito interno. El testimonio cristiano de comunión y de amor, paterno, materno, filial y fraterno de la familia, de cada uno de sus miembros personalmente y en cuanto comunidad familiar, tiene, hoy en día, un potencial evangelizador sin igual. Sí, la Iglesia necesita de la participación directa de la familia, también en la primera línea de su misión evangelizadora, que es la misión ad gentes. El testimonio ejemplar de tantas familias - muchas de ellas numerosas - que lo dejan todo para acompañar al Señor en su anhelo de llegar a todos los hombres, especialmente a aquellos que nunca han oído hablar de Él, constituye hoy en la Iglesia una luz que nos llena de esperanza, un signo de la consoladora presencia del Espíritu Santo, el auténtico protagonista de la Misión.
No necesitáis que os recuerde, porque las vivís cada día en vuestros hogares, las diversas dimensiones según las cuales la familia cristiana constituye una verdadera "iglesia doméstica" (Conc. Vat. II, Const. Dogm. Lumen gentium, n. 12; Ex. Ap. Familiaris consortio, n. 49). La familia es el ámbito donde se realiza la primera transmisión de la fe y el acercamiento de los hijos a los sacramentos de la iniciación cristiana; con su práctica de la oración, es el santuario doméstico de la Iglesia; sobre la base del amor, constituye la palestra original para el ejercicio de todas las virtudes personales y sociales; abierta a las necesidades ajenas, es foco que irradia la caridad a las personas o familias de su entorno; y cumple una función evangelizadora de primer orden. Sería interminable la relación de contribuciones que la familia presta a la Iglesia. Sólo quisiera referirme a una de ellas, insinuada también en el Evangelio de hoy: las vocaciones necesarias para cultivar la mies divina.
Después de hallar al Niño en el templo, María Santísima le pregunta con toda naturalidad materna el porqué de su conducta. Jesús parece sorprenderse por la inquietud de la Virgen y de San José -"¿Por qué me buscabais?"- y añade: "¿No sabíais que yo debía estar en la casa de mi Padre?". Otras versiones del Evangelio traducen sus palabras de modo ligeramente distinto: "¿No sabíais que es preciso que me ocupe en las cosas de mi Padre?". Sea cual fuere el tenor exacto de la frase, Jesús se refiere al sentido de su vida como Dios encarnado y redentor: alude a la misión salvífica para la que ha sido enviado por su Padre celestial.
Cada uno de nosotros hemos sido amados por Dios desde la eternidad, y hemos sido creados con un acto de amor de Dios, el cual nos ha dado la existencia y nos ha llamado a la vida con un objetivo determinado: lo que suele llamarse nuestra vocación. En esos planes divinos reside la razón de ser de nuestra existencia personal, e - inseparablemente- se provee a los diversos carismas que precisa el Pueblo de Dios, la Iglesia: sacerdotes, personas entregadas al apostolado en celibato, religiosos, cónyuges santos, etcétera. No hace mucho que Su Santidad Benedicto XVI subrayaba "cuánta necesidad tiene la Iglesia de estas vocaciones" (Discurso, 6-VI-2005). El problema, personal y eclesial, reside en que cada uno sepamos descubrir el llamamiento divino y correspondamos afirmativamente.
A este propósito recordaba el Papa cómo, para que esas vocaciones "nazcan o lleguen a madurar, para que las personas llamadas se mantengan siempre dignas de su vocación, es decisiva ante todo la oración que nunca debe faltar en cada familia", y calificaba como esencial "el ejemplo que los hijos reciben dentro de su familia" (ibidem). En el ambiente de piedad propio de la familia cristiana es, efectivamente, donde puede reconocerse la voz de Dios que llama; y los hábitos generosos de abnegación y servicio, cultivados en la intimidad familiar, permiten responder positivamente a los requerimientos del Señor. Vuestros hogares, queridas familias, son el semillero de las vocaciones que necesita la Iglesia.
En la lectura evangélica del Niño perdido y hallado en el templo se nos dice que, inicialmente, Santa María y San José "no comprendieron" la referencia de Jesús al cometido de su vida. También puede suceder, madres y padres cristianos, que a veces los planes de Dios respecto a vuestros hijos no coincidan con los proyectos que vosotros habíais previsto para ellos. Estad convencidos de que sólo serán felices en esta vida y luego en la eterna -eso es lo que deseáis con toda vuestra alma- si descubren su vocación personal y le son fieles. Y cuando Dios elija plenamente para Si a alguno de los vuestros, desde ahora, podéis sentiros santamente orgullosos. Ese orgullo obedece a "la convicción de las familias mismas -son palabras del Santo Padre- de que, también para ellas, la vocación de sus hijos es un gran don del Señor" (ibidem).
(3. DEDICACIÓN FAMILIAR)
El relato evangélico concluye con un resumen de la existencia hogareña cotidiana: el niño "bajó con ellos a Nazaret y siguió bajo su autoridad (...) Y Jesús iba creciendo en sabiduría, en edad y en gracia ante Dios y ante los hombres".
Si de la familia dependen -como hemos visto- tan grandes bienes para las personas, para la sociedad civil y para la Iglesia misma, no hace falta que pondere la necesidad de cuidarla como dedicación prioritaria. Las circunstancias sociales obligan a veces a pasar muchas horas lejos de casa. Los padres y las madres explican que su trabajo fuera del hogar es indispensable, precisamente, para sacar adelante la familia. Probablemente sea cierto. Pero, también a este propósito, hay que estar alerta frente al peligro de "propter vitam vivendi perdere causas" (Juvenal, Satirae VIII, 82-83): el peligro de que, por conservar la vida, se pierda la razón de vivir. Seria un error que los desvelos en favor del bienestar familiar terminaran por desintegrar la familia misma.
Estoy seguro de que no es ése vuestro caso. Habéis aprendido de San Josemaría a cultivar unos "hogares luminosos y alegres". El fundador del Opus Dei mostraba el ejemplo maravilloso de San José y de su amadisima esposa, quien vivió siempre a su lado, feliz de poder ayudarle y de ofrecerle sus cuidados. De la Sagrada Familia aprenderéis a vivir esa dedicación de los esposos entre si, uno al otro; el saber escuchar al otro cónyuge y a los hijos, mostrándoles que de verdad se les quiere y comprende; y el sacrificio gustoso de vuestro tiempo, pues es necesario que "los padres encuentren tiempo para estar con sus hijos y hablar con ellos. Los hijos son lo más importante: más importante que los negocios, que el trabajo, que el descanso" (Es Cristo que pasa, n. 27).
A esta solicitud paterna y materna, fundada en el amor mutuo de los esposos, corresponden los hijos -el Evangelio nos habla de las actitudes de Jesúscon su docilidad y su contribución generosa, sonriente, con olvido de si mismos, a la "empresa" común que es la familia. Pero pienso que, para desarrollar esta perspectiva, habréis de invitarme a otra Jornada Mariana de la Familia.
Dentro de unos momentos presentaremos las ofrendas del pan y del vino que se convertirán en Cuerpo y Sangre de Cristo. En la patena y en el cáliz depositaré las alegrias y las penas, las ilusiones y las solicitudes de vuestros hogares. Que la Virgen de Torreciudad asista hoy también, como hace dos mil años en el Calvario, a la ofrenda de su Hijo, en la que estáis contenidos todos vosotros y vuestros seres queridos, vivos y difuntos. Así sea.
Cardinal Sepe to visit Vietnam in November
Sept 23, 2005
Card Crescenzio Sepe, Prefect of the Congregation for the Evangelization of Peoples, will visit Vietnam at the end of November according to news reports from the Asian country. Vatican sources that AsiaNews contacted confirmed it.
Vatican City (AsiaNews/UCAN, 22 September, 2005) – Card Jean-Baptiste Pham Minh Man of Ho Chi Minh City was the first to announce the information. “Cardinal Crescenzio Sepe is expected to pay an official visit to Vietnam. The visit is scheduled for November 28-December 6,” he said.
The Bishops' Conference of Vietnam extended an invitation to Cardinal Sepe ahead of their annual meeting on September 5-9, but had to wait for the government’s green light before they could announce it.
Cardinal Sepe is the highest ranking Vatican official to visit Vietnam since Card Roger Etchegaray’s 1989 and 1990 visits. No other Vatican cardinal has visited the country since it was reunified under Hanoi’s rule in 1975. Since the mid-90s though, officials from the Vatican’s Secretariat of State have made regular visits.
Vatican sources told AsiaNews that the Prefect “is on a strictly pastoral visit” which is in no way related to possible discussions between the Holy See and Vietnam with regards to diplomatic relations. The visit’s agenda has not been established in every detail.
Cardinal Sepe will visit Vietnam’s three archdioceses, namely Hanoi, Huê, and Ho Chi Minh City. In Hanoi he is scheduled to meet Vietnamese government officials.
The inauguration of the new diocese of Ba Ria will be among the more important ceremonies he will attend to. Located just south-east of Ho Chi Minh City, the new diocese was carved out of the existing Xuan Loc diocese. Mgr Thomas Nguyen Van Tram, Xuan Loc’s current Auxiliary Bishop, will become its first Bishop.
The diocese of Xuan Loc, home to almost a million faithful, has the highest proportion of Catholics in the country. Many of them are refugees from the North who fled in the 1950s after the founding of the People’s Republic of Vietnam.
The establishment of new dioceses was among the topics raised during talks between Vatican officials and a Vietnamese government delegation that made a working visit to the Vatican on June 27-July 2. The Holy See and Vietnam do not have diplomatic relations but Hanoi has started a dialogue with the Vatican over the appointment of bishops.
Officially, there are 5.6 million Catholics in Vietnam. The Catholic Church like other religions is under almost complete government control. The authorities tend to limit religious freedom and evangelisation, but they value Catholics’ commitment to education and health care such as help for lepers.
Inauguration du couvent des soeurs de sainte Brigitte
Aug 16, 2005
" Les journées merveilleuses qui virent la présence du Vicaire du Christ à Cuba, ses paroles d'espérance, de concorde et de réconciliation, résonnent avec force dans l'esprit et dans le cœur de vous tous ".
La Havane (Agence Fides, 11 mars 2003) - Le samedi 8 mars, le Cardinal Crescenzio Sepe a rappelé dans la cathédrale de La Havane la visite historique du Pape dans l'île, du 21 au 25 janvier 1998.
Durant la Messe solennelle concélébrée, à laquelle ont participé le Cardinal Jaime L Ortega y Alamino, Archevêque de San Cristobal de La Havane, le Cardinal Juan Sandoval Iniguez, Archevêque de Guadalajara au Mexique, S. Exc. Mgr Luis Robles Diaz, Nonce Apostolique, S. Exc. Mgr Luis Morales Reyes, Archevêque de San Luis Potosi et Président de la Conférence Episcopale du Mexique, des Evêques et des prêtres, le Cardinal Sepe a rappelé que, durant ses 25 années de Pontificat, le Pape Jean Paul II avait " parcouru avec une sollicitude missionnaire infatigable, les voies du monde… Pèlerin de l'amour et de la vérité, il nous confirme dans la foi, il nous anime dans l'espérance, il nous encourage dans la charité ".
Dans l'après-midi du samedi 8 mars, le Cardinal a béni et inauguré le nouveau couvent de Sainte Brigitte avec les bâtiments annexes pour les œuvres apostoliques, qu'il a ainsi appelés :
" Couvent des Sœurs de Sainte Brigitte, Maison de tous les Cubains ! Couvent où l'on vivra la communion fraternelle, Maison d'accueil spirituel et de prière de Cuba et pour Cuba, qui s'ouvrira bientôt aux intentions de toute l'Eglise et du monde entier ".
Le Cardinal Sepe a donné ensuite lecture du Télégramme envoyé par le Cardinal Angelo Sodano, Secrétaire d'Etat, au nom du Saint-Père, pour cette circonstance. Le Pape y exprime l'espérance que " la nouvelle communauté, qui s'ajoute aux autres communautés de religieux et de religieuses qui, avec générosité et engagement, sans se laisser abattre par les difficultés, continuent leur travail spirituel, humain et social dans l'île, donne un témoignage vivant de la pérennité du message évangélique dans la société cubaine, en contribuant à la promotion des valeurs chrétiennes et humaines authentiques qui orientent tous les hommes dans la construction d'une société plus juste et plus fraternelle ".
Le dimanche 9 mars, le Cardinal Sepe a présidé la Messe concélébrée durant laquelle il a consacré l'autel du nouveau couvent :
" Sur cet Autel on célèbrera l'Alliance entre Dieu et l'homme, entre la terre et le Ciel ; on manifestera l'amour qui unit Dieu à ses enfants ; on implorera le don divin de la paix, que l'humanité - en ce moment d'incertitude et d'anxiété - désire comme une grâce inestimable et nécessaire. De cette petite chapelle, l'Eglise brillera comme maison de tous les Cubains, pour qu'elle intercède pour eux tous et renouvelle pour eux tous le Sacrifice de la Croix. ".
Le Cardinal Sepe a ensuite poursuivi : " En ce moment de joie spirituelle, nous nous sentons unis à toute l'Eglise et de manière spéciale au Saint-Père, le Pape Jean Paul II, pèlerin de la paix, que nous rappelons avec vénération en ce 5° anniversaire de son pèlerinage apostolique dans la 'perle des Caraïbes' ". Puis s'adressant aux religieuses, il termina en ces termes son homélie :
" Votre charisme, présent en plusieurs nations et contextes culturels, témoigne de la primauté de Dieu, de la coopération, du dialogue œcuménique et de la charité fraternelle, à la lumière et avec la force de Jésus-Christ, crucifié et ressuscité. L'Eglise de Cuba, et je pense que, à travers elle, toute la Nation, attend beaucoup de vous. Vous êtes messagères de l'Amour, de la Justice, de la Réconciliation et de la Paix, vos offrez à tous la Bonne Nouvelle de Jésus ".
Cuba no – Cuba sí
Aug 06, 2005
Il testo integrale della nota di Luca De Mata del 29 aprile 2003. De Mata è il direttore di "Fides", l’agenzia della congregazione vaticana per la propagazione della fede, della quale è prefetto il cardinale Crescenzio Sepe. Seguono le dichiarazioni del cardinale Angelo Sodano, riprese dal "Corriere della Sera" sullo stesso argomento.
Cuba. Il pugno de ‘el Máximo’
CITTÀ DEL VATICANO - Dobbiamo dire che speravamo nel cambiamento, che speravamo che ‘El Máximo’ avrebbe avuto il coraggio di aprire Cuba alla democrazia. Alcune sue aperture, alcuni suoi comportamenti, l'accoglienza al Santo Padre, l'autorizzazione per la costruzione del nuovo convento delle Suore Brigidine...
Abbiamo sperato, anche se non facevano ben sperare le notizie che ci giungevano. Abbiamo sperato e sbagliato, trattenendo il fiato perché qualche cosa succedesse. In questo modo forse abbiamo dato al regime la sensazione che il suo ‘Líder’ era coperto dal nostro silenzio. Ma non era copertura, era solo carità, era dare la possibilità di iniziare anche un cammino verso il recupero della sua dignità.
Ma Fidel sta usando il pugno del suo saluto contro chi chiede giustizia per il popolo, per la più elementare espressione di democrazia quale dissentire.
Il pugno chiuso di Fidel, pieno delle mosche del populismo retorico il cui ronzio ha riempito i gulag di cadaveri, continua ad abbattersi contro gente inerme.
__________
Le dichiarazioni del 30 aprile 2003 del cardinale Angelo Sodano, riprese dal "Corriere della Sera" del giorno successivo:
Sodano: "Il papa spera che Castro possa condurre il popolo verso nuovi graguardi di democrazia"
CASTEL GANDOLFO - Il papa «non è pentito di aver dato fiducia a Fidel Castro» e il Vaticano continuerà a «dialogare» con Cuba, nonostante la «delusione» venuta dalle fucilazioni e dal recente rilancio della repressione: lo afferma il cardinale segretario di Stato, Angelo Sodano.
Alla domanda se il papa, dopo le condanne castriste ai dissidenti, fosse pentito per aver accordato fiducia a Fidel, il cardinale ha risposto: «No! Bisogna dare a tutti, nella vita, dei ponti d'oro perché possano uscire dai mondi in cui si sono imprigionati».
La Santa Sede è ancora convinta che si possa avviare una transizione cubana che non disperda quanto di buono è venuto dalla rivoluzione castrista: «Ora la grande speranza che il papa nutre - e che nutro anch'io personalmente - è che Fidel Castro possa condurre il suo popolo verso nuovi traguardi di democrazia, rispettando le conquiste che ci sono state in questi decenni».
La notizia delle condanne e delle tre fucilazioni «è stata certo una delusione per il papa e per tanti popoli liberi del mondo» e «quindi il Santo Padre ha espresso la propria sorpresa e il proprio rammarico e ha chiesto per i carcerati che ci siano almeno dei gesti di clemenza».
Il Vaticano continuerà a incalzare Castro verso la democrazia: «Noi, anche attraverso l'ottimo nunzio che abbiamo a Cuba, mons. Robles, e attraverso i vescovi, soprattutto il cardinale Ortega, arcivescovo dell´Avana, continueremo questo dialogo. Mai il dialogo si interromperà, perché in tutti gli uomini c'è una base su cui colloquiare».
Il cardinale ha spiegato che il dialogo con Cuba Giovanni Paolo II lo conduce con lo stesso «metodo» e sulla stessa «linea» che furono di Paolo VI quando trattava «con i capi dell'Europa orientale, anche quando sembrava un dialogo senza speranza».
Quel passo falso a Cuba
Aug 06, 2005
C’è una foto simbolo di Crescenzio Sepe aspirante segretario di stato: con lui in veste bianca che abbraccia Fidel Castro. Sul muro retrostante c’è l’immagine dell’abbraccio tra il papa e Fidel, e in mezzo c’è una suora, Tekla Famiglietti, badessa generale delle Brigidine.
(L’Espresso, 25 giugno-1 luglio 2004) L’evento è del 2003, ai primi di marzo. Castro regalò un convento a suor Tekla e Sepe si precipitò a Cuba per esercitarsi nelle arti della grande politica, con lodi sperticate e onorificenze al "líder máximo".
Peccato che nei giorni successivi settantacinque attivisti democratici, la metà dei quali cattolici, finirono in prigione, dove stanno tuttora.
E peccato che l’arcivescovo dell’Avana, cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino, invece di far festa a Sepe, protestò furente col Vaticano e col papa.
I vescovi cubani emisero in quell’occasione una dichiarazione collettiva contro "gli eccessi, nelle parole e nei gesti, da parte di personalità della Chiesa, di cui siamo stati testimoni".
Un pessimo biglietto da visita per un aspirante capo della diplomazia vaticana.
Rumori vaticani. La scalata del papa rosso
Aug 06, 2005
Da prefetto "de Propaganda Fide" a segretario di stato: è il traguardo che il cardinale Crescenzio Sepe vuole conquistare a ogni costo. Alleanze, manovre, infortuni di una carriera senza limiti
(www.chiesa, 25.6.2004) ROMA – E’ a Giovanni Paolo II la sconfitta brucia moltissimo, ma che egli voglia cambiare la sua squadra, è tutto da vedere.
La sconfitta è l’assenza di una menzione del cristianesimo nella nuova carta d’Europa varata il 18 giugno.
E la squadra battuta è la diplomazia vaticana, con capitano il segretario di stato, cardinale Angelo Sodano.
Da un paio di settimane in Vaticano c’è un crescendo di rumori sull’imminente sostituzione di Sodano. Anche lo scorso autunno era stato così: si dava per certo che assieme a Sodano anche un altro cardinale di peso, Joseph Ratzinger, fosse lì lì per essere rimosso. Ma poi dagli appartamenti papali il segretario personale di Karol Wojtyla, l’arcivescovo Stanislaw Dziwisz, mise tutti a tacere. Il 23 ottobre fece riferire sul "Corriere della Sera" che le voci erano "apocrife" e che "fino a quando Wojtyla sarà papa non si priverà né di Sodano né di Ratzinger", nonostante entrambi abbiano passato l’età limite canonica dei 75 anni. "Sarà loro compito accompagnarlo ‘fino a quando il Signore vorrà’". Questo per "scelta compiuta in piena avvertenza dal papa in persona".
Allora perché questa nuova ondata di voci? Per cominciare a capirlo, basta guardare da dove esse provengono: non da dentro le mura vaticane, ma da un palazzo nel pieno centro di Roma, all’imbocco di piazza di Spagna. È il palazzo della congregazione "de Propaganda Fide".
Lì regna il cosiddetto "papa rosso": rosso perché cardinale, e papa perché ha poteri quasi assoluti sulle terre di missione della cattolicità, in sostanza sulle Chiese dell´Africa e dell´Asia.
Il prefetto di Propaganda è dall´aprile 2001 il cardinale Crescenzio Sepe. Ed è lui, stando alle voci, l’uomo destinato a sostituire Sodano nella carica di segretario di stato, il primo ministro di Sua Santità.
* * *
Di ogni gradino della sua pur brillante carriera Sepe non s’è mai appagato, ha sempre puntato più in alto. Nato nel 1943 a Carinaro, in diocesi di Aversa, prete dal 1967, passò rapido dagli ascetici banchi delle facoltà di teologia e filosofia a quelli ben più promettenti della Pontificia Accademia Ecclesiastica di piazza della Minerva, la fucina dei diplomatici. Nel 1972 era addetto di nunziatura a Brasilia.
La sua biografia autorizzata, nel sito web di Propaganda, riferisce che a Brasilia "sua meta preferita era la baraccopoli di Guara Dois, dove portava medicine e latte". Ma anche l’allora nunzio Umberto Mozzoni fu oggetto delle sue attente cure. Grazie a Mozzoni, divenuto suo cardinale protettore, rientrò a Roma in segreteria di stato, prima nella sezione internazionale e poi all’informazione: un ufficio che nell’annuario pontificio neppure compare, ma è di straordinaria importanza.
Con un papa come Giovanni Paolo II i media contano più che mai, e Sepe era al posto giusto. Nel 1984 fece due colpi da maestro. Alla direzione della sala stampa vaticana collocò Joaquín Navarro-Valls, spagnolo, numerario dell´Opus Dei, e alla direzione dell’"Osservatore Romano", il quotidiano della Santa Sede, mise un suo amico di lunga data, Mario Agnes, già presidente dell´Azione Cattolica e fratello di Biagio, all’epoca supermanager della radiotelevisione italiana.
Gli Agnes erano dell’Irpinia, attigua alla terra natale di Sepe. Irpino era Ciriaco De Mita, numero uno in quegli anni del partito cattolico dominante in Italia. Irpina era suor Tekla Famiglietti, badessa generale delle suore di Santa Brigida, altra grande amica di Sepe, una potenza per via delle relazioni altolocate e delle offerte copiose portate in dono al papa. In Vaticano lo chiamarono il clan degli irpini, con Sepe come boss.
Oggi, vent’anni dopo, Navarro, Agnes e suor Tekla sono sempre lì al loro posto. Sepe no, è molto più su.
Nel 1987 è promosso assessore della segreteria di stato, il numero tre del supremo organo di governo vaticano, sezione affari generali.
Passano appena tre anni e corrono voci che abbia in tasca la nomina a sostituto, il numero due, colui che ha accesso quotidiano e diretto al papa. Bastano le sole voci a provocare una sollevazione. Una lettera collettiva firmata da nunzi e diplomatici gli sbarra la strada. Il nuovo sostituto sarà Giovanni Battista Re, lo stesso che oggi, da cardinale prefetto della congregazione per i vescovi, è il vero candidato a un’eventuale successione a Sodano, e quindi il maggiore ostacolo alle ambizioni di Sepe.
Mancata la nomina a sostituto, Sepe centra invece, nel 1992, la consacrazione ad arcivescovo e la promozione a segretario della congregazione per il clero. Dove mette a frutto un’altra sua dote, quella di impresario di sacri spettacoli. Non c’è ricorrenza vaticana o papale che non sia salutata da cantautori, orchestre, soubrette, in piazza San Pietro o nell’aula Nervi, sulla tv italiana o in mondovisione. A partire dal 1996, in vista dell’anno santo del 2000, Sepe organizza incontri internazionali per migliaia di preti da tutto il mondo: il primo a Fatima, il secondo a Yamoussoukro in Costa d’Avorio, in piena savana, con consuntivo un po’ di morti per malaria.
Risultato: nel 1997 il papa dà a lui il comando della grande macchina del giubileo, ne apprezza l’organizzazione monstre e nel 2001 lo fa cardinale e prefetto di Propaganda.
* * *
Con Sepe come prefetto, Propaganda diventa un Vaticano bis sotto il suo controllo esclusivo. Fuori i vecchi quadri dirigenti e avanti i suoi protetti. Via padre Bernardo Cervellera dalla direzione dell’agenzia di stampa missionaria, "Fides", e dentro l’amico Luca De Mata, autore televisivo. Ritiro di tutti i depositi dallo IOR, Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana, e loro reinvestimento in proprio.
Nessuna di queste mosse è priva di effetti studiati. Cacciando padre Cervellera, grande specialista della Cina e giornalista troppo indipendente agli occhi della prudente diplomazia vaticana, Sepe ha fatto un grosso piacere anche alla segreteria di stato.
Avendo De Mata come direttore, Sepe si assicura una copertura entusiastica di tutti i propri atti anche su "Fides", oltre che sull’"Osservatore Romano" diretto da Agnes.
E anche dalla tv italiana Sepe spera buoni ritorni. Dal 23 giugno per sette settimane va in onda su Rai Uno un programma sui dieci comandamenti, realizzato da De Mata con la consulenza di padre Massimo Cenci, sottosegretario di Sepe a Propaganda, e di monsignor Mauro Piacenza, suo sottosegretario quand’era alla congregazione del clero.
Quanto allo IOR, separandosene, Sepe si fa paladino di quelli che in Vaticano mal sopportano il rigore calvinista del banchiere che ha risanato l’Istituto dai passati disastri, Angelo Caloia.
Per impiegare il ricco patrimonio di Propaganda, Sepe preferisce affidarsi a un suo amico manager più disinvolto, Francesco Silvano, uomo di Comunione e Liberazione. E in questo fa il paio col cardinale Sodano, un altro che in Vaticano ha lo stesso debole per la finanza pasticciona. Il manager di Sodano è Walter Maria Bonino, consigliere d’amministrazione della Peregrinatio ad Petri Sedem e della Casa Sollievo della Sofferenza fondata da padre Pio a San Giovanni Rotondo.
Ma anche Propaganda, ormai, a Sepe sta stretta. La segreteria di stato è il suo nuovo traguardo. Nuovo ma non ultimo: basta vedere come egli gira il mondo vestito di bianco, tra folle che "mi salutano come un papa".
A far campagna per lui, in curia, c’è il fior fiore dei cardinali pro Opus Dei: Julián Herranz, Eduardo Martínez Somalo, Darío Castrillón Hoyos, Javier Barragán Lozano. Quanto a Giovanni Paolo II, Sepe provvede di persona, per conquistarne il favore: è in udienza da lui ogni due settimane, e mai a mani vuote. A Dziwisz, l’onnipotente segretario del papa, dà del tu. È sicuro anche questa volta di farcela, c’è quasi sempre riuscito.
Infortuni diplomatici. Tra Cuba e Roma vince Babilonia
Aug 06, 2005
Sepe, Agnes, Sodano mandano in confusione la mitica diplomazia vaticana. A tutto vantaggio di Fidel Castro.
(L’Espresso, 9-15 maggio 2003) ROMA – L’ambasciatore israeliano Yosef Neville Lamdan non è il solo, tra gli osservatori, a giudicare disordinata e confusa la recente diplomazia vaticana. Un altro caso emblematico di confusione s’è verificato con Cuba.
Ecco come l’ha descritto "L’Espresso" n. 20 del 9-15 maggio 2003:
Sono quasi vent’anni che Mario Agnes dirige "L’Osservatore Romano", il giornale del papa. Ma in queste settimane ha rischiato il licenziamento. Per un incidente che ha per epicentro Cuba.
L’8 marzo "L’Osservatore" dà la stura a una serie di servizi dall’isola, sette pagine in quattro giorni, con tre protagonisti assoluti: Fidel Castro, il cardinale Crescenzio Sepe e una suora badessa di nome Tekla Famiglietti. Nella foto clou i tre compaiono stretti in un abbraccio gioioso, con sullo sfondo la gigantografia di un altro abbraccio di cinque anni prima tra Castro e Giovanni Paolo II in visita all’isola.
Sepe e suor Tekla sono conterranei di Agnes, che è irpino, e si conoscono da una vita. Ma la loro prossimità non è solo geografica. Se Agnes è diventato direttore dell’"Osservatore Romano", lo deve proprio a Sepe, oggi cardinale prefetto della congregazione ‘De Propaganda Fide’, ma all’epoca titolare dell’ufficio informazioni della segreteria di Stato vaticana.
Ebbene, cosa è andato a fare a Cuba il cardinale? A inaugurare all’Avana un convento di suore brigidine, donato da Castro proprio a suor Tekla, che delle brigidine è la badessa mondiale. Agnes ha inviato sul posto un suo giornalista di punta, Giampaolo Mattei, il quale dà conto nei suoi reportage di un crescendo di affetti tra la suora, il cardinale e il barbuto dittatore: con la suora e Fidel che «camminano mano nella mano», con la prima che conferisce al secondo «l’onorificenza Santa Brigida», con il cardinale che dice a Castro la gratitudine sua e del papa per «la generosa apertura e il fraterno aiuto».
Ma alla cerimonia c’è un grande assente: l’arcivescovo dell’Avana, cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino. Il quale ha tutti i motivi per mancare. Sa che Castro, mentre incanta i suoi ospiti venuti da Roma e fa trasmettere in diretta televisiva i suoi abbracci, ha già pronte le manette per l’ottantina di oppositori, in buona parte cattolici, che farà arrestare di lì a pochi giorni, e che in aprile farà condannare a un totale di oltre 1.500 anni di carcere.
E il Vaticano ne era stato informato, ma non aveva fatto nulla per frenare Sepe, Agnes e suor Tekla: quanto basta per mandare su tutte le furie il cardinale Ortega e gli altri vescovi cubani, che protestano l’11 marzo con una dichiarazione collettiva contro «gli eccessi, nelle parole e nei gesti - di cui siamo stati testimoni in queste circostanze - da parte di alcune personalità della Chiesa».
Dopo di che Ortega vola a Roma. Fa una sfuriata col cardinale segretario di Stato, Angelo Sodano. Il 21 marzo è dal papa. Va difilato anche dal cardinale Camillo Ruini per dirgli che gli aiuti della conferenza episcopale italiana se li gioca il regime, al quale incautamente sono dati in consegna.
Il risultato è che il cardinale Sodano rimprovera Agnes e gli adombra la revoca della fiducia. Ma con nessun effetto. Quando le malefatte di Castro diventano di dominio pubblico, sull’"Osservatore" compaiono in striminziti colonnini interni. In prima pagina sale soltanto, il 27 aprile, un appello del papa vecchio di due settimane ma fin lì tenuto segreto.
E Sepe? Si fa scudo del papa e il 29 aprile fa dire dal suo portavoce Luca De Mata: «Speravamo che ‘El Máximo’ avrebbe avuto il coraggio di aprire Cuba alla democrazia, ma abbiamo sbagliato...». Come dire che Giovanni Paolo II ha sbagliato per primo, ad assoluzione di tutti.
Apriti cielo. Sodano s’arrabbia di nuovo e il 31 aprile, per contraddire Sepe, dichiara che sia lui che il papa «non sono affatto pentiti d’aver dato fiducia a Castro» e, anzi, continuano a sperare che «conduca il suo popolo verso nuovi traguardi di democrazia».
E così, gira gira, finisce che il segretario di Stato dà ragione proprio all’"Osservatore Romano". Sulla stessa cosa per cui l’aveva redarguito.
Rumori vaticani. La scalata del papa rosso
Aug 06, 2005
Da prefetto "de Propaganda Fide" a segretario di stato: è il traguardo che il cardinale Crescenzio Sepe vuole conquistare a ogni costo. Alleanze, manovre, infortuni di una carriera senza limiti
(www.chiesa, 25.6.2004) ROMA – E’ a Giovanni Paolo II la sconfitta brucia moltissimo, ma che egli voglia cambiare la sua squadra, è tutto da vedere.
La sconfitta è l’assenza di una menzione del cristianesimo nella nuova carta d’Europa varata il 18 giugno.
E la squadra battuta è la diplomazia vaticana, con capitano il segretario di stato, cardinale Angelo Sodano.
Da un paio di settimane in Vaticano c’è un crescendo di rumori sull’imminente sostituzione di Sodano. Anche lo scorso autunno era stato così: si dava per certo che assieme a Sodano anche un altro cardinale di peso, Joseph Ratzinger, fosse lì lì per essere rimosso. Ma poi dagli appartamenti papali il segretario personale di Karol Wojtyla, l’arcivescovo Stanislaw Dziwisz, mise tutti a tacere. Il 23 ottobre fece riferire sul "Corriere della Sera" che le voci erano "apocrife" e che "fino a quando Wojtyla sarà papa non si priverà né di Sodano né di Ratzinger", nonostante entrambi abbiano passato l’età limite canonica dei 75 anni. "Sarà loro compito accompagnarlo ‘fino a quando il Signore vorrà’". Questo per "scelta compiuta in piena avvertenza dal papa in persona".
Allora perché questa nuova ondata di voci? Per cominciare a capirlo, basta guardare da dove esse provengono: non da dentro le mura vaticane, ma da un palazzo nel pieno centro di Roma, all’imbocco di piazza di Spagna. È il palazzo della congregazione "de Propaganda Fide".
Lì regna il cosiddetto "papa rosso": rosso perché cardinale, e papa perché ha poteri quasi assoluti sulle terre di missione della cattolicità, in sostanza sulle Chiese dell´Africa e dell´Asia.
Il prefetto di Propaganda è dall´aprile 2001 il cardinale Crescenzio Sepe. Ed è lui, stando alle voci, l’uomo destinato a sostituire Sodano nella carica di segretario di stato, il primo ministro di Sua Santità.
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Di ogni gradino della sua pur brillante carriera Sepe non s’è mai appagato, ha sempre puntato più in alto. Nato nel 1943 a Carinaro, in diocesi di Aversa, prete dal 1967, passò rapido dagli ascetici banchi delle facoltà di teologia e filosofia a quelli ben più promettenti della Pontificia Accademia Ecclesiastica di piazza della Minerva, la fucina dei diplomatici. Nel 1972 era addetto di nunziatura a Brasilia.
La sua biografia autorizzata, nel sito web di Propaganda, riferisce che a Brasilia "sua meta preferita era la baraccopoli di Guara Dois, dove portava medicine e latte". Ma anche l’allora nunzio Umberto Mozzoni fu oggetto delle sue attente cure. Grazie a Mozzoni, divenuto suo cardinale protettore, rientrò a Roma in segreteria di stato, prima nella sezione internazionale e poi all’informazione: un ufficio che nell’annuario pontificio neppure compare, ma è di straordinaria importanza.
Con un papa come Giovanni Paolo II i media contano più che mai, e Sepe era al posto giusto. Nel 1984 fece due colpi da maestro. Alla direzione della sala stampa vaticana collocò Joaquín Navarro-Valls, spagnolo, numerario dell´Opus Dei, e alla direzione dell’"Osservatore Romano", il quotidiano della Santa Sede, mise un suo amico di lunga data, Mario Agnes, già presidente dell´Azione Cattolica e fratello di Biagio, all’epoca supermanager della radiotelevisione italiana.
Gli Agnes erano dell’Irpinia, attigua alla terra natale di Sepe. Irpino era Ciriaco De Mita, numero uno in quegli anni del partito cattolico dominante in Italia. Irpina era suor Tekla Famiglietti, badessa generale delle suore di Santa Brigida, altra grande amica di Sepe, una potenza per via delle relazioni altolocate e delle offerte copiose portate in dono al papa. In Vaticano lo chiamarono il clan degli irpini, con Sepe come boss.
Oggi, vent’anni dopo, Navarro, Agnes e suor Tekla sono sempre lì al loro posto. Sepe no, è molto più su.
Nel 1987 è promosso assessore della segreteria di stato, il numero tre del supremo organo di governo vaticano, sezione affari generali.
Passano appena tre anni e corrono voci che abbia in tasca la nomina a sostituto, il numero due, colui che ha accesso quotidiano e diretto al papa. Bastano le sole voci a provocare una sollevazione. Una lettera collettiva firmata da nunzi e diplomatici gli sbarra la strada. Il nuovo sostituto sarà Giovanni Battista Re, lo stesso che oggi, da cardinale prefetto della congregazione per i vescovi, è il vero candidato a un’eventuale successione a Sodano, e quindi il maggiore ostacolo alle ambizioni di Sepe.
Mancata la nomina a sostituto, Sepe centra invece, nel 1992, la consacrazione ad arcivescovo e la promozione a segretario della congregazione per il clero. Dove mette a frutto un’altra sua dote, quella di impresario di sacri spettacoli. Non c’è ricorrenza vaticana o papale che non sia salutata da cantautori, orchestre, soubrette, in piazza San Pietro o nell’aula Nervi, sulla tv italiana o in mondovisione. A partire dal 1996, in vista dell’anno santo del 2000, Sepe organizza incontri internazionali per migliaia di preti da tutto il mondo: il primo a Fatima, il secondo a Yamoussoukro in Costa d’Avorio, in piena savana, con consuntivo un po’ di morti per malaria.
Risultato: nel 1997 il papa dà a lui il comando della grande macchina del giubileo, ne apprezza l’organizzazione monstre e nel 2001 lo fa cardinale e prefetto di Propaganda.
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Con Sepe come prefetto, Propaganda diventa un Vaticano bis sotto il suo controllo esclusivo. Fuori i vecchi quadri dirigenti e avanti i suoi protetti. Via padre Bernardo Cervellera dalla direzione dell’agenzia di stampa missionaria, "Fides", e dentro l’amico Luca De Mata, autore televisivo. Ritiro di tutti i depositi dallo IOR, Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana, e loro reinvestimento in proprio.
Nessuna di queste mosse è priva di effetti studiati. Cacciando padre Cervellera, grande specialista della Cina e giornalista troppo indipendente agli occhi della prudente diplomazia vaticana, Sepe ha fatto un grosso piacere anche alla segreteria di stato.
Avendo De Mata come direttore, Sepe si assicura una copertura entusiastica di tutti i propri atti anche su "Fides", oltre che sull’"Osservatore Romano" diretto da Agnes.
E anche dalla tv italiana Sepe spera buoni ritorni. Dal 23 giugno per sette settimane va in onda su Rai Uno un programma sui dieci comandamenti, realizzato da De Mata con la consulenza di padre Massimo Cenci, sottosegretario di Sepe a Propaganda, e di monsignor Mauro Piacenza, suo sottosegretario quand’era alla congregazione del clero.
Quanto allo IOR, separandosene, Sepe si fa paladino di quelli che in Vaticano mal sopportano il rigore calvinista del banchiere che ha risanato l’Istituto dai passati disastri, Angelo Caloia.
Per impiegare il ricco patrimonio di Propaganda, Sepe preferisce affidarsi a un suo amico manager più disinvolto, Francesco Silvano, uomo di Comunione e Liberazione. E in questo fa il paio col cardinale Sodano, un altro che in Vaticano ha lo stesso debole per la finanza pasticciona. Il manager di Sodano è Walter Maria Bonino, consigliere d’amministrazione della Peregrinatio ad Petri Sedem e della Casa Sollievo della Sofferenza fondata da padre Pio a San Giovanni Rotondo.
Ma anche Propaganda, ormai, a Sepe sta stretta. La segreteria di stato è il suo nuovo traguardo. Nuovo ma non ultimo: basta vedere come egli gira il mondo vestito di bianco, tra folle che "mi salutano come un papa".
A far campagna per lui, in curia, c’è il fior fiore dei cardinali pro Opus Dei: Julián Herranz, Eduardo Martínez Somalo, Darío Castrillón Hoyos, Javier Barragán Lozano. Quanto a Giovanni Paolo II, Sepe provvede di persona, per conquistarne il favore: è in udienza da lui ogni due settimane, e mai a mani vuote. A Dziwisz, l’onnipotente segretario del papa, dà del tu. È sicuro anche questa volta di farcela, c’è quasi sempre riuscito.
L’activité missionnaire diligente et infatigable » de Mgr Locati
Jul 23, 2005
« Je remercie le Seigneur pour le témoignage exemplaire de vie du généreux et zélé Pasteur auquel l’Eglise universelle et Propaganda Fide en particulier, doivent une reconnaissance spéciale pour l’activité missionnaire diligente et infatigable ».
Rome (Agence Fides, 18 juillet 2005) - C’est ce qu’a écrit le Cardinal Crescenzio Sepe, Préfet de la Congrégation pour l’Evangélisation des peuples, dans le télégramme envoyé à l’Archevêque de Vercelli, Mgr Masseroni, après l’assassinat du Vicaire Apostolique d’Isiolo au Kénya, Mgr Luigi Locati. Le Cardinal Sepe exprime les condoléances du Dicastère Missionnaire à l’Archevêque et à toute l’Eglise de Vercelli, ainsi qu’à la famille, pour « l’assassinat tragique de ce fils très digne du cher Archidiocèse de Vercelli ».
Le Cardinal Sepe et S. Exc. Mgr Sarah, Secrétaire, ont envoyé également un télégramme de condoléances au Nonce Apostolique au Kénya, Mgr Lebeaupin dans lequel il l’assure de l’union dans la prière en ce triste moment, et prie le Nonce de présenter « les sincères condoléances aux prêtres, aux religieux, et aux fidèles du Vicariat Apostolique d’Isiolo pour la perte de ce Pasteur zélé ».
« La mission n’est pas optionnelle »
May 15, 2005
« La mission n’est pas optionnelle », déclare le cardinal Crescenzio Sepe, préfet de la congrégation pour l’Evangélisation des Peuples, dans son homélie à Lyon, jeudi, en la primatiale Saint Jean-Baptiste, à l’occasion du rassemblement des délégués nationaux des Œuvres pontificales missionnaires et de l’inauguration de la maison rénovée de Pauline-Marie Jaricot.
ROME, Vendredi 6 mai 2005 (ZENIT.org) – Commentant les lectures bibliques de la fête de l’Ascension, le cardinal Sepe a souligné : « C’est ici que commence la mission! Trois mandats précis sont adressés aux Apôtres: «Allez vers toutes les nations; baptisez-les au nom du Père, du Fils et du Saint Esprit; enseignez-leur à garder tout ce que je vous ai prescrit» La mission n’est pas optionnelle; elle n’est pas non plus une initiative personnelle; elle répond à un commandement précis de Jésus. Il n’existe pas de catégories privilégiées qu’il faille évangéliser, en particulier. La mission concerne le monde entier ».
« Tous les disciples du Christ, sans exception, sont concernés par ce commandement: «Allez!», même s’il existe des modalités différentes pour chacun, continuait le cardinal Sepe. La demande est claire: baptiser au nom du Père, du Fils et du Saint Esprit. La Trinité, origine et fin de toutes les créatures, est la raison d’être de la mission. C’est à elle que se réfère le missionnaire qui ne manquera pas de monter souvent sur la montagne de Dieu pour trouver l’inspiration nécessaire à son service, puis redescendre au milieu des hommes ».
« La spiritualité missionnaire a ses fondements dans la communion avec le Christ, l’Envoyé du Père. On ne peut comprendre et vivre la mission qu’en se référant à Lui. Saint Paul, l’Apôtre des Gentils, exhorte les Ephésiens: «Que le Dieu de Notre Seigneur Jésus Christ, le Père de la gloire vous donne un esprit de sagesse pour le découvrir et le connaître vraiment» (1,17). «Il ne s’est pas prévalu de son égalité avec Dieu. Au contraire, il s’est lui-même dépouillé prenant la condition d’un serviteur et s’identifiant aux hommes» (Phil 2,5) », ajoutait le cardinal.
Evoquant l’héritage spirituel de la vénérable Pauline-Marie Jaricot , il ajoutait : « nous devons rendre grâce pour son étonnante intuition prophétique: l’Oeuvre de la Propagation de la Foi ».
Et d’expliquer : « Lorsqu’en 1853, son nom figura parmi la liste des pauvres de Lyon, bien qu’héritière d’un riche industriel de cette ville, plusieurs comprirent qu’elle avait dépensé tout ce qu’elle possédait pour les Missions et pour ceux qui se trouvaient dans le besoin ».
« Puisse l’humble créature de cette chère Eglise de Lyon inspirer la marche de notre Eglise missionnaire. Puisse-t-elle nous obtenir la grâce d’être disponibles et généreux pour aller annoncer au monde l’Evangile de l’Amour. Le Pape Paul VI dira d’elle: «Plus que quiconque, Pauline dut faire face, accepter et dépasser dans l’amour un grand nombre de contestations, d’échecs, d’humiliations, d’abandon qui marquèrent son oeuvre du sceau de la Croix et d’une mystérieuse fécondité». Le Saint Curé d’Ars lui-même, du haut de son pupitre proclamera: «Frères, je connais une personne qui sait bien accepter les croix, même les plus lourdes, et qui les porte avec un grand amour. Cette personne c’est Mademoiselle Jaricot, de Lyon». »
« En contemplant le mystère de l’Ascension, prions afin que le Seigneur nous donne de comprendre en profondeur l’esprit qui anima la vénérable Pauline Marie Jaricot lorsqu’elle donna la vie à l’Oeuvre Missionnaire. La Vierge Marie nous accompagne sur nos chemins missionnaires, pour le bien de l’Eglise universelle », concluait le cardinal Sepe.
Message au Pape Benoît XVI du Préfet du Dicastère Missionnaire
Apr 28, 2005
Voici le texte du Message envoyé au Saint-Père par le Préfet du Dicastère Missionnaire, Rome: Agence Fides, 25 avril 2005.
Très Saint-Père
« Béni soit celui qui vient au nom du Seigneur » (Mc 11,9)
Interprète des sentiments d’affection dévouée et filiale de l’Eglise missionnaire, la Congrégation pour l’Evangélisation des Peuples s’associe au chœur en fête de toute l’Eglise pour rendre grâces à Dieu pour l’élection de Votre Sainteté comme Evêque de Romme et comme Souverain Pontife de l’Eglise universelle.
En vous souhaitant un ministère intense et fécond, nous désirons assurer dès ce premier moment de l’obéissance docile et fidèle de l’Eglise Missionnaire Ad Gentes à votre haute mission de Magistère. Votre Sainteté pourra compter sur la communion pleine et généreuse des 1.100 Circonscriptions ecclésiastiques confiées à Propaganda Fide. Elle aura la collaboration des Pasteurs de nos Jeunes Eglises, le soutien empressé des prêtres, la générosité des missionnaires hommes et femmes, des religieux, des religieuses et des catéchistes, l’amour filial des fidèles, ainsi que la coopération priante de ce Dicastère Missionnaire
« Apôtre par vocation, choisi pour annoncer l’Evangile de Dieu », vous avez été appelé par l’Esprit Saint à guider l’Eglise dans les premiers tournants du troisième millénaire, dans les traces du Pontife aimé et regretté Jean Paul II. Conscients de n’avoir pas reçu la foi pour nous seulement, mais pour la communiquer à tous ceux qui n’ont pas encore entendu le message de vérité et de grâce du Seigneur Jésus, nous vous demandons de nous servir de guide sur les voies du monde pour proclamer par la vie et la parole la Bonne Nouvelle du salut, en nous souvenant de ce que Saint Paul, l’Apôtre des nations, rappelait à son disciple Timothée : « Je t’adjure devant Dieu et devant le Christ Jésus, qui doit juger les vivants et les morts, au nom de son Apparition et de son Règne : proclame la parole, insiste à temps et à contretemps, réfute, menace, exhorte, avec une patience inlassable et le souci d’instruire » (2 Tim, 4 1-2).
Connaissant bien le temps d’inquiétude et de relativisme moral que le monde traverse, nous vous prions, Très Saint-Père, de nous aider à remplir fidèlement la mission d’annonciateurs de l’Evangile, que le Seigneur nous a confiée.
En renouvelant la foi dans le ministère de Pierre et de vous qui êtes son Successeur à qui le Seigneur a confié le sort de son Eglise, nous confions à vos prières les ouvriers de l’Evangile des Jeunes Eglises de Mission et nous tous, collaborateurs dans la vigne du Seigneur. Que votre Bénédiction Apostolique nous précède et nous accompagne dans notre marche d Gentes.
+ Crescenzio, Cardinal Sepe
I am more and more convinced of the indispensable need of a "holy" priestly witness
Apr 14, 2005
Address to the Clergy, Religious and Lay Organisations
after the Mass for the feast of Cardinal Michael Michai Kitbunchu
28th September 2002, 10.00 a.m.
Your Eminence,
My dear Priests, Religious and Representatives of the Lay Organisations,
It gives me great pleasure to be able to meet you all, on this happy occasion of the Feast of dear Cardinal Michael Michai Kitbuncu, after having celebrated a Thanksgiving Mass for his Feast Day and having prayed too on the Sanctification Day of the Clergy of Bangkok.
The Lord has willed that my presence here, at the Baan Phu Waan Pastoral Centre of Samphran, to meet Their Excellencies the Presidents of the Episcopal Conferences of Asia, should coincide with these significant events, which characterise, not only the life of your beloved Pastor, but also a unique and providential time of grace, dedicated to the sanctification of the Clergy.
At this time I willingly join all of you, in expressing my warmest and most fraternal wishes for a happy feast day to our highly esteemed Cardinal, and to assure him of my prayers for him, as well as for the whole Church in Bangkok. The Lord, the One and Only High Priest, grants the most abundant graces of holiness to those whom he has called to be his ministers and the dispensers of his mysteries.
To Your Eminence, and to all of you, I bring the greetings and blessing of the Holy Father.
To you, my dear priests, I would like to say a special word of encouragement. You know that those who are "constituted in the order of priesthood by the sacrament of Orders, are bound together by an intimate sacramental brotherhood; (but) in a special way that they form one priestly body in the diocese" [Presb. Ord. 8]. You are asked to be closely united, in the Lord Jesus, with your Pastor, who is his representative. I ask you, furthermore, to be prepared in Doctrine as well as in being zealous pastors of your people. The Church of God has urgent need of Pastors. Increasing new throngs of people, tired and exhausted, disturb Jesus' slumber. They are sheep without a shepherd. Left alone they will be scattered, and may become the prey of rapacious wolves.
And because I am more and more convinced of the indispensable need of a "holy" priestly witness, I ask you to draw all your spiritual energy from that extraordinary source which is the Eucharist. The Church bears the Good News throughout the whole world, strengthened by the Holy Eucharist. May the Eucharist be your constant nourishment in your daily missionary endeavours. It will help you to keep away from the futile attractions of the material comforts of the modern world and avoid the danger of reducing the tremendous gift of your priesthood to being that of a functionary and bureaucrat of cult.
Priestly holiness determines the faith of the people, as well as being the secret of your happiness; know how to make capital out of this for your credibility by fully living it, making the gift of your whole self to the sheep who have been entrusted to you.
My dear religious, I now invite you, witnesses par excellence of good eschatology, to live the Beatitudes joyously, to witness to them in an effective way to those who are poor or who are afflicted and to those who have need of peace, here and elsewhere.
Do not let yourselves be dazzled by the power of human means that, also helpful, must never seem indispensable to you. Your sole resource for evangelisation is the strength that comes from Christ. The religious vocation "includes the task of devoting themselves wholly to "mission". Indeed, consecrated life itself, by the action of the Holy Spirit, is a mission, as was the whole of Jesus' life " [Vita Consecrata 72]. You are persons whose lives are an epiphany of the love of God and of a service to Mission.
To you, my dear faithful laity, I leave the encouraging words of the Holy Father, "God is preparing a great springtime for Christianity, and we can already see its first signs" [RM, 86]. Therefore, look ahead, with firmly based faith. And if in your witnessing you are somtimes discouraged, know that your initiatives have the "power" of the grain of mustard seed (cf. Lk. 13:19), and of the leaven hidden in the flour [cf. Lk. 13:20]. God knows how to perform great things through the courage of your faith and love. I pray that all of you may know how to launch "in altum" [out into the deep], aware of the greatness of your vocation as laity.
May the Blessed Virgin, the Star of Evangelisation, the Blessed Martyrs of Thailand and the Saints of the Churches of Asia watch over all of us. With these sentiments, I renew my best wishes to Your Eminence and I thank you
and wish you all the best.
Au sanctuaire de Notre-Dame de Guadalupe, le card. Sepe appelle à la mission
Mar 21, 2005
Au sanctuaire mexicain de Notre-Dame de Guadalupe, le cardinal Sepe lance un nouvel appel pour la Mission, rapporte l’agence vaticane Fides : il n’y a pas d’œuvre plus urgente, il n’y a pas de vocation plus haute à laquelle coopérer, comme Marie, dans la Mission apostolique de l’Eglise.
CITE DU VATICAN, Mercredi 9 mars 2005 (ZENIT.org) – Selon Fides, le cardinal déclarait : « Depuis ce Sanctuaire Marial, aux pieds de Notre-Dame de Guadalupe, je voudrais aujourd’hui lancer un appel pour la mission ‘ad gentes’. L’humanité attend avec impatience la lumière et la Vérité de l’Amour du Christ. De nombreuses personnes le connaissent, mais vivent dans la tristesse, dans le pessimisme ou dans le désespoir. Des millions de personnes n’ont pas même entendu parler de Lui. Où sont les évangélisateurs ? Où sont les témoins de sa Résurrection ? Où sont ceux qui sentent le feu de la Parole divine en eux ? Il n’y a pas d’œuvre plus urgente que cette Mission, il n’y a pas de vocation plus haute à laquelle coopérer, comme Marie, dans la Mission apostolique de l’Eglise pour la régénération des hommes ».
C’est, commente Fides, l’appel poignant lancé par le Préfet de la Congrégation pour l’Evangélisation des Peuples, le Cardinal Crescenzio Sepe, pendant son voyage pastoral au Mexique. Le Cardinal Sepe a présidé le 8 mars une Messe solennelle concélébrée dans la Basilique consacrée à Notre-Dame de Guadalupe. Il était entouré des Evêques de la Commission Episcopale pour les Missions, du Directeur National et des Directeurs Nationaux des Œuvres Pontificales Missionnaires ; le Cardinal s’est entretenu ensuite avec eux. « Chacun de nous est au service du mandat missionnaire de Notre Seigneur, a déclaré le Cardinal dans l’homélie, Il dépend de nous, et en particulier de vous, Directeurs Diocésains des Œuvres Pontificales Missionnaires, que cet élan missionnaire qui naît à Guadalupe, gagne toutes les paroisses et les Diocèses du Mexique ».
Partant de la lecture de l’évangile qui raconte la visite de la Sainte Vierge à sa cousine Elizabeth, le Cardinal Sepe a souligné la joie qui transparaissait de toute la scène de la Visitation, pour souligner que « Evangéliser veut dire transmettre cette joie, annoncer la Bonne Nouvelle du salut à ceux qui vivent dans la souffrance et dans la tristesse… Dans nos sociétés laïques, dominées par le relativisme moral et par la joie superficielle d'un hédonisme futile, annoncer le Christ - et le Christ Crucifié - rencontre très souvent le refus et l’indifférence. Face à cette situation, il arrive même de ressentir la tentation de ‘diluer’ le message de Jésus-Christ, et de le conformer à la mentalité de ce siècle. Agir de cette manière veut dire empêcher l’homme d’éprouver la joie plénière que Jésus a promise à ses disciples ».
Dans l’Exhortation Apostolique « Ecclesia in America » , le Pape Jean Paul II écrit: « L’apparition de Marie à l’Indien Juan Diego sur la colline de Tepeyac, en 1531, eut une répercussion décisive pour l’évangélisation. Cette influence dépasse de beaucoup les frontières de la nation mexicaine, et atteint le continent tout entier » (n.11). « Cet élan missionnaire a eu ici, à Guadalupe, son origine, pour se répandre ensuite dans le monde, déjà au début de l’histoire de l’Eglise de ce pays bien aimé, par la vocation missionnaire de nombreux prêtres, religieuses et religieux mexicains, déclare la Cardinal Sepe. Je leur exprime à tous, eux qui ont été envoyés par l’Esprit dans les cinq continents, la gratitude et la reconnaissance de l’Eglise universelle pour leur engagement généreux dans l’œuvre de l’évangélisation ».
Enfin, le Cardinal Sepe a déclaré qu’il était bien conscient que le grand engagement requis par le travail missionnaire, dépassait nos faibles forces : « Mais nous n! e sommes pas seuls, Jésus-Christ est avec nous », déclara-t-il, en confiant à Notre-Dame de Guadalupe le chemin de l’Eglise et de l’humanité. Le Cardinal termina son homélie en ces termes : « Que parviennent à tous le salut, la prière et la bénédiction du Saint-Père ».
The Great Legacy of the Great Jubilee
Sept 15, 2004
(National Catholic Reporter, November 3, 2003) “I would say the Church clearly received a new impulse. Not just in the external manifestations of the Jubilee Year, which obviously are finished, but in the motivation for these events. What was that motive? That the Church undertake an examination of conscience after 2,000 years, leading to a new outlook that would render the Church more incarnate in the world of today. This outlook in turn generated a more mature Christianity, a more mature faith, more self-conscious, more aware. This is the great legacy of the Jubilee. Departing from this new outlook, many pastors in the world were stimulated to launch a ‘new evangelization’ to make the faithful themselves more responsible, and thus more coherent in their Christian life. I think there was a reawakening, what the pope has called almost a ‘new springtime’ for the Church.”
More Confessions Because of the Great Jubilee
Sept 15, 2004
(National Catholic Reporter, November 3, 2003) “There was a stronger awareness of the need for the Word of God, for hearing the Word of God. Many small groups, called “communities of listening,” were created during the Jubilee Year. Even in small parishes in small towns, these communities came into being, practicing the reading of Scripture. This has now become a custom, a habit, which didn’t exist before the Jubilee. There was also a great rediscovery of the sacraments, especially the sacraments of the Eucharist and confession. Many pastors said, or wrote to us to say, that they had to put confessionals back into the churches because the people asked for the sacrament during the Jubilee. This was one of the motives, after all … conversion of hearts and examination of conscience. This is a legacy that endures today. Many priests today probably dedicate themselves a little more to hearing confessions, in part because of the Jubilee, and the way the faithful approach living their faith with greater responsibility and coherence.”
Celibacy, Priest-Sharing Program, Scandals, Return of Former Priests
Sept 15, 2004
(CNS) In 1992, Fr. Crescenzio Sepe was named secretary of the Congregation for Clergy and was made an archbishop. While at the congregation, Cardinal Sepe made frequent appearances before the press, commenting on a wide range of church issues:
In 1997 he said a relaxing of the celibacy rule for Latin-rite priests would not ease the vocations crisis and would have no theological or pastoral foundation.
In 1995 he helped implement a priest-sharing program among dioceses worldwide to help redress the geographical imbalance in vocations.
He criticized the media in 1995 for focusing too much on scandals involving priests and ignoring much of the good work done by the vast majority of clergy.
He said in 1995 that the Vatican was facilitating the return of hundreds of priests who had left the active ministry and married in civil ceremonies, but who were now divorced or widowed and were “sincerely sorry” for having strayed from their vocation.