Rivedere completamente il sistema educativo
Jun 27, 2006
Appunti "La Scrittura, la Bibbia, la religione potrebbero entrare nella scuola come materia di insegnamento secondo la grande tradizione, se ci decidessimo nel nostro Paese a ripensare radicalmente il fenomeno educativo".
(caniscolit.it, 26 giugno 2006) Lo ha affermato il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, a margine del Workshop 2006 del Consiglio per le relazioni fra Italia e Stati Uniti, che si svolge oggi e domani sull'isola di San Clemente, a Venezia.
"Ripensare da cima a fondo l'educazione - ha spiegato Scola -, andare verso una scuola libera con coraggio, non lo dico per difendere le scuole confessionali, ma perché non ci può essere educazione senza libertà".
Il cardinale, che ha partecipato alla prima sessione di discussione "off-the-record" su 'La religione e la politica negli Stati Uniti e in Europa' si è detto anche aperto "in linea di principio" all'insegnamento dell'Islam nelle scuole con alunni musulmani: "Vedo come buona questa proposta poi bisogna coniugarla con la situazione storica, sociale, culturale e istituzionale di ogni Paese perché va mantenuto un realismo sul piano pratico".
Il Workshop del Consiglio per le relazioni fra Italia e Stati Uniti riunisce ogni anno numerose personalità del mondo politico e delle imprese italiane e americane. Alla sessione di oggi pomeriggio, inaugurata da Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli e Telecom Italia, hanno partecipato fra gli altri Walter Russell Mead, del Council on Foreign Relations, il columnist del Washington Post, E.J. Dionne, e Gianni Riotta del Corriere della Sera.
Domani si terranno altre sessioni "off-the-record" su i problemi del caro-petrolio e dell'approvvigionamento di gas naturale, sul nuovo mondo dei media e su l'Italia dopo le elezioni, a cui parteciperanno fra l'altro l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, Pier Carlo Padoan, direttore della Fondazione Italianieuropei, il presidente della Commissione Esteri della Camera, Umberto Ranieri, e il direttore della rivista Foreign Policy, Moisés Naim.